nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 29 novembre 2023

Evaporazioni

Paul Lynch, irlandese, 46 anni, già paragonato a McCarthy, Faulkner, Dostoevskij e Beckett per la sua prosa epica e poetica, fresco vincitore del Booker Prize 2023 con lo struggente romanzo “Prophet Song”, quando ha deciso di diventare scrittore? 

«In Sicilia. Autunno 2007». 

Ah, ci racconti. 

«Sono giornalista, in vacanza a Lipari, in taxi verso l’hotel. Guardo il mar Tirreno. All’improvviso, un’epifania, fortissima. Capisco che la mia vita sino ad allora è stata una menzogna. Allora mi convinco: sarò uno scrittore. In un attimo, tutte le mie paure evaporano». 

Intervista di Antonello Gurrera, la Repubblica (29/11/2023)

Canzone del giorno: What a Difference A Day Makes (1959) - Dinah Washington
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lunedì 27 novembre 2023

Che sia maledetto

Che sia maledetto colui che per primo ha inventato la guerra.

[Accurs'd be he that first invented war].

Christopher Marlowe (1564 - 1593), Poesie, XVI sec.

Canzone del giorno: Stop (2008) - Ryan Adams
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sabato 25 novembre 2023

La mobilitazione degli uomini

La mobilitazione degli uomini. Questo serve. Una mobilitazione delle coscienze che va poggiata su questo assunto: il coraggio di chiedere scusa tutti insieme, pur non essendo colpevoli di nulla la stragrande maggioranza di noi, per le violenze sulle donne. Sarebbe il modo migliore, per l’insieme dei maschi impressionati e sconvolti dall’omicidio di Giulia Cecchettin e dalla strage delle oltre cento donne uccise quest’anno da uomini a cui erano legate. E senza contare l’infinità di comportamenti minacciosi e aggressivi, maschilisti e misogini che affollano la vita quotidiana, di onorare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nella quale è prevista anche la manifestazione di oggi a Roma, al Circo Massimo. Non è retorica e demagogia, e tantomeno si tratta di un rito di degradazione o di un mea culpa di comodo, chiedere scusa in quanto uomini. E’ viceversa un atto di responsabilità verso le nostre figlie e i nostri figli, perché siano liberi dalla cultura della sopraffazione. Non solo. Farsi carico tutti dell’obbrobrio di pochi, che sono sempre troppi, significa alzare il livello dell’allarme sociale; spezzare certa abitudine alla minimizzazione; lanciare un grido collettivo contro la virilità tossica che fa parte del contesto generale e di quel substrato antropologico di maschilismo e di costume patriarcale che purtroppo la modernità non è riuscita a cancellare del tutto, relegandolo nel passato più infrequentabile. Assumersi la responsabilità in nome di altri, è insomma un avvertimento affinché la barbarie venga riconosciuta come tale da tutti ma proprio da tutti, senza distinzioni di genere, di colori politici, di origini sociali e familiari. Ma soprattutto: se gli uomini in quanto uomini si mobilitano chiedendo scusa e dicendo basta, si riesce forse a isolare meglio quelli che fanno violenza, a evidenziare pienamente la loro condizione di inciviltà omicida, a togliere loro l’acqua in cui sguazzano che è quella dell’assordante silenzio di troppi maschi, dell’indifferenza, della sottovalutazione. E perfino di quel sentore di giustificazionismo che, sia pure non riferito di solito ai femminicidi ma ad altre forme di prevaricazione ritenute - a torto - meno gravi, si avverte spesso rispetto a comportamenti violenti. […] La mobilitazione degli uomini va intesa come un fatto sociale e di sicurezza urbana e familiare (anche gli uomini possono e devono presentare denunce) e insieme come un poderoso scatto in avanti a livello culturale. L’uomo forte, nel senso di emancipato e in grado di sostenere la complessità della vita contemporanea e della convivenza paritaria con l’altro sesso, è quello che combatte a viso aperto gli stereotipi della mascolinità. Un cambio di paradigma è necessario. Sarà un percorso lungo ma va imboccato subito e decisamente per un senso di civiltà e di giustizia. E contro la realtà negativa di una società asimmetrica, dove è inutile e ridondante continuare a parlare di diseguaglianze se non si mette mano in primo luogo alle diseguaglianze di genere che, oltretutto, le donne pagano anche con le violenze che subiscono.

Mario Ajello, Il Messaggero (25/11/2023)

Canzone del giorno: Soul Of A Man (2006) - Irma Thomas
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giovedì 23 novembre 2023

La malattia del maschio

E’ sempre sbagliato fare una graduatoria del dolore, ma questa Giulia uccisa quando stava per laurearsi, dunque quando stava per diventare più Giulia, più autonoma e più libera, è una cosa che sbriciola il cuore. Fa piangere, scusate se lo dico così, in due parole. Per molti maschi essere maschi è una malattia, la cognizione che ogni donna appartenga solamente a se stessa li fa impazzire di paura. Escono di senno di fronte al fiorire della libertà. Il controllo delle donne, che è stata l’ossessione ideologica, millenaria, della società patriarcale, non è più determinabile per legge: almeno in quel pezzo di mondo che chiamiamo Occidente, il patriarcato è una forma morta. Ma la sostanza no, non è morta. Il maschio, che ha perso la sua presa istituzionale sulla persona donna, per disperazione si affida alla
presa fisica. Minaccia, urla, picchia e ammazza. Anche parecchi maschi hanno festeggiato e si sono sentiti meglio, sulle macerie di un ordine che era fondato sulla sottomissione della metà del genere umano (altrove, verso Sud e verso Est, quel muro è ancora Legge). Ma altri 
maschi, in mezzo a noi, quella Legge se la portano dentro, l’hanno introiettata, è la sola maniera con la quale riescono a rapportarsi alle donne: “o sei mia, o non hai il diritto di esistere”. Colpisce, ferisce che un ragazzo nato dopo il Duemila possa averlo fatto. Non un vecchio patriarca spodestato, non un bullo conclamato, non un capobranco. No, uno studente dalla faccia gentile, figlio dei nostri tempi. Non si riesce nemmeno a odiarlo. Non si trova mezza parola da dirgli.

Michele Serra, L’Amaca (la Repubblica, 19/11/2023)

Canzone del giorno: Lies And Rumour (1992) - Alannah Myles
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mercoledì 22 novembre 2023

Estreme conseguenze

A lungo mi sono chiesta come fosse possibile che persone intelligenti, il più delle volte colte, spesso autonome economicamente, accettassero di essere oggetto di violenza all'interno della propria relazione. Adesso so che contano l'educazione femminile, frutto di secoli di addestramento alla subordinazione, e anche la parallela formazione maschile, imbevuta di proiezioni dominanti e possessive. Contano i modelli sociali patriarcali, e conta moltissimo la sensibilità popolare educata all'idea che uno schiaffo sia solo una carezza veloce, nella convinzione diffusa che l'amore sia tale anche quando procura occhi pesti, zigomi lividi e sospette cadute dalle scale. Conta perfino che ogni titolo di quotidiano insista nel definire «delitto passionale» l'omicidio di una donna per mano del suo uomo, come se la morte fosse amore portato alle sue estreme conseguenze.

Michela Murgia (1972 – 2023), Ave Mary (2011 – Ed.Einaudi)

Canzone del giorno: Ballata triste (2016) - Nada
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domenica 19 novembre 2023

Tredici canzoni urgenti

Raramente un artista, durante un suo concerto, esegue tutti i brani del suo ultimo album. Ma se le canzoni sono ritenute “urgenti”, allora non si possono differire nel tempo, anzi diviene necessario fare in modo che il pubblico si concentri proprio su quelle ultime creazioni musicali. 
Vinicio Capossela, durante il suo tour nei teatri, ha deciso di fare proprio questa scelta: “Tredici canzoni urgenti” è un lavoro che va ascoltato per intero, magari con qualche “necessaria” presentazione prima dell’esecuzione, ma con l’obiettivo di rendere partecipi e consapevoli gli spettatori. 
Chi ha avuto modo di assistere, in queste ultime settimane, a uno dei suoi concerti intuisce facilmente perché il suo ultimo album ha trionfato al Premio Tenco come “Miglior Album in Assoluto” del 2023. 
I tredici brani eseguiti dal vivo confermano l’originalità di un progetto musicale che conferisce ad ogni inedito originalità, spessore, raffinatezza e forza etica. Attraverso le sue melodie e i suoi testi, Vinicio Capossela risveglia la nostra attenzione e ci suggerisce di guardare ciò che è veramente impellente nel nostro presente, nel tentativo di non farsi risucchiare dal moto dell’indifferenza e del disimpegno. 
Un album colmo di urgenze e riflessioni. Ognuna delle tredici canzoni racchiude qualcosa di prezioso. Traccia dopo traccia si affrontano temi che hanno a che fare con le guerre (La crociata dei ragazzi, Gloria all’Archibugio, Staffette in bicicletta), con la psicosi consumistica (All you can eat, Sul divano occidentale, Cha Cha Chaf della pozzanghera), con la tossicità dell’omofobia (La cattiva educazione), con l’armonia dell’amore (Il bene rifugio), con le urgenze esistenziali (Ariosto Governatore, Il tempo dei regali), con le riflessioni politiche (La parte del torto, Minorità). 
Non ne abbiamo potuto fare a meno: abbiamo citato tutte le canzoni dell’album. Anzi, per concludere ne manca una che, oltre a chiudere l’album, è eseguita da Vinicio Capossela come ultima canzone del suo concerto: “Con i tasti che ci abbiamo”, un brano che, nonostante le paure e le difficoltà di ogni giorno, ci esorta a non arrenderci, a fare la nostra parte e così “di un limite faremo, una possibilità”.

Con i tasti che ci abbiamo
Solo quelli suoneremo
Una melodia sdentata
Una melodia trovata
Con i tasti che ci abbiamo
Bianchi e neri, giocheremo
E di un limite faremo
Una possibilità

Canzone del giorno: Coi tasti che ci abbiamo (2023) - Vinicio Capossela
Clicca e ascolta: Coi tasti....

venerdì 17 novembre 2023

Over & Over

Over & Over (Ancora e ancora)

Potresti mai aver bisogno di me?
E sapresti come fare?
Non perdere tempo
Dimmelo adesso

Tutto ciò che devi fare
è pronunciare il mio nome,
E io arriverei correndo
In ogni caso

Fleetwood Mac, Over & Over (Tusk -1979)

Canzone del giorno: Over & Over (1979) - Fleetwood Mac
Clicca e ascolta: Over....