Entrò il mese il
Governo dovrà confermare o revocare gli incarichi dei tanti alti dirigenti
ministeriali. La questione sul potere dei superburocrati è un vecchio
argomento. Chi comanda veramente in Italia, il Governo o la potentissima
"burocrazia"?L'argomento non è facile da affrontare e una premessa è d'obbligo: una struttura così complessa come un ministero necessita, per forza di cose, di un pool di tecnici esperti in grado di affrontare le complessità amministrative. Ma fino a che punto le scelte politiche non sono sabotate, per meri interessi, dagli alti dirigenti? Come garantire il corretto ed efficace funzionamento dello Stato se poi una parte dei burocrati si trasforma in una casta ancora più problematica di quella dei rappresentanti politici?
Il dirigente
ministeriale gestisce ingenti risorse pubbliche e ha in mano un potere
informativo che gli permette di avere la chiave d’accesso al funzionamento
della macchina burocratica.
Il ministro, ma questo può accadere (e accade) anche per altri ruoli di
amministrazione
politica, anche se animato da riformistiche intenzioni, si ritrova spiazzato dinanzi
agli ostacoli burocratici e alle situazioni incomprensibili che gli uffici
tecnici pongono come insormontabili.Il ministro, ma questo può accadere (e accade) anche per altri ruoli di
È la “Burocrazia
inossidabile” di cui parla Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 9
maggio scorso: «Il monopolio delle informazioni
è il vero motivo della potenza della burocrazia. Gestire un ministero è una
questione complessa: richiede dimestichezza con il bilancio dello Stato e il
diritto amministrativo e soprattutto buoni rapporti con i burocrati che guidano
gli altri ministeri e la presidenza del Consiglio. Gli alti dirigenti hanno il
monopolio di questa informazione e di questi rapporti, e tutto l'interesse a
mantenerlo. Hanno anche l'interesse a rendere il funzionamento dei loro uffici
il più opaco e complicato possibile, in modo da essere i soli a poterli far
funzionare. E così quando arriva un nuovo
ministro, animato dalle migliori intenzioni, a ogni sua proposta la burocrazia
oppone ostacoli che appaiono incomprensibili, ma che i dirigenti affermano
essere insormontabili».
Il
nostro Paese non riesce ad affrontare un salutare processo di ricambio delle
alte dirigenze pubbliche: «Non è venuto il momento di affrontare il ricambio
della burocrazia? E di farlo per davvero, ponendo un termine alla perenne
rotazione da un ministero all'altro, da un ministero a un'autorità indipendente
e da questa ancora a un ministero? Non c'è ricambio se si abbassa l'età media
dei ministri mentre la struttura sotto di loro resta immutabile.
Cambiare i vecchi burocrati è certamente costoso perché un nuovo dirigente ci metterà un po' a prendere in mano le redini del ministero. Ma è un costo che val la pena pagare. L'alternativa è continuare a non fare nulla».
Cambiare i vecchi burocrati è certamente costoso perché un nuovo dirigente ci metterà un po' a prendere in mano le redini del ministero. Ma è un costo che val la pena pagare. L'alternativa è continuare a non fare nulla».







