Nemmeno la fantasia di Ian Fleming creatore di James Bond, avrebbe potuto immaginare una simil Spectre immobiliare come il cosiddetto Board of Peace. Questa specie di Rotary dei costruttori è stata creata da, ed è al servizio di, quel moderno satrapo occidentale che risponde al nome di Donald Trump. Il presidente americano, dopo essersi arricchito esponenzialmente usando, nel silenzio e nella piaggeria generale, il proprio potere politico in pieno conflitto di interessi emettendo persino una sua criptovaluta, vuole giocare a Monopoli sulle macerie della Striscia di Gaza. Quel progetto israelo-americano che aveva indignato tutto il mondo, e cioè la "Riviera" di Gaza fatta di grattacieli, hotel di lusso, casinò e spiagge dorate, sta per tradursi in realtà. E la quasi totalità dell'opinione pubblica non riesce più a reagire, paralizzata dal miraggio del cessate il fuoco proclamato l'ottobre scorso. Ovvio che l'ipotesi che l'esercito israeliano avrebbe smesso di assassinare decine di migliaia di innocenti facesse tirare un sospiro di sollievo. Purtroppo le cose sono andate diversamente. Israele non ha rispettato nessuna condizione di quell'accordo e continua a far piovere bombe sulla gente, ad affamare la popolazione civile, lasciarla al freddo e far morire di stenti i più deboli. E ora su quelle macerie ballano gli affaristi riuniti nel Board of Peace, un organismo presieduto a vita da Trump e al quale accedono solo coloro che aggradano al signore. Hanno ragione i democratici americani quando sfilano per le strade urlando «No Kings» (e su di loro Trump posta un video in cui è alla guida di un aereo che fa cadere escrementi sui dimostranti roba tra scatologia infantile e disprezzo assoluto). Solo chi ha una concezione di sé come un regnante per diritto divino può concepire un organismo a sua immagine e somiglianza. La corsa a partecipare al Board comprende un fior fiore di paesi autoritari non occidentali, con l'ovvia eccezione dell'Ungheria e altri membri minori dell'Ue che — soprattutto la prima — continuano a viaggiare su binari sempre più divergenti dalle norme che informano l'Unione. Ogni paese democratico non può che guardare con ribrezzo questa creatura: la sua impostazione monarchico-regale contraddice la logica di pari diritti e dignità inerente a qualunque organismo internazionale. Nonostante ciò, alla fine, anche il nostro governo è andato a baciare la pantofola trumpiana. Per aggirare conflitti di costituzionalità ha usato una classica formula italiota vado ma sto sull'uscio, a fare l'osservatore. In effetti Meloni non poteva esimersi dal correre alla corte di colui del quale condivide la visione politica traendone ispirazione il messaggio di impunità lanciato alle forze dell'ordine con il decreto Sicurezza fa il paio, ancora in sedicesimo per ora, con quella garantita al ke dall'amministrazione Usa. Nei momenti più glaciali della Guerra fredda i comunisti strillavano al servilismo democristiano nei confronti degli Stati Uniti, ma in realtà quei governi non facevano altro che coltivare buoni rapporti nel contesto dell'alleanza transatlantica. Erano inquietudini mal riposte l'America, pur con i suoi gravi difetti, aveva istituzioni politiche che ispiravano. Ora è un paese da temere per il suo complesso tecnologico-militare (versione aggiornata di quello industriale-militare denunciato a suo tempo dal presidente Eisenhower) e per la torsione autoritaria-narcisista della sua presidenza il Board ne è espressione. È quindi indecoroso, benché coerente con la sua intima natura, che il governo vi partecipi, seppur sulla soglia. Ma il messaggio è chiaro: siamo gli ascari trumpiani in Europa, appena meno zelanti di Orbán.
Piero Ignazi, Domani (20/2/2026)
Canzone del giorno: Privileged At Birth (2010) - Nick Moss
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