Amico di ieri
Vento d'autunno, amico di ieri
Oggi nessuno si cura di te
La tua voce che si alza
Toglie il sonno a chi riposa
Sporca solo la città
Le Orme, Album: Smogmagica (1975)
"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)
Amico di ieri
Vento d'autunno, amico di ieri
Oggi nessuno si cura di te
La tua voce che si alza
Toglie il sonno a chi riposa
Sporca solo la città
Le Orme, Album: Smogmagica (1975)
Finora non sono mai riuscita a far crescere una pianta di rosmarino. Si tratta di un'erba molto utile, la si può aggiungere al pollo arrosto o se ne può cogliere e lavare un po' e usarla per migliorare una salsa per carni non ben riuscita. In tutti i casi, i piatti acquistano un ottimo sapore. Per non parlare poi con le patate: che siano bollite, passate in padella o fritte, l'abbinamento è perfetto. Il problema è che il rosmarino, per quanto in buono stato possa essere quando lo si acquista, muore in brevissimo tempo se non gli si dà acqua ogni giorno e non lo si posiziona in un luogo ben esposto al sole. Anche se si secca, le foglie possono essere usate in cucina, ma non presenta più quel colore verde vivo. La prima pianta è morta perché il cane ci ha fatto la pipì sopra. La seconda, quando sono partita per un lungo viaggio. La terza, una volta che sono dovuta stare a letto perché mi ero ammalata. La quarta è stata sradicata dalla tartaruga. E infine, adesso che da un anno coltivo la quinta, sono sbocciati tanti bei fiori viola. L'anno scorso, quando avevo appena iniziato a curare questa pianta di rosmarino, ero partita per la Sicilia dopo aver insistito con il mio ragazzo perché la bagnasse sempre. La Sicilia, a inizio primavera, era un paradiso di fiori. Anice, gelsomini, cactus e fiori di mandorlo sbocciavano ovunque, e la città intera si riempiva del loro dolce profumo. Anche nei giardini più piccoli, ai bordi delle scalinate, intorno alle rovine, crescevano tantissimi fiori sconosciuti dai mille colori. Proprio vicino all'albergo in cui stavo, c'erano dei cespugli molto folti che emanavano un forte profumo. Vi erano attaccati dei fiori di un blu intenso, così tanti che sembravano sul punto di cadere. Ebbi l'impressione di conoscere quel profumo, e infatti con sorpresa notai che quelli che parevano veri e propri alberi erano in realtà piante di rosmarino. Enormi foglie si ammassavano sui rami dall'aspetto solido, e i fiori stavano attaccati con prepotenza, emanando un profumo quasi insopportabile. Sono rimasta esterrefatta, non capivo se mi trovavo di fronte a un vero rosmarino, cresciuto spontaneamente. In confronto a questo, quell'affare minuscolo (anche se in realtà era abbastanza grande) che stavo crescendo dentro a un vaso era una specie di giocattolo. Pensando a tutta la cura che mettevo nell'allevare quell'alberello, mi sentii una stupida. Però, però. Potrà sembrare strano, ma adesso, ogni volta che guardo la pianta di rosmarino nella mia veranda che, rispetto a quelle sotto i cieli del Sud, profuma e fiorisce con discrezione, mi ritorna alla mente quel rosmarino poderoso in Sicilia. Il profumo, il colore del cielo limpido e azzurro e perfino la sensazione del vento fresco. E tutto molto piacevole, e significa che la pianta di rosmarino che ho davanti agli occhi è legata a qualcosa di incredibilmente grande; per questo, adesso mi sembra bellissima.
Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita (Ed. Feltrinelli – 2010)
La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è nemmeno più la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé. Oggi il cretino è pieno di idee.
Ennio Flaiano (1910 -1972), da un articolo sul Corriere della Sera del13 marzo 1969
Ho scoperto recentemente che mia figlia e una sua cara amica si scambiano opinioni e cronache sulle rispettive madri. Sono consapevole quindi, non con stupore ma con terrore, di essere oggetto di conversazione, sia davanti a birre e sigarette, sia su whatsapp, soprattutto con vocali che vengono ascoltati a velocità 2 (la velocità giovane), ma anche con registrazioni rubate di momenti di vita quotidiana. Tipo, un video di me con una padella in mano che dico: hai studiato? Hai fame? Perché non hai fame? Dov’è tuo fratello?, e noiose scene domestiche in cui non c’è niente di epico né di interessante. Una cosa fatta per dirsi a vicenda, immagino: guarda con chi mi tocca avere a che fare. Questo interesse, queste grandi risate e grandi disappunti sono determinati dal fatto che l’altra madre e io abbiamo lo stesso segno zodiacale. Non ci conosciamo, non ci siamo mai incontrate, ma siamo nate sotto il segno dei Gemelli e questo per le nostre figlie è sufficiente per individuare tratti in comune (e sbalzi d’umore) da deridere e da condividere. Siete Gemelli, quindi doppie, fate finta di essere buone poi all’improvviso esplodete, poi siete permalose, poi siete vanitose, poi siete iperattive, poi avete la delusione facile, poi siete pazze. Una specie di tirassegno, con al centro le nostre facce, in cui qualunque cosa facciamo o diciamo viene portata in alto fino alle stelle e fatta subito dopo precipitare sulla didascalia: carattere assurdo, madre assurda. Da un lato, lo ammetto, sono gratificata da tanta attenzione perché sentivo ormai uno scolorimento prossimo all’invisibilità. Ma chiaramente mi offendo, perché questo tirassegno è prossimo allo zimbello. Anche la frase: hai mangiato? diventa un affronto, un tentativo di manipolazione, un’arma a doppio taglio. Una frase che secondo mia figlia non significa mai semplicemente: hai mangiato? Mi trovo nella difficile condizione di dover negare un secondo fine, amore voglio solo sapere se hai mangiato, ma lei ridacchia e dice: sì certo certo. Potrei chiedere di cancellare i video, eliminare gli audio, smetterla di prendermi in giro con la scusa del segno zodiacale, ma sarebbe censura, sarebbe coercizione, sarebbe un altro elemento a mio carico. Quindi decido di fare finta di nulla e anzi di sorridere, penso a Gandhi, in realtà no, penso alle madri di adolescenti e in particolare all’altra madre Gemelli. Faccio finta di nulla e sorrido ed è allora che lei dice: sei proprio Gemelli, stai facendo finta di non esserti offesa e sorridi. E intanto manda un messaggio alla sua amica. Ora, mi chiedo, quand’è che una madre Gemelli, o anche una madre Pesci per carità, può lanciare un piatto contro il muro senza essere accusata di gravi sbalzi d’umore tipici del suo segno zodiacale? Fino a che punto ci si può offrire in pasto all’adolescenza come vittime sacrificali? Per distrarmi telefono a una mia amica, non esattamente un’adolescente, e chiacchieriamo di questo e di quello, ci lamentiamo con soddisfazione reciproca, gareggiamo per chi è più stanca, per chi è più incompresa, per chi è più agnello sacrificale, insomma a poco a poco sento che sto riprendendo le forze quando la mia amica inizia a parlare di sua madre. Non so quale grave offesa, quale frase di enorme egoismo le abbia detto sua madre, ottant’anni. Mi indigno per solidarietà, ma con distrazione. E la mia amica dice: “Ma sai, mia madre è Gemelli, è tutta la vita che è così, ha gli sbalzi d’umore”.
Annalena Benini, Il Foglio (inserto “Il Figlio” del 26/1/2024)
Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico,
e quel che faccio!
Eppur è d'uopo, sforzati!
Bah! Sei tu forse un uom?
Tu se' Pagliaccio!
Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invola Colombina,
ridi, Pagliaccio, e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor, Ah!
Ridi, Pagliaccio,
sul tuo amore infranto!
Ridi del duol, che t'avvelena il cor!
Vesti la giubba, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo (1892)
"La restaurazione della monarchia, che chiamiamo controrivoluzione", ha scritto Joseph de Maistre nelle Considérations sur la France, "non sarà affatto una rivoluzione al contrario, ma il contrario della rivoluzione". Seguendo il grande reazionario savoiardo, possiamo chiederci anche noi se la controrivoluzione cui stiamo assistendo sia una rivoluzione al contrario o il contrario di una rivoluzione. Ho il sospetto, per anticipare la conclusione, che i controrivoluzionari vorrebbero fare la rivoluzione al contrario ma, vedendo che non è possibile, si stiano sempre più accontentando del contrario della rivoluzione. Se così fosse, non sarebbe necessariamente una cattiva notizia. Ma andiamo con ordine. Una controrivoluzione contro quale rivoluzione, innanzitutto? Contro quella che in varie forme dura dagli anni Sessanta del Novecento e che, facendo forza su emancipazione individuale, integrazione del pianeta e innovazione tecnologica, ha disintegrato corpi intermedi, Stati nazionali e tradizioni comunitarie. L'italiano medio degli anni Sessanta aveva un potere d'acquisto modesto e consumava poco, si sposava presto e faceva figli, frequentava la parrocchia e s'iscriveva ai partiti, si svagava al cinema, viaggiava poco o nulla e viveva circondato d'italiani. L'italiano medio del 2025 consuma assai più di suo nonno e soprattutto beni assai diversi, non si sposa e non fa figli, non va in Chiesa e non s'iscrive a un partito, trascorre il tempo libero in casa su social e piattaforme, vive in un paese d'immigrazione, mangia (talvolta) sushi e kebab e cerca di viaggiare più che può. Parlare di rivoluzione non mi sembra esagerato. L'insurrezione politica che ha destabilizzato le democrazie nell'ultimo decennio nasce in reazione a queste trasformazioni rivoluzionarie. E merita pertanto di esser chiamata controrivoluzione. All'inizio è stata disordinata e caotica, un confuso moto di protesta generato da ansia e frustrazione che ha imboccato le direzioni più diverse, da Grillo a Le Pen, da Farage a Iglesias. Ma in questi ultimi anni si è consolidata, sta conquistando le istituzioni e acquisendo un profilo politico meglio definito, pressoché sempre di destra. Diventa possibile chiedersi allora se sia una rivoluzione al contrario, un secondo processo di ribaltamento dell'ordine politico e sociale che procede in direzione opposta rispetto a quello degli ultimi sessant'anni. Oppure il contrario della rivoluzione: se non proprio il ritorno al passato vagheggiato da de Maistre, quanto meno un brusco colpo di freno imposto alle trasformazioni storiche. La destra populista protagonista della controrivoluzione ama presentarsi come rivoluzionaria. Basta scorrere i discorsi di Donald Trump, traboccanti di iperboli futuriste, per rendersene conto. L'America tornerà a vincere come non ha vinto mai, viviamo un tempo di opportunità straordinarie e potenziale illimitato, sogni impossibili sono ormai a portata di mano, siamo pronti a svelare i misteri dello spazio, liberare la Terra dal dolore della malattia e mettere al lavoro le energie, le industrie e le tecnologie di domani, il futuro è nostro, l'età d'oro comincia proprio adesso. Ma al di là delle retoriche tonitruanti, quanti hanno votato per i controrivoluzionari la vogliono davvero, questa rivoluzione al contrario? Sono angosciati e furibondi, certo. Però dalla metamorfosi degli ultimi sessant'anni, oltre ai problemi, hanno tratto pure parecchi vantaggi. E per quanto si sentano disperati non è così poco quel che hanno da perdere. È possibile ipotizzare allora che gli elettori populisti desiderino in realtà il contrario della rivoluzione. Non il rovesciamento dell'ordine attuale ma un ritmo meno frenetico del cambiamento storico e interventi correttivi che ne attenuino gli effetti più allarmanti. Il caso italiano parrebbe confermare quest'ipotesi. Se ne seguiamo il filo scopriamo che il governo Meloni conserva il consenso non malgrado non stia facendo la rivoluzione ma proprio perché non la fa. Chi lo ha votato ne sta ricevendo esattamente quel che vuole: una maggioranza che invece di celebrare l'erosione della sovranità nazionale e del tessuto comunitario cerca pragmaticamente di rallentarla e limitarla. Nulla di meno e nulla di più. E si capisce pure perché intorno all'attuale maggioranza non si sia sviluppata in tre anni un'elaborazione culturale degna di nota. Perché in realtà non ce n'è bisogno: la cultura della stagione di Giorgia Meloni è la sua opera di governo, il cui senso non sta tanto in quel che fa quanto in quel che impedisce. In un mondo globalizzato non sarebbe comunque l'Italia a poter fare una rivoluzione. Al massimo la può anticipare. Invece gli Stati Uniti possono farla eccome. Là dove a Meloni non è consentito andare oltre il contrario della rivoluzione, Trump ha la forza di tentare la rivoluzione al contrario. Nonostante tutto quel che si è scritto e si scrive sull'impatto dirompente che il Presidente sta avendo dentro e fuori il suo Paese, a me continua a sembrare che anche quel tentativo sia destinato al fallimento.
Giovanni Orsina, Il Giornale (18/11/2025)
Place In Line (Mettiti in fila)
I'm living in this line
I know my place
Could think of no way
Of edging along in a loser's race
Vivo in questa fila,
conosco il mio posto,
non riesco a pensare a nessun altro modo
per procedere a tentoni in questa gara da perdenti
La fila si sta muovendo lentamente
giorno dopo notte
tutti si muovono
per mantenere un posto nella fila
Sono stato in fila per nove lunghi anni
senza arrivare da nessuna parte
non c'è motivo per questa fila
sì, non mi interessa
Tutti stanno in piedi sotto il sole cocente
Tutti si muovono
per mantenere un posto nella fila
Deep Purple, Place In Line (1973)
Oltre la finanziaria, oltre Landini e il «campo largo» abbiamo anche altri problemi, e forse persino più importanti, anche se ce ne occupiamo poco o nulla. Ad esempio che l’Italia è un Paese ignorante. Siamo infatti tra gli ultimi in Europa come numero di diplomati di scuola superiore, al penultimo posto per numero di laureati (il 42 per cento degli iscritti all’Università abbandona dopo il primo anno) e con forti squilibri tra Nord e Sud (nel Mezzogiorno solo un giovane su cinque è laureato). Ma non si tratta solo del puro possesso di un pezzo di carta: dall’inizio del nuovo secolo è la qualità complessiva dell’istruzione, anche primaria, che è letteralmente collassata. Altrimenti non ci troveremmo davanti i dati drammatici che ci offre il Censis, secondo il quale sono sempre di più gli italiani che non capiscono un testo scritto e non sanno esporre ciò che vorrebbero dire: praticamente un popolo di semianalfabeti, incapaci di comprendere il contenuto di un qualunque avviso pubblico o di raccontare la trama di un film. Che razza di futuro può avere un Paese del genere? quale luminoso sviluppo economico prepara una simile ignoranza?
Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera 13/11/25
La cioccolata è più economica della psicoterapia, e non hai bisogno di prendere un appuntamento.
Jill Shalvis
Velocità è il fatto o la possibilità di percorrere uno spazio vasto in un tempo relativamente breve. Nel linguaggio corrente, il termine velocità ha allargato il suo significato divenendo sinonimo di rapidità o celerità negli spostamenti, non solo fisici. Per gran parte degli analisti contemporanei, il cambiamento che più sta facendo sentire i suoi effetti nella vita dei singoli e delle nostre comunità è appunto la preponderanza della velocità. Fino a trasformarla in un valore a prescindere, e a fare la misura del successo. Nelle tecnologie, nelle relazioni sociali, nell’economia. Più veloci devono essere processori e computer, reti e connessioni, notizie e comunicazioni, transazioni e scambi. Tutto accade e deve accadere velocemente. L’unica cosa che conta è stare al passo. Già nel “Manifesto del futurismo” del 1909, F.T. Marinetti annunciava con toni trionfalistici: "La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità". Trionfalismo assente nella enciclica "Laudato si’" di Papa Francesco: "La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidacíon” (rapidizzazione). Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocità che le azioni umane impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. A ciò si aggiunge il problema che gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento è qualcosa di auspicabile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità“ (n.18). Una conseguenza del prevalere della velocità è che tutto quello che appartiene alla storia e alla memoria è molto più lontano di quanto non lo fosse prima. Prima, quando era più facile sentirsi sostenuti da punti fermi, o almeno ritenuti tali. Sembra che la memoria abbia perso la sua utilità in questo dominio tossico del presente che ci rende materialmente appagati, ma privi di slanci e di passioni. Argine efficace alla velocità e ai suoi effetti sono solo momenti di pausa. Con il compito di risvegliare in noi una effettiva volontà di vivere una vita umana e relazioni che si basino su un tempo dilatato e su una capacità di attenzione prolungata, da cui dipende il senso di ogni esperienza vissuta. Quando mancano, è facile assistere, come capita in maniera desolante nel pubblico, a un deficit di politica e a un eccesso di propaganda.
Nunzio Galantino, Il Sole 24 Ore (9/11/2025)
“Nel 2024 il 9,9% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste di attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie: si tratta di 5,8 milioni di individui, a fronte di 4,5 milioni nell’anno precedente (7,6%)”. Lo ha detto il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, in audizione sulla manovra. “La rinuncia a causa delle lunghe liste di attesa costituisce la motivazione principale, indicata dal 6,8% della popolazione, e risulta anche la componente che ha fatto registrare l’aumento maggiore negli ultimi anni: era il 4,5% nel 2023 e il 2,8% nel 2019”, e “la rinuncia in conseguenza delle lunghe liste di attesa è più elevata per le persone adulte di 45-64 anni (8,3%) e tra gli anziani di 65 anni e più (9,1%). Il fenomeno è più diffuso tra le donne (7,7%), sia nelle età centrali (9,4% a 45-64 anni) sia in quelle avanzate (9,2% a 65 anni e più)”, ha spiegato il presidente. Snocciolando alcuni dati il presidente Istat ha illustrato che nel 2024 la spesa sanitaria totale è pari a 185,1 miliardi di euro; la componente finanziata dal settore pubblico si attesta a 137,5 miliardi (74,3% del totale) e la spesa sostenuta dalle famiglie a 41,3 (22,3% del totale), mentre quella sostenuta dai regimi di finanziamento volontari ammonta a 6,4 miliardi; per quanto riguarda quest’ultima, la parte intermediata dalle assicurazioni private è pari a 4,7 miliardi, la spesa sostenuta dalle imprese a 929 milioni, mentre i restanti 698 milioni provengono dalle Istituzioni senza scopo di lucro. Tra il 2023 e il 2024, l’incremento della spesa sanitaria (in termini nominali) è stato del 3,3%, grazie all’aumento della componente pubblica; la spesa privata ha fatto invece registrare una diminuzione del 2,5%. Nel complesso del periodo 2019-2024, la dinamica è stata caratterizzata da una crescita media annua del 3,8% per la spesa.
Redazione Ansa (6/11/2023)
L’omo, va a sapiri pirchì, si fa pirsuaso istintivamenti che ogni cangiamento comporti un certo movimento, ’nveci i cangiamenti veri succedono ammucciati sutta all’apparenza dell’immobilità. «Il tempo si è fermato» si usa diri in certe occasioni. Ma è un’illusioni, il tempo non si ferma mai, continua a scorrere sempri e addiventa cchiù veloci soprattutto quanno non tinni adduni. E quanno finalmenti tinni adduni, tutto il tempo attrassato che non hai sentito passare t’arriva di supra come ’na valanga, un fiumi in piena, e tu ne veni travolto, arrischi di moriri assufficato.
Andrea Camilleri, Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011)
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| Makkox, da google.it |
1. Canned Heat, One More River To Cross – (One More River To Cross – 1973) – Bussola
2.
Bob
Dylan, Beyond the Horizon – (Modern
Times – 2006) – Oltre
le bandiere
3.
Bob
Marley & The Wailers,War – (Rastaman
Vibration – 1976) – Nullo
Salus Bello
4.
Adam
Gregory, Memory Like That – (Workin’
on It – 2002) – Memoria
pluriennale
5.
Donovan, Sailing Homeward – (Essence
to Essence – 1973) – Ritorno
a casa
6.
Tom
Waits, Last Leaf – (Bad
As Me – 2011) – L’umanità
dopo l’odio
7.
Edoardo
Bennato, Una Settimana…un giorno… – (Non
farti cadere le braccia – 1973) – Un
giorno
8.
Blue
Oyster Cult, Screams – (Blue
Oyster Cult – 1972) – La
nuova paranza
9.
Stephan
Stills, Grey To Green – (Right
By You – 1984) – Grigio
10.
Ornella
Vanoni, Camminando – (Calma
rivoluzionaria – 2023) –
Bisogna camminare
11.
Janiva
Magness, Who Will Come for Me – (Love
Wins Again – 2016) – Tregua
o pace?
12.
Diana
Ross, Experience – (Eaten
Live – 1985) – L’esperienza
13.
Toronzo
Cannon, Strenght to Survive – (Chicago
Way – 2016) – Fiore
da preservare