nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 29 novembre 2025

Amico di ieri

Amico di ieri

Vento d'autunno, amico di ieri
Oggi nessuno si cura di te
La tua voce che si alza
Toglie il sonno a chi riposa
Sporca solo la città

Le Orme, Album: Smogmagica (1975)


Canzone del giorno: Amico di ieri (1975) - Le Orme
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giovedì 27 novembre 2025

Rosmarino

Finora non sono mai riuscita a far crescere una pianta di rosmarino. Si tratta di  un'erba  molto  utile,  la  si  può  aggiungere  al  pollo  arrosto  o  se  ne  può cogliere e lavare un po' e usarla per migliorare una salsa per carni non ben riuscita. In tutti i casi, i piatti acquistano un ottimo sapore. Per non parlare poi con le patate: che siano bollite, passate in padella o fritte, l'abbinamento è perfetto. Il problema è che il rosmarino, per quanto in buono stato possa essere quando  lo  si  acquista,  muore  in  brevissimo  tempo  se  non  gli  si  dà  acqua ogni giorno e non lo si posiziona in un luogo ben esposto al sole. Anche se si secca, le foglie possono essere usate in cucina, ma non presenta più quel colore verde vivo. La prima pianta è morta perché il cane ci ha fatto la pipì sopra. La seconda, quando sono partita per un lungo viaggio. La terza, una  volta  che  sono  dovuta  stare  a  letto  perché  mi  ero  ammalata.  La  quarta  è stata  sradicata  dalla  tartaruga.  E  infine,  adesso  che  da  un  anno  coltivo  la quinta, sono sbocciati tanti bei fiori viola. L'anno scorso, quando avevo appena iniziato a curare questa pianta di rosmarino, ero partita per la Sicilia dopo aver insistito con il mio ragazzo perché la bagnasse sempre. La Sicilia, a inizio primavera, era un paradiso di fiori. Anice, gelsomini, cactus e fiori di mandorlo sbocciavano ovunque, e la  città  intera  si  riempiva  del  loro  dolce  profumo.  Anche  nei  giardini  più piccoli,  ai  bordi  delle  scalinate,  intorno  alle  rovine,  crescevano  tantissimi fiori sconosciuti dai mille colori. Proprio vicino all'albergo in cui stavo, c'erano dei cespugli molto folti che  emanavano  un  forte  profumo.  Vi  erano  attaccati  dei  fiori  di  un  blu intenso, così tanti che sembravano sul punto di cadere. Ebbi l'impressione di conoscere quel profumo, e infatti con sorpresa notai che quelli che parevano veri  e  propri  alberi  erano  in  realtà  piante  di  rosmarino.  Enormi  foglie  si ammassavano  sui  rami  dall'aspetto  solido,  e  i  fiori  stavano  attaccati  con prepotenza,  emanando  un  profumo  quasi  insopportabile.  Sono  rimasta esterrefatta,  non  capivo  se  mi  trovavo  di  fronte  a  un  vero  rosmarino, cresciuto  spontaneamente.  In  confronto  a  questo,  quell'affare  minuscolo (anche se in realtà era abbastanza grande) che stavo crescendo dentro a un vaso  era  una  specie  di  giocattolo.  Pensando  a  tutta  la  cura  che  mettevo nell'allevare quell'alberello, mi sentii una stupida. Però, però. Potrà sembrare strano, ma adesso, ogni volta che guardo la pianta di rosmarino nella mia veranda che, rispetto a quelle sotto i cieli del Sud,  profuma  e  fiorisce  con  discrezione,  mi  ritorna  alla  mente  quel rosmarino  poderoso  in  Sicilia.  Il  profumo,  il  colore  del  cielo  limpido  e azzurro e perfino la sensazione del vento fresco. E tutto molto piacevole, e significa  che  la  pianta  di  rosmarino  che  ho  davanti  agli  occhi  è  legata  a qualcosa  di  incredibilmente  grande;  per  questo,  adesso  mi  sembra bellissima. 

Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita (Ed. Feltrinelli – 2010)

Canzone del giorno: The Secret Life of The Plants (1979) - Stevie Wonder
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martedì 25 novembre 2025

Il cretino

La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è nemmeno più la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé. Oggi il cretino è pieno di idee.

Ennio Flaiano (1910 -1972), da un articolo sul Corriere della Sera del13 marzo 1969

Canzone del giorno: Cretin Family (1994) - Ramones
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domenica 23 novembre 2025

Gemelli

Ho scoperto recentemente che mia figlia e una sua cara amica si scambiano opinioni e cronache sulle rispettive madri. Sono consapevole quindi, non con stupore ma con terrore, di essere oggetto di conversazione, sia davanti a birre e sigarette, sia su whatsapp, soprattutto con vocali che vengono ascoltati a velocità 2 (la velocità giovane), ma anche con registrazioni rubate di momenti di vita quotidiana. Tipo, un video di me con una padella in mano che dico: hai studiato? Hai fame? Perché non hai fame? Dov’è tuo fratello?, e noiose scene domestiche in cui non c’è niente di epico né di interessante. Una cosa fatta per dirsi a vicenda, immagino: guarda con chi mi tocca avere a che fare. Questo interesse, queste grandi risate e grandi disappunti sono determinati dal fatto che l’altra madre e io abbiamo lo stesso segno zodiacale. Non ci conosciamo, non ci siamo mai incontrate, ma siamo nate sotto il segno dei Gemelli e questo per le nostre figlie è sufficiente per individuare tratti in comune (e sbalzi d’umore) da deridere e da condividere. Siete Gemelli, quindi doppie, fate finta di essere buone poi all’improvviso esplodete, poi siete permalose, poi siete vanitose, poi siete iperattive, poi avete la delusione facile, poi siete pazze. Una specie di tirassegno, con al centro le nostre facce, in cui qualunque cosa facciamo o diciamo viene portata in alto fino alle stelle e fatta subito dopo precipitare sulla didascalia: carattere assurdo, madre assurda. Da un lato, lo ammetto, sono gratificata da tanta attenzione perché sentivo ormai uno scolorimento prossimo all’invisibilità. Ma chiaramente mi offendo, perché questo tirassegno è prossimo allo zimbello. Anche la frase: hai mangiato? diventa un affronto, un tentativo di manipolazione, un’arma a doppio taglio. Una frase che secondo mia figlia non significa mai semplicemente: hai mangiato? Mi trovo nella difficile condizione di dover negare un secondo fine, amore voglio solo sapere se hai mangiato, ma lei ridacchia e dice: sì certo certo. Potrei chiedere di cancellare i video, eliminare gli audio, smetterla di prendermi in giro con la scusa del segno zodiacale, ma sarebbe censura, sarebbe coercizione, sarebbe un altro elemento a mio carico. Quindi decido di fare finta di nulla e anzi di sorridere, penso a Gandhi, in realtà no, penso alle madri di adolescenti e in particolare all’altra madre Gemelli. Faccio finta di nulla e sorrido ed è allora che lei dice: sei proprio Gemelli, stai facendo finta di non esserti offesa e sorridi. E intanto manda un messaggio alla sua amica. Ora, mi chiedo, quand’è che una madre Gemelli, o anche una madre Pesci per carità, può lanciare un piatto contro il muro senza essere accusata di gravi sbalzi d’umore tipici del suo segno zodiacale? Fino a che punto ci si può offrire in pasto all’adolescenza come vittime sacrificali? Per distrarmi telefono a una mia amica, non esattamente un’adolescente, e chiacchieriamo di questo e di quello, ci lamentiamo con soddisfazione reciproca, gareggiamo per chi è più stanca, per chi è più incompresa, per chi è più agnello sacrificale, insomma a poco a poco sento che sto riprendendo le forze quando la mia amica inizia a parlare di sua madre. Non so quale grave offesa, quale frase di enorme egoismo le abbia detto sua madre, ottant’anni. Mi indigno per solidarietà, ma con distrazione. E la mia amica dice: “Ma sai, mia madre è Gemelli, è tutta la vita che è così, ha gli sbalzi d’umore”.

Annalena Benini, Il Foglio (inserto “Il Figlio” del 26/1/2024)

Canzone del giorno: Oroscopo (2008) - Tricarico
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venerdì 21 novembre 2025

Pagliacci

Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico,
e quel che faccio!
Eppur è d'uopo, sforzati!
Bah! Sei tu forse un uom?
Tu se' Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invola Colombina,
ridi, Pagliaccio, e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor, Ah!

Ridi, Pagliaccio,
sul tuo amore infranto!
Ridi del duol, che t'avvelena il cor!

Vesti la giubba, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo (1892)

Canzone del giorno: Ridi pagliaccio (1988) - Mina
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martedì 18 novembre 2025

Controrivoluzione?

"La restaurazione della monarchia, che chiamiamo controrivoluzione", ha scritto Joseph de Maistre nelle Considérations sur la France, "non sarà affatto una rivoluzione al contrario, ma il contrario della rivoluzione". Seguendo il grande reazionario savoiardo, possiamo chiederci anche noi se la controrivoluzione cui stiamo assistendo sia una rivoluzione al contrario o il contrario di una rivoluzione. Ho il sospetto, per anticipare la conclusione, che i controrivoluzionari vorrebbero fare la rivoluzione al contrario ma, vedendo che non è possibile, si stiano sempre più accontentando del contrario della rivoluzione. Se così fosse, non sarebbe necessariamente una cattiva notizia. Ma andiamo con ordine. Una controrivoluzione contro quale rivoluzione, innanzitutto? Contro quella che in varie forme dura dagli anni Sessanta del Novecento e che, facendo forza su emancipazione individuale, integrazione del pianeta e innovazione tecnologica, ha disintegrato corpi intermedi, Stati nazionali e tradizioni comunitarie. L'italiano medio degli anni Sessanta aveva un potere d'acquisto modesto e consumava poco, si sposava presto e faceva figli, frequentava la parrocchia e s'iscriveva ai partiti, si svagava al cinema, viaggiava poco o nulla e viveva circondato d'italiani. L'italiano medio del 2025 consuma assai più di suo nonno e soprattutto beni assai diversi, non si sposa e non fa figli, non va in Chiesa e non s'iscrive a un partito, trascorre il tempo libero in casa su social e piattaforme, vive in un paese d'immigrazione, mangia (talvolta) sushi e kebab e cerca di viaggiare più che può. Parlare di rivoluzione non mi sembra esagerato. L'insurrezione politica che ha destabilizzato le democrazie nell'ultimo decennio nasce in reazione a queste trasformazioni rivoluzionarie. E merita pertanto di esser chiamata controrivoluzione. All'inizio è stata disordinata e caotica, un confuso moto di protesta generato da ansia e frustrazione che ha imboccato le direzioni più diverse, da Grillo a Le Pen, da Farage a Iglesias. Ma in questi ultimi anni si è consolidata, sta conquistando le istituzioni e acquisendo un profilo politico meglio definito, pressoché sempre di destra. Diventa possibile chiedersi allora se sia una rivoluzione al contrario, un secondo processo di ribaltamento dell'ordine politico e sociale che procede in direzione opposta rispetto a quello degli ultimi sessant'anni. Oppure il contrario della rivoluzione: se non proprio il ritorno al passato vagheggiato da de Maistre, quanto meno un brusco colpo di freno imposto alle trasformazioni storiche. La destra populista protagonista della controrivoluzione ama presentarsi come rivoluzionaria. Basta scorrere i discorsi di Donald Trump, traboccanti di iperboli futuriste, per rendersene conto. L'America tornerà a vincere come non ha vinto mai, viviamo un tempo di opportunità straordinarie e potenziale illimitato, sogni impossibili sono ormai a portata di mano, siamo pronti a svelare i misteri dello spazio, liberare la Terra dal dolore della malattia e mettere al lavoro le energie, le industrie e le tecnologie di domani, il futuro è nostro, l'età d'oro comincia proprio adesso. Ma al di là delle retoriche tonitruanti, quanti hanno votato per i controrivoluzionari la vogliono davvero, questa rivoluzione al contrario? Sono angosciati e furibondi, certo. Però dalla metamorfosi degli ultimi sessant'anni, oltre ai problemi, hanno tratto pure parecchi vantaggi. E per quanto si sentano disperati non è così poco quel che hanno da perdere. È possibile ipotizzare allora che gli elettori populisti desiderino in realtà il contrario della rivoluzione. Non il rovesciamento dell'ordine attuale ma un ritmo meno frenetico del cambiamento storico e interventi correttivi che ne attenuino gli effetti più allarmanti. Il caso italiano parrebbe confermare quest'ipotesi. Se ne seguiamo il filo scopriamo che il governo Meloni conserva il consenso non malgrado non stia facendo la rivoluzione ma proprio perché non la fa. Chi lo ha votato ne sta ricevendo esattamente quel che vuole: una maggioranza che invece di celebrare l'erosione della sovranità nazionale e del tessuto comunitario cerca pragmaticamente di rallentarla e limitarla. Nulla di meno e nulla di più. E si capisce pure perché intorno all'attuale maggioranza non si sia sviluppata in tre anni un'elaborazione culturale degna di nota. Perché in realtà non ce n'è bisogno: la cultura della stagione di Giorgia Meloni è la sua opera di governo, il cui senso non sta tanto in quel che fa quanto in quel che impedisce. In un mondo globalizzato non sarebbe comunque l'Italia a poter fare una rivoluzione. Al massimo la può anticipare. Invece gli Stati Uniti possono farla eccome. Là dove a Meloni non è consentito andare oltre il contrario della rivoluzione, Trump ha la forza di tentare la rivoluzione al contrario. Nonostante tutto quel che si è scritto e si scrive sull'impatto dirompente che il Presidente sta avendo dentro e fuori il suo Paese, a me continua a sembrare che anche quel tentativo sia destinato al fallimento.

Giovanni Orsina, Il Giornale (18/11/2025)

Canzone del giorno: Revolution 1 (1968) - Beatles
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domenica 16 novembre 2025

Place In Line

Place In Line (Mettiti in fila)

I'm living in this line
I know my place
Could think of no way
Of edging along in a loser's race

Vivo in questa fila,
conosco il mio posto,
non riesco a pensare a nessun altro modo
per procedere a tentoni in questa gara da perdenti

La fila si sta muovendo lentamente
giorno dopo notte
tutti si muovono
per mantenere un posto nella fila

Sono stato in fila per nove lunghi anni
senza arrivare da nessuna parte
non c'è motivo per questa fila
sì, non mi interessa

Tutti stanno in piedi sotto il sole cocente
Tutti si muovono
per mantenere un posto nella fila

Deep Purple, Place In Line (1973)

Canzone del giorno: Place In Line (1973) - Deep Purple
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giovedì 13 novembre 2025

Tornare a leggere

Oltre la finanziaria, oltre Landini e il «campo largo» abbiamo anche altri problemi, e forse persino più importanti, anche se ce ne occupiamo poco o nulla. Ad esempio che l’Italia è un Paese ignorante. Siamo infatti tra gli ultimi in Europa come numero di diplomati di scuola superiore, al penultimo posto per numero di laureati (il 42 per cento degli iscritti all’Università abbandona dopo il primo anno) e con forti squilibri tra Nord e Sud (nel Mezzogiorno solo un giovane su cinque è laureato). Ma non si tratta solo del puro possesso di un pezzo di carta: dall’inizio del nuovo secolo è la qualità complessiva dell’istruzione, anche primaria, che è letteralmente collassata. Altrimenti non ci troveremmo davanti i dati drammatici che ci offre il Censis, secondo il quale sono sempre di più gli italiani che non capiscono un testo scritto e non sanno esporre ciò che vorrebbero dire: praticamente un popolo di semianalfabeti, incapaci di comprendere il contenuto di un qualunque avviso pubblico o di raccontare la trama di un film. Che razza di futuro può avere un Paese del genere? quale luminoso sviluppo economico prepara una simile ignoranza? 
Premessa e conseguenza ovvia di quanto sopra, una sua misura oggettiva è il progressivo abbandono della lettura. Sempre di più l’Italia è un Paese che non legge. Secondo un recente rapporto dell’Associazione degli editori negli ultimi 12 mesi il 38 per cento degli italiani tra i 15 e i 74 anni non ha comprato neppure un libro (e si può a ragione dubitare che ne abbia letto qualcuno), e sempre in questa fascia di età solo il 73 per cento dichiara di aver letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi. In compenso il 77 per cento della popolazione fa uso di uno smartphone: praticamente quasi tutti coloro che hanno più di 15 anni (siamo il quinto Paese al mondo per diffusione di telefoni cellulari). Ma anche per fare un buon saldatore o un bravo spedizioniere forse serve un libro. L’idea che qualunque tipo di conoscenza possa prescindere dalla carta stampata grazie alle slides, al power point, ai tutorial o alle lavagne interattive multimediali è solo una sciocca illusione. L’Italia che non legge non è un avamposto della modernità, insomma, è semplicemente la scena di una catastrofe annunciata. […] Serve un vero e proprio Piano Nazionale per la Lettura, uno sforzo coordinato e continuo, su più livelli, utilizzando più strumenti, e cercando di far lavorare la fantasia. Il principale obiettivo dovrebbe essere, io credo, quello di togliere i libri dall’arca santa delle librerie (tra l’altro in numero sempre minore) e immaginare viceversa luoghi e modi i più diversi d’incontro tra la gente e l’oggetto libro. Ad esempio sistemandone qualche decina qua e là nei luoghi più diversi — in migliaia di tali luoghi — e offrendoli gratuitamente alla lettura di chi ne vuole prender uno a suo piacere con l’invito (ma non l’obbligo) a riportarlo poi dove l’ha preso o magari portarne un altro, secondo il modello del «book crossing». […] Comunque non basta: i bambini ancora leggono (i dati editoriali lo dimostrano), è invece nel passaggio all’adolescenza che l’abitudine a leggere subisce un tracollo: è dunque proprio lì che un ministero della Cultura degno di questo nome dovrebbe intervenire facendosi venire qualche idea. Tradizionalmente il potere italiano non brilla per fantasia, è restio a cercare vie nuove, è sempre pronto a trovare mille motivi per dire «non si può».
Ma qui ne va davvero dell’avvenire del Paese, della qualità civile e umana degli italiani. Solo la lettura risveglia la mente, alimenta l’intelligenza, rende liberi. Tutte cose di cui c’è un gran bisogno.

Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera 13/11/25

Canzone del giorno: The Book I Read (1977) - Talking Heads
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martedì 11 novembre 2025

La cioccolata

La cioccolata è più economica della psicoterapia, e non hai bisogno di prendere un appuntamento.

Jill Shalvis

Canzone del giorno: Chocolate (2003) - Snow Patrol
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domenica 9 novembre 2025

Velocità

Velocità è il fatto o la possibilità di percorrere uno spazio vasto in un tempo relativamente breve. Nel linguaggio corrente, il termine velocità ha allargato il suo significato divenendo sinonimo di rapidità o celerità negli spostamenti, non solo fisici. Per gran parte degli analisti contemporanei, il cambiamento che più sta facendo sentire i suoi effetti nella vita dei singoli e delle nostre comunità è appunto la preponderanza della velocità. Fino a trasformarla in un valore a prescindere, e a fare la misura del successo. Nelle tecnologie, nelle relazioni sociali, nell’economia. Più veloci devono essere processori e computer, reti e connessioni, notizie e comunicazioni, transazioni e scambi. Tutto accade e deve accadere velocemente. L’unica cosa che conta è stare al passo. Già nel “Manifesto del futurismo” del 1909, F.T. Marinetti annunciava con toni trionfalistici: "La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità". Trionfalismo assente nella enciclica "Laudato si’" di Papa Francesco: "La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidacíon” (rapidizzazione). Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocità che le azioni umane impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. A ciò si aggiunge il problema che gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento è qualcosa di auspicabile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità“ (n.18). Una conseguenza del prevalere della velocità è che tutto quello che appartiene alla storia e alla memoria è molto più lontano di quanto non lo fosse prima. Prima, quando era più facile sentirsi sostenuti da punti fermi, o almeno ritenuti tali. Sembra che la memoria abbia perso la sua utilità in questo dominio tossico del presente che ci rende materialmente appagati, ma privi di slanci e di passioni. Argine efficace alla velocità e ai suoi effetti sono solo momenti di pausa. Con il compito di risvegliare in noi una effettiva volontà di vivere una vita umana e relazioni che si basino su un tempo dilatato e su una capacità di attenzione prolungata, da cui dipende il senso di ogni esperienza vissuta. Quando mancano, è facile assistere, come capita in maniera desolante nel pubblico, a un deficit di politica e a un eccesso di propaganda. 

Nunzio Galantino, Il Sole 24 Ore (9/11/2025)

Canzone del giorno: La mia velocità (2020) - Pino Marino
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giovedì 6 novembre 2025

Rinunce sanitarie

“Nel 2024 il 9,9% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste di attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie: si tratta di 5,8 milioni di individui, a fronte di 4,5 milioni nell’anno precedente (7,6%)”. Lo ha detto il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, in audizione sulla manovra. “La rinuncia a causa delle lunghe liste di attesa costituisce la motivazione principale, indicata dal 6,8% della popolazione, e risulta anche la componente che ha fatto registrare l’aumento maggiore negli ultimi anni: era il 4,5% nel 2023 e il 2,8% nel 2019”, e “la rinuncia in conseguenza delle lunghe liste di attesa è più elevata per le persone adulte di 45-64 anni (8,3%) e tra gli anziani di 65 anni e più (9,1%). Il fenomeno è più diffuso tra le donne (7,7%), sia nelle età centrali (9,4% a 45-64 anni) sia in quelle avanzate (9,2% a 65 anni e più)”, ha spiegato il presidente. Snocciolando alcuni dati il presidente Istat ha illustrato che nel 2024 la spesa sanitaria totale è pari a 185,1 miliardi di euro; la componente finanziata dal settore pubblico si attesta a 137,5 miliardi (74,3% del totale) e la spesa sostenuta dalle famiglie a 41,3 (22,3% del totale), mentre quella sostenuta dai regimi di finanziamento volontari ammonta a 6,4 miliardi; per quanto riguarda quest’ultima, la parte intermediata dalle assicurazioni private è pari a 4,7 miliardi, la spesa sostenuta dalle imprese a 929 milioni, mentre i restanti 698 milioni provengono dalle Istituzioni senza scopo di lucro.  Tra il 2023 e il 2024, l’incremento della spesa sanitaria (in termini nominali) è stato del 3,3%, grazie all’aumento della componente pubblica; la spesa privata ha fatto invece registrare una diminuzione del 2,5%. Nel complesso del periodo 2019-2024, la dinamica è stata caratterizzata da una crescita media annua del 3,8% per la spesa.

Redazione Ansa (6/11/2023)

Canzone del giorno: Nothing Even Matters (1998) - Lauryn Hill
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martedì 4 novembre 2025

Continua a scorrere

L’omo, va a sapiri pirchì, si fa pirsuaso istintivamenti che ogni cangiamento comporti un certo movimento, ’nveci i cangiamenti veri succedono ammucciati sutta all’apparenza dell’immobilità. «Il tempo si è fermato» si usa diri in certe occasioni. Ma è un’illusioni, il tempo non si ferma mai, continua a scorrere sempri e addiventa cchiù veloci soprattutto quanno non tinni adduni. E quanno finalmenti tinni adduni, tutto il tempo attrassato che non hai sentito passare t’arriva di supra come ’na valanga, un fiumi in piena, e tu ne veni travolto, arrischi di moriri assufficato. 

Andrea Camilleri, Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011)

Canzone del giorno: Time Marches On (2011) - David Cook
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domenica 2 novembre 2025

Computo metrico

Makkox, da google.it


















Canzone del giorno: Under The Bridge (1991) - Red Hot Chili Peppers
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sabato 1 novembre 2025

Playlist Ottobre 2025

     1.      Canned Heat, One More River To Cross – (One More River To Cross – 1973) – Bussola

2.      Bob Dylan, Beyond the Horizon – (Modern Times – 2006) – Oltre le bandiere

3.      Bob Marley & The Wailers,War – (Rastaman Vibration – 1976) – Nullo Salus Bello

4.      Adam Gregory, Memory Like That – (Workin’ on It – 2002) – Memoria pluriennale

5.      Donovan, Sailing Homeward – (Essence to Essence – 1973) – Ritorno a casa

6.      Tom Waits, Last Leaf – (Bad As Me – 2011) – L’umanità dopo l’odio

7.      Edoardo Bennato, Una Settimana…un giorno… – (Non farti cadere le braccia – 1973) – Un giorno

8.      Blue Oyster Cult, Screams – (Blue Oyster Cult – 1972) – La nuova paranza

9.      Stephan Stills, Grey To Green – (Right By You – 1984) – Grigio

10.   Ornella Vanoni, Camminando – (Calma rivoluzionaria – 2023) – Bisogna camminare

11.   Janiva Magness, Who Will Come for Me – (Love Wins Again – 2016) – Tregua o pace?

12.   Diana Ross, Experience – (Eaten Live – 1985) – L’esperienza

13.   Toronzo Cannon, Strenght to Survive – (Chicago Way – 2016) – Fiore da preservare