nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 28 febbraio 2024

Voto sardo

Da oggi comincia un nuovo capitolo nella storia del governo Meloni e della maggioranza che lo sostiene, ma anche dell'opposizione, in prospettiva della stessa legislatura. Il voto sardo ha spazzato via molte certezze e fatto giustizia di altrettante illusioni. La prima delle quali era l'idea che la Sardegna fosse a disposizione della coalizione regnante a Roma, dimenticando che gli abitanti dell'isola sono gente poco incline a farsi dire come comportarsi. Cambiare in corsa il presidente uscente, Solinas, per quanto mediocre, e imporre un personaggio altrettanto poco affidabile nonché reduce da un'esperienza tutt'altro che gloriosa come sindaco di Cagliari, dove ha preso il 20 per cento meno della sua concorrente, si è rivelato un azzardo eccessivo. Truzzu, l'uomo sbagliato nel posto sbagliato, ha trovato il voto dei piccoli comuni, ma ha perso quello delle città. Per la prima volta Giorgia Meloni ha commesso un errore grave, e proprio sul terreno che in teoria le è più congeniale: la gestione del consenso, la capacità d'interpretare un elettorato che chiede cose semplici e concrete. Il fallimento è doloroso e vedremo fin da stamane quale sarà la reazione. Quasi in partenza per gli Stati Uniti, con i temi della grande politica internazionale che incombono, la tentazione della premier potrebbe essere fare spallucce e andare avanti. Ma sarebbe un altro errore. La Sardegna non è l'unica regione persa dopo averne vinte tante: come dire, capita. È una sconfitta grave per le circostanze in cui è maturata e per la sfida in corso nel centrodestra, che ha visto la leader della coalizione tentata di assestare il colpo di grazia o quasi al suo rivale Salvini. In base al principio che il potere non si divide e due galli nello stesso pollaio sono destinati a non convivere. Ma il governo non è un pollaio, soprattutto perché alle volte è peggio. Ora è presto per dire che è cominciato il declino meloniano, tuttavia la stagione in cui tutto era visto con indulgenza, persino con una certa soggezione psicologica di fronte alla vincitrice del 2022, è finita. Adesso Salvini, che pure non ha vinto niente ma si giova della sconfitta meloniana, sarà più assertivo, più determinato verso le scelte di governo, vorrà condividere tutto. Il patto di coalizione dovrà essere rimodellato, anche sul piano dei rapporti personali, e non basterà una colazione a Palazzo Chigi e un lungo Consiglio dei ministri per risolvere le questioni aperte. Quanto alle prossime elezioni, si presentano con un profilo diverso. Cosa accadrebbe ad esempio se il centrodestra perdesse un'altra regione, magari l'Abruzzo? E poi, le europee. C'è da aspettarsi che il leghista accentuerà i suoi contatti con l'estrema destra continentale, in primis i tedeschi di Alternative, al solo scopo di creare problemi al pragmatismo della Meloni, vedi la positiva relazione con Ursula Von der Leyen. Per la presidente del Consiglio è il momento di cercare un colpo d'ala, un modo per non affondare lentamente nei problemi irrisolti, nelle speranze deluse, non più bilanciate da un consenso diffuso e mai insidiato dall'opposizione. Infatti Conte e Schlein sono già volati in Sardegna. Hanno motivo di festeggiare, per ovvie ragioni. Ma non possono dimenticare che la vittoria, striminzita eppure limpida, è figlia di circostanze abbastanza straordinarie. Ed è Conte, più della segretaria del Pd, a sventolare il vessillo, un po' più vincitore della sua alleata. Il capo dei SS ha dimostrato che il cosiddetto "campo largo" funziona quando è trainato dal movimento ex grillino. Altrimenti c'è sempre una ragione per non farlo, per ritrarsi, per lasciare la Schlein da sola con i suoi grattacapi interni. E un'alleanza tirata tutta da un lato, che esclude in partenza i riformisti. E non sarà facile riproporla su scala nazionale.

Stefano Folli, la Repubblica (27/2/2023)

Canzone del giorno: Seasons (1993) - Terence Trent D'Arby
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domenica 25 febbraio 2024

Avvocati dello zar

Uno degli argomenti preferiti degli «apoti», quelli che non se la bevono, quelli che ne sanno una più del diavolo, hanno fatto il militare a Cuneo e finiscono sempre per assolvere Putin, è il seguente: perché mai avrebbe dovuto uccidere Navalny? Lo fate così stupido? Ormai l'aveva neutralizzato in un gulag siberiano, che fastidio gli dava più? Valeva la pena di esporsi alla condanna del mondo libero, proprio mentre sta vincendo la guerra contro Kiev? Ergo: è stato Biden, la Cia, i nazisti ucraini, il Mossad, uno qualsiasi a scelta tra coloro che tramano contro la Russia, armano Zelensky e uccidono i bimbi palestinesi. La versione finto-garantista di questa polemica è quella che ne ha data con la consueta eleganza Matteo Salvini, l'uomo che avrebbe scambiato mezzo Putin con due Mattarella (testuale); il quale ha detto che prima di giudicare bisogna sentire i giudici russi, per sapere se magari è stato il maggiordomo. Scambiando così clamorosamente la causa con l'effetto: è proprio l'assenza dello Stato di diritto in Russia che fa morire in carcere un dissidente. Ora, a parte il fatto che se a Putin interessasse qualcosa della condanna del mondo libero non avrebbe invaso l'Ucraina, provocando non una, ma centinaia di migliaia di vittime, tutti questi avvocati della difesa hanno così poco a cuore la libertà che davvero non vedono, o non conoscono, le ragioni per cui tutte le tirannie regolarmente eliminano fisicamente gli avversari, i nemici e gli ex amici anche, e forse soprattutto, dopo averli politicamente sopraffatti. La prima ragione è che ne uccidono uno per educarne cento, o mille. A chiunque volesse mettersi sulle orme di Navalny, è stato recapitato un messaggio: «Attento che si finisce nel gulag, attento che nei gulag si muore». Si muore senza nemmeno bisogno delle camere a gas, ha spiegato Margarete Buber-Neumann, che ebbe la triste sorte di conoscere personalmente sia i lager nazisti sia i campi di rieducazione sovietica: in questi ultimi bastava il freddo. Si chiama «Terrore». È un metodo di governo inventato dai giacobini a Parigi nel XVIII secolo, che da allora ha avuto molti imitatori in Europa. D'altra parte, perché mai altrimenti, al colmo del suo potere assoluto, Stalin avrebbe fatto morire migliaia e migliaia non di avversari, ma di comunisti, medici, generali, ebrei? Perché avrebbe mandato un sicario a uccidere Trotsky nel lontano Messico, dove si era rifugiato dopo essere stato cacciato dal Politburo, espulso dal Pcus, deportato e poi esiliato, privato ormai di qualsiasi influenza sulla vita politica in patria? Sospettiamo che gli avvocati nostrani di Putin avrebbero difeso anche Mussolini dall'accusa di aver fatto assassinare o, come si espresse con penna sopraffina Indro Montanelli, di aver «lasciato assassinare» Giacomo Matteotti. In effetti non c'erano prove che il Duce avesse personalmente ordinato il delitto. E anche in quel caso la vittima era un oppositore già sconfitto. Il premio di maggioranza alle elezioni del 1924 aveva già dato tutto il potere al fascismo. E la richiesta di Matteotti di invalidare quel voto era già stata nettamente respinta dalla Camera. Lui stesso sapeva di essere perduto: «Io, il discorso l'ho fatto», disse a un compagno seduto accanto a lui, «ora voi preparate il discorso funebre per me». Era semplicemente un eroe, una qualità che gli «apoti» non comprendono. Eppure i fascisti lo uccisero. Solo che, a differenza di Putin, Mussolini accettò esplicitamente la paternità del delitto: «Io dichiaro al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto... Se il fascismo è stata un'associazione a delinquere, a me la responsabilità perché questo clima storico, politico e morale, io l'ho creato». Le analogie della morte di Matteotti con la tragedia di Navalny sono impressionanti. Basta leggere l'epistolario con la moglie, la poetessa Velia atta, una donna che anticipava un secolo fa lo stesso coraggio che mostra oggi Yulia, la consorte di Aleksei: «Mi è difficile persuadermi — gli scriveva — che arrivato a questo punto non ti è ammessa alcuna viltà, anche se questo dovesse costarti la vita». (Sarà interessante vedere come la destra al governo in Italia saprà commemorare quel delitto nel centenario, che cade a giugno). C'è poi una seconda ragione per cui i regimi uccidono i dissidenti seppur già neutralizzati: ed è che le macchine repressive hanno una loro feroce autonomia, funzionano come ingranaggi che una volta messi in moto stritolano, portano a compimento il loro sporco lavoro, anche senza che qualcuno dia l'ordine finale e definitivo. Non è dunque per nulla rilevante stabilire se Putin ha mostrato oppure no il pollice verso, come un imperatore romano al Colosseo, decretando la fine di Navalny. Per ucciderlo è bastato mandarlo in Siberia con una condanna per «frode» e «insulti a un giudice» (doveva essere uno dei giudici che invoca Salvini). Un assassino uccide con le proprie mani. Un tiranno uccide da remoto.

Antonio Polito, Corriere della Sera (22/02/2024)

Canzone del giorno: Let Me Stir in Your Pot (1995) - Carey Bell
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sabato 24 febbraio 2024

Esperti instantanei

Anche se internet potrebbe renderci tutti più intelligenti, instupidisce molti di noi, perché non si tratta soltanto di una calamita per i curiosi. È un inghiottitoio per i creduloni. Trasforma chiunque in esperto istantaneo. Hai una laurea? Be', ho fatto una ricerca su Google! 

Frank Bruni, giornalista del New York Times


Canzone del giorno: How Do You Stop (1986) - James Brown
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giovedì 22 febbraio 2024

Ambiente digitale

«Il mondo della comunicazione è cambiato, ha un volto nuovo. Non comprenderlo comporta dei rischi gravi per la libertà d’informazione e la circolazione delle idee. Quale partito votare, che azioni acquistare, quale strada imboccare per andare a casa: come prendiamo, mi chiedo, tutte queste decisioni?».

Le prendiamo, immersi nell’ambiente digitale.

«Dove dominano alcuni giganti, che sono lo strumento perché ogni informazione assuma una forma. Con questi giganti devono confrontarsi i soggetti che sono stati e sono tuttora i presìdi della libertà dell’informazione: le nostre tv, le radio, i giornali con i loro siti».

In tv, alla radio, sui giornali, i migliori intellettuali ci arricchiscono con i loro commenti Il problema è che i rapporti di forza sono impari.

«Sono straordinariamente sbilanciati. Gli editori escono dalla stagione del Covid, che è stata una traversata nel deserto. Eppure continuano a impiegare i migliori intellettuali del Paese che ci arricchiscono con le loro opinioni, gli inviati nei tanti teatri di guerra del mondo, le giornaliste e i giornalisti che fanno le domande scomode a chi esercita il potere».

Intanto i colossi della Rete corrono verso profitti milionari.

«Per questo è impossibile invocare la parità delle parti e il principio dell’uguaglianza dei contratti tra il giornalismo professionale e i signori del web».

Andrea Simoncini (docente di Diritto costituzionale all’Università di Firenze) intervistato da Aldo Fontanarosa (la Repubblica – 14/2/2024)

Canzone del giorno: Damage Gets Done (2023) - Hozier feat. Brandi Carlile
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martedì 20 febbraio 2024

Orrori

La chiamata al 112 arriva 37 minuti dopo la mezzanotte. È l’11 febbraio. «Buonasera. Mi devo consegnare». «Perché?» chiede il carabiniere all’altro lato del telefono, pensando a uno scherzo. «Quando uno vuole fare la volontà di Dio, gli spiriti si ribellano. Mia moglie era posseduta… cioè... in pratica è morta». Il militare si allarma e fa parlare l’interlocutore che, in pieno delirio, farnetica di demoni. «Sono in campagna perché sono dovuto scappare, perché i demoni mi stavano mangiando», farfuglia. «C’ho a mio figlio... e due morti e una l’ho lasciata lì, perché il mondo spirituale non è come quello carnale», spiega. Comincia così la storia della strage di Altavilla Milicia, una storia di fanatismo religioso, di delirio mistico collettivo, di ignoranza e crudeltà che ci riporta ai secoli bui. Al carabiniere sempre più sbigottito l’uomo dice di chiamarsi Giovanni Barreca. «Venite a prendermi» sussurra. I militari lo trovano in auto ad attenderli, pronto a confessare di aver ucciso la moglie, Antonella Salamone, e due dei suoi tre figli Emanuel, di soli 5 anni, e Kevin di 16. Mentre il muratore viene portato in caserma, una pattuglia raggiunge la sua casa, una villetta nelle campagne di Altavilla. Agli inquirenti si presenta una scena agghiacciante. In una stanzetta ai piedi del letto c’è il corpo senza vita del bambino, «in posizione supina coperto da un telo», scriveranno nella relazione di servizio. In un’altra camera c’è una ragazza che dorme. È l’unica sopravvissuta alla strage. Svegliata, dirà di essere la figlia 17enne di Barreca. Il secondo cadavere è in soggiorno, dietro un divano: è Kevin, legato mani e piedi dietro la schiena con una catena. Manca un corpo, quello della moglie del muratore. Lui ha raccontato di averla bruciata e seppellita in montagna «in nome di Cristo». I resti della donna saranno trovati nel pomeriggio coperti con del terriccio. Barreca e la figlia vengono interrogati. Le loro versioni sono simili e raccontano il delirio e l’orrore di un esorcismo durato settimane. «C’era il demonio in casa», dice l’uomo che rivela i nomi dei suoi complici: Massimo Carandente e Sabrina Fina, due fanatici religiosi, conosciuti sui social a gennaio, chiamati nella villetta per scacciare il male dai corpi e dalle anime della Salamone e del bambino. Nel pomeriggio scattano in fermi dei tre adulti, tutti accusati di omicidio e soppressione di cadavere. La 17enne verrà arrestata due giorni dopo, quando confesserà di aver partecipato alle sevizie e alle torture dei fratelli e della madre. L’adolescente scampata al massacro conferma agli inquirenti il ruolo di Sabrina e Massimo. «I fratelli di Dio», così si facevano chiamare. «I miei genitori nelle ultime settimane frequentavano solo loro. Mia madre prima di morire mi disse che erano venuti da noi per fare pulizia nella casa, perché c’erano troppi demoni». Ma chi sono i due assassini? Massimo Carandente, originario di Pozzuoli, in Campania, è un sedicente mental coach. La compagna, palermitana, vende prodotti naturali online. Le indagini hanno accertato che seguivano un gruppo di preghiera a Palermo che praticava esorcismi. Nelle ultime settimane hanno fatto su e giù da Altavilla quotidianamente. «I Barreca avevano un grave problema, noi li aiutavamo. Il figlio maggiore era aggressivo», ha detto Fina ai carabinieri prima di chiudersi nel silenzio. È grazie ai messaggi che Kevin invia a un amico tra il 4 e l’8 febbraio che gli investigatori riescono a ricostruire i tempi del delirante rito di purificazione a cui seguiranno i delitti. «Nella mia famiglia ultimamente sono successe cose strane e ora sono venuti due fratelli di Dio e stanno liberando a mia madre e mio fratello che hanno dei demoni molto maligni addosso», scrive il ragazzo, ancora ignaro di ciò che l’aspetta. La coppia è nella villetta già da giorni. All’inizio la famiglia e gli ospiti pregano, digiunano e leggono le scritture. Sono convinti di poter liberare la donna e il figlio da Satana. Ma i riti presto diventano violenti. La Salamone comincia ad avere paura e vuole fermarsi. E morirà. «Mia madre è stata torturata ed io ho assistito. Eravamo in cucina ed erano presenti anche Sabrina, Massimo, Kevin e mio padre», riferisce la superstite che colloca la morte della donna al 9 febbraio. «La torturavano a turno. Le passavano l’asciugacapelli bollente in un punto del corpo, con la padella la colpivano sulla schiena. Hanno anche riscaldato la pinza per il camino con il fuoco e gliela hanno messa addosso. Mio padre guardava, io e Kevin eravamo in piedi e ci scambiavamo sguardi. Lei mi diceva di chiamare i carabinieri, ma io per paura non l’ho fatto. Mentre la seviziavano le dicevano che era un demone». Nella prima versione la ragazza riferisce di aver fatto solo da spettatrice, poi racconterà di aver partecipato. «Volevano farla cremare, l’hanno messa su delle tavole di legno e l’hanno portata nella parte sopra la mia casa e l’hanno seppellita lì — spiega dicendo che accanto alla madre sarebbero stati messi oggetti “maledetti”: tazze, bomboniere…— Mio padre e Kevin hanno scavato la buca con piccone e pala», dice. Ai folli riti dunque partecipa anche Kevin. Dopo aver ucciso la donna, la coppia continua rimanere nella villetta, dove in una atmosfera surreale la vita va avanti. I ragazzi sono totalmente plagiati. Non vanno a scuola ormai da una settimana. E hanno interrotto i contatti con gli amici. La madre è morta. E ora tocca al figlio minore. «Emanuel — dice la sorella — era nero e con il sangue in faccia. Lo torturavano con l’asciugacapelli, gli avevano dato il caffè amaro con una siringa per farlo vomitare. Prima l’hanno anche legato sopra al materasso per liberarlo. Loro dicevano di non vedere un bambino di 5 anni ma un demone». Quando il bambino è ormai morto, la coppia si accanisce su Kevin. «Massimo aveva mal di testa, e sosteneva che fossero dei demoni ad attaccarlo. Si è alzato, è andato da mio fratello e gli ha detto: “il problema sei tu”». I ragazzi cominciano ad avere paura. «A quel punto è stato picchiato, poi lo hanno legato con una catena piena di ruggine, cavi e fili e lo hanno messo per terra con la testa su un cuscino accanto al camino. Mio padre era con loro e nel mentre bloccava Kevin mentre Sabrina e Massimo lo legavano». «lo ho assistito a tutto — confessa — poi me ne stavo andando e hanno iniziato a dire che se facevo così non ero ‘una figlia di Dio». Una versione molto riduttiva del suo ruolo che la ragazza modificherà, raccontando di aver ubbidito alla coppia che la incitava a saltare sulla pancia del fratello e a partecipare alle violenze.

 Lara Sirignano, Corriere della Sera (20/2/2024)

Canzone del giorno: Evil (1972) - Stevie Wonder
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domenica 18 febbraio 2024

Higher Than the World

Van Morrison, Higher Than the World (1983)

Beh, sono più in alto del mondo
Well I'm higher than the world

E sto vivendo nei miei sogni
And I'm livin' in my dreams

Lo farò meglio di quanto sembri
I'll make it better than it seems

Oggi
Today

E sono più alto di una nuvola
And I'm higher than a cloud

E vivo nel suono
And I'm living in the sound

Lo farò meglio di quanto sembri
I'll make it better than it seems

Oggi
Today

Più in alto del mondo
Higher than the world

Canzone del giorno: Higher Than the World (1983) - Van Morrison
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venerdì 16 febbraio 2024

Un bel dì vedremo

Un bel dì vedremo
levarsi un fil di fumo sull'estremo
confin del mare.
E poi la nave appare.
Poi la nave è bianca
entra nel porto, romba il suo saluto.

Giacomo Puccini, Madama Butterfly (17/2/1904)

Canzone del giorno: Estasi (2021) - Giovanni Allevi
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