nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

giovedì 30 gennaio 2025

Avere un debole

Ognuno ha un debole per qualcosa: uno ha un debole per i levrieri; l’altro si crede un grande intenditore di musica; un terzo è maestro in grandi abbuffate; un quarto nel recitare una parte almeno un dito più elevata di quella che gli compete; un quinto, dai desideri più limitati, dorme e sogna di andare a passeggio con un aiutante di campo; un sesto è poi dotato di una mano che sente il desiderio sovrannaturale di piegare un angolino a qualche asso o due di quadri.

Nikolaj Gogol’ (1809 – 1852), Le anime morte (1842)

Canzone del giorno: Not Ready Yet (1996) - Eels
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lunedì 27 gennaio 2025

Esibizioni

Sono davvero periodi cupi e tristi quando la ferocia viene esibita come un valore, quando il disprezzo della vita altrui – soprattutto la vita dei poveri e dei meno fortunati – diviene un elemento di successo politico. Era lecito aspettarsi il peggio dal ritorno alla presidenza statunitense di un Donald Trump privo di freni inibitori, attorniato da una corte di tecnocrati miliardari insofferenti di ogni regola; e infatti il peggio sembra essere arrivato oltre ogni timore. Questi primi giorni sono un diluvio di ordini esecutivi, alcuni palesemente incostituzionali, che vanno a minare alcuni dei principi cardine della democrazia americana. Stupisce la brutale crudezza con cui la nuova amministrazione intende trattare i migranti: separare le madri dai figli piccoli, come promesso dal nuovo “zar” della lotta all’immigrazione, Tom Homan; attuare una grande deportazione di donne e uomini, abolire l’automatismo dello jus soli, cardine fondativo della società statunitense: se nasci in America sei americano. Ma a destare ancor più stupore è l’amara costatazione che tutto ciò venga accolto dai sostenitori repubblicani con grande soddisfazione. La crudele indifferenza verso la sofferenza altrui viene celebrata come una virtù da esibire e da premiare; la brutalità delle politiche, il disprezzo verso chi raccomanda prudenza e solidarietà divengono mosse elettorali vincenti. Sarebbe tuttavia troppo facile ritenere che tutto ciò sia il simbolo di una “malattia” confinata negli Stati Uniti. Perché gli atteggiamenti muscolari, l’arroganza e la violenza del potere sembrano un aspetto comune di un bel pezzo del mondo contemporaneo. Dalla Russia di Putin, che massacra cinicamente i nemici quanto i suoi stessi soldati, alla politica minacciosa di Xi Jiping verso Taiwan e contro ogni dissenso interno; dal premier indiano Modi, il quale ha fatto dell’induismo un’ideologia politica intimidatoria nei confronti delle minoranze cristiane e musulmane, al razzismo messianico dell’ultradestra israeliana che ha impedito per mesi di fermare la sanguinosa guerra a Gaza. E questa “ferocia della politica” non risparmia l’Europa. I movimenti sovranisti e della destra estrema avanzano quasi ovunque nel Vecchio Continente, con i loro proclami di deportazioni di migranti, frontiere chiuse e intolleranza, speculando sulle paure nei confronti del futuro che ci attende. In Italia hanno comunque pagato i proclami elettorali per un “blocco navale” impossibile giuridicamente e tecnicamente quanto. Che deve fare l’Europa, ci si chiede continuamente, ora che la Russia si fa più aggressiva e che gli Stati Uniti minacciano di rompere quel legame speciale di amicizia e alleanza che rappresentava il pilastro dell’Occidente? In molti spingono per un riarmo massiccio, addirittura si parla di un 5% dei nostri bilanci per la difesa; una cifra iperbolica che assorbirebbe le risorse destinate al welfare. Altri suggeriscono di scimmiottare la minacciosa arroganza di Trump, per costruire una “fortezza Europa”. Ma snaturare i valori che sono stati alla base della costruzione dell’Unione Europea non sembra essere una cura ragionevole. Una massima di un generale britannico nell’India coloniale recitava: «Dimostriamo a questi selvaggi che possiamo essere più selvaggi di loro». Ecco, questa sarebbe la ricetta per perderci definitivamente. Non si tratta di voler immaginare un Europa incatenata a un buonismo sciocco e velleitario. Dobbiamo rafforzarci? Lo faremo. Dobbiamo essere più pronti a difenderci? Impareremo a farlo. Ma senza rinunciare ai nostri valori fondativi, che ci impongono di prediligere la diplomazia alla forza, la cooperazione agli ultimatum, il sedersi attorno a un tavolo piuttosto che rovesciarlo. Insomma, all’aggressività della politica neo-imperiale di Trump, alla cinica durezza esibita da troppi leader nel mondo, opponiamo una “geopolitica della gentilezza”, che guardi sì ai nostri interessi nazionali e continentali – sarebbe assurdo non volerlo fare – ma senza umiliare o minacciare gli altri. Diventare meno inconcludenti e farraginosi evitando di trasformarci in lupi affamati non deve suonare un’utopia velleitaria, ma il miglior regalo che possiamo fare a noi stessi.

Riccardo Redaelli, Avvenire (25/1/2025)

Canzone del giorno: Infinite Surprise (2023) - Wilco
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venerdì 24 gennaio 2025

Post Scriptum Film

Diamanti


REGIA: Ferzan Ozpetek
INTERPRETI: Luisa Ranieri, Jasmine Trinca, Elena Sofia Ricci, Vanessa Scalera, Geppi Cucciari, Anna Ferzetti, Mara Venier, Paola Minaccioni, Kasia Smutniak, Milena Mancini, Aurora Giovinazzo
SCENEGGIATURA: Elisa Casseri, Carlotta Corradi, Ferzan Ozpetek
FOTOGRAFIA: Gian Filippo Corticelli
MUSICA: Luciano Taviani, Carmelo Travia
DURATA: 135'

USCITA: 19/12
“Diamanti” di Ferzan Ozpeteck è un film che ha come scenografia inziale la terrazza di casa del regista, luogo deputato per incontrare 18 attrici a cui affidare i vari ruoli del suo nuovo progetto cinematografico. 
L’incontro delle donne in questo spazio a cielo aperto diviene momento di lavoro e di ispirazione per il regista da cui trae spunto per fare immergere immediatamente lo spettatore nella storia che intende raccontare. 
Ci si ritrova così catapultati a Roma negli anni ’70 e, precisamente, all’interno di una importante sartoria teatrale e cinematografica. 
Le attrici scelte da Ozpeteck divengono, così, un gruppo di donne che regge le sorti di un’atelier artigianale in un momento fondamentale: realizzare i costumi per il nuovo film di un’importante regista. 
La sinfonia di voci femminili all’interno della sartoria diviene un intimistico microcosmo che permette a Ozpeteck di omaggiare l’universo femminile seguendo alcuni dei canoni tipici dei suoi lavori cinematografici: intersecazioni di storie personali, regia avvolgente, colori con tinte vivaci, l’amore in tutte le espressioni.
Ad ogni attrice egli affida un ruolo che rivela, in più aspetti, la fragilità ma, nello stesso tempo, la forza di ogni donna. 
Il carattere del film diviene intimistico grazie alla capacità del regista di ben delineare la profondità psicologica dei vari personaggi che ben ruotano fra le due sorelle protagoniste del film, l’algida Alberta (la sempre brava Luisa Ranieri) e la tormentata Gabriella (nei ruoli drammatici Jasmine Trinca è insuperabile).
Il racconto è denso e procede facendo scorrere, a volte con più incisività a volte meno, tanti momenti che, anche quando diventano incresciosi, sono pennellati in modo armonico dal regista. D’altronde il successo del film al box office dimostra come egli sia riuscito, in modo profondo, a toccare le corde emotive degli spettatori.

Canzone del giorno: Diamanti (2024) - Giorgia
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martedì 21 gennaio 2025

Prova di forza

Un presidente «muscolare» che fin dal primo giorno prende provvedimenti incisivi su immigrazione, razza, sessualità, energia, ambiente, libertà di parola, informazione, eliminazione di tutele per i dipendenti pubblici, comprese alcune misure controverse che potranno essere contestate nelle sedi giudiziarie o davanti al Congresso. Trump vuole imporre una svolta radicale all'America in molti campi e nel discorso pronunciato subito dopo il giuramento giustifica in due modi le forzature di norme, prassi e rapporti istituzionali che si accinge a compiere. Una spiegazione ha un sapore mistico, legato agli attentati subiti: «La mia vita è stata salvata da Dio affinché io faccia di nuovo grande l'America». L'altra è politica e ribalta i termini della questione interpretando in modo estensivo il significato del voto del 5 novembre scorso: «Gli elettori mi hanno dato un mandato per capovolgere totalmente l'orribile tradimento subito da tutti noi, restituendo ai cittadini fiducia, benessere, libertà e democrazia». Insomma, non una rivoluzione ma la restaurazione del suo buongoverno. [...] L'America disegnata da Trump è già in guerra con l'immigrazione: quella clandestina con la dichiarazione dello stato d'emergenza al confine col Messico, quella delle gang criminali che verrà combattuta coi poteri speciali ricavati rispolverando una legge vecchia di oltre duecento anni: l'Alien Enemies Act del 1798. Ma anche quella che vuole essere legale: gia ieri mattina è stata disposta la chiusura immediata della app CBP One con la quale ogni giorno sono fin qui entrati legalmente negli Usa 1.45o immigrati al giorno. Il sistema è stato bloccato mentre tutti gli appuntamenti già dati sono stati cancellati. Nel mirino di Trump anche energia e ambiente: di nuovo fuori dagli accordi di Parigi sul clima, smontato il Green New Deal democratico, cancellate le norme varate da Biden per favorire la diffusione dell'auto elettrica e, soprattutto, la dichiarazione di un'emergenza energetica per aumentare ulteriormente l'estrazione di idrocarburi. Ma l'America sta già producendo petrolio e gas a livelli record, non c'è alcuna crisi. [...]  Ancora: solo un breve passaggio sulla riforma della macchina dello Stato affidata a Elon Musk, citato soprattutto per la volontà di andare a piantare la bandiera americana su Marte. Nulla sul ruolo dei tycoon della tecnologia che stanno entrando in molti centri nevralgici del governo, dal ministero della Difesa a quello della Sanità, né sullo sdoganamento e la diffusione delle criptovalute nelle quali, pure, si sta impegnando in prima persona come presidente e come imprenditore col lancio di una moneta digitale col suo volto che già assicura alla sua famiglia profitti miliardari. E tra gli ordini esecutivi ce n'è anche uno che dovrebbe consentirgli di licenziare molti funzionari pubblici di carriera per sostituirli con fedelissimi molto al di là delle nomine consentite quando cambia il colore politico del governo. Forzature probabilmente destinate ad essere contestate in sede giudiziaria. Ma per ora, mentre Biden vola al sole della California, gli ex presidenti democratici se ne vanno in silenzio e Hillary Clinton scuote la testa, non si vede chi possa contestare compressioni dei diritti e conflitti d'interesse davanti alla marcia trionfale del «nuovo che avanza».

Massimo Gaggi, Corriere della Sera (21/1/2025)

Canzone del giorno: Showdown (1973) - Electric Light Orchestra
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domenica 19 gennaio 2025

Si sciolgono

I piatti che mi prepara mia moglie si sciolgono in bocca. Mi piacerebbe che imparasse a scongelarli, prima.

Jack Klugman (1922 – 2012)

Canzone del giorno: Ice Cream Man (1973) - Tom Waits
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giovedì 16 gennaio 2025

Il fragile compromesso

L’accordo su liberazione degli ostaggi israeliani e cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è frutto delle forti pressioni esercitate da Donald Trump ma è appeso a un filo. Si tratta infatti di un compromesso fragile perché tanto Israele che Hamas lo interpretano solo come una tappa verso un obiettivo strategico che permane: eliminare l'avversario. Per questo motivo l'ostacolo spuntato e rientrato nell'ultimora sul controllo del corridoio Philadelphi — che separa la Striscia dall'Egitto — è lo specchio di una vulnerabilità intrinseca ad ogni dettaglio del compromesso raggiunto dai mediatori a Doha. A rendere possibile la tregua dopo 15 mesi di guerra feroce, con un bilancio pesante di vittime e sofferenze civili su entrambi i fronti, sono state le forti pressioni del presidente americano eletto, Donald Trump, che ha minacciato di scatenare l' "inferno" per far comprendere a tutte le parti in causa — inclusi Qatar, Iran e Turchia, protettori di Hamas — che il prezzo del fallimento sarebbe stato troppo alto da sopportare. Poiché la richiesta di Trump è sempre stata di raggiungere l'intesa sulla liberazione degli ostaggi entro il giorno del suo insediamento a Washington, il 20 gennaio, il fattore-tempo ha imposto di ricorrere all'unico schema d'accordo già esistente — tre fasi successive per superare gli ostacoli — frutto della mediazione del presidente uscente, Joe Biden, avvenuta in estate. Ma se questa è la cornice della forte pressione esterna, risultato della collaborazione de facto fra Trump e Biden, che ha portato Hamas e Israele a convergere sulla tregua, i contenuti concordati sono resi vulnerabili dal fatto che i contendenti restano convinti di avere entrambi almeno un'altra mano a disposizione per poter prevalere sull'avversario. Dietro la maratona di trattative mozzafiato a Doha, in Qatar, fra gli inviati del premier israeliano Benjamin Netanyahu e i rappresentanti del leader di Hamas Mohammed Sinwar — successore del defunto fratello Yahia, mente dell'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele che ha dato inizio al conflitto — resta infatti la netta divergenza sull'interpretazione di quanto sta avvenendo a Gaza che rispecchia la profondità del feroce conflitto in corso. Israele ritiene che Hamas sia in ginocchio: con la leadership decapitata, gran parte della struttura militare distrutta, decine di migliaia di combattenti eliminati, senza più il secondo fronte di Hezbollah nel Sud Libano e con l'alleato di Teheran molto indebolito, il movimento jihadista viene considerato destinato alla sconfitta totale, obbligato a giocare la carta dei 98 ostaggi — vivi o morti — che ancora detiene per guadagnare tempo prezioso nel tentativo di riorganizzarsi e continuare a combattere il più a lungo possibile. Ovvero, il governo di Gerusalemme vede l'accordo sulla tregua come l'inizio del tramonto di Hamas, destinata a non avere alcun futuro nella Striscia di Gaza a guerra finita, quando inizierà la ricostruzione. Ma Hamas interpreta lo stesso accordo in maniera opposta perché la liberazione di un numero limitato di ostaggi nella prima fase gli consente di sfruttare la pausa di 42 giorni per tornare in possesso delle aree della Striscia da cui l'Idf si ritirerà, accogliendo come eroi i detenuti palestinesi che saranno liberati dalle carceri israeliane e celebrando come una "vittoria" il risultato di essere ancora in piedi nonostante i duri colpi subiti. Rivendicando tale sopravvivenza, agli occhi dell'intero mondo arabo, come il successo militare capace di rilanciare la sfida mortale all' "Entità sionista" e anche all'Autorità nazionale palestinese del "corrotto" Abu Mazen in nome di una Jihad che vuole realizzare il "Califfato" nell'intero Pianeta. Puntando a mietere consensi e reclutare seguaci grazie alla campagna globale di delegittimazione di Israele, dai campus nordamericani alle organizzazioni internazionali, ottenuta con un altro successo: usare i civili palestinesi come scudi umani per gettare la responsabilità del bilancio di vittime sul 'Idf. Insomma, Mohammed Sinwar vede nella tregua la vittoria della strategia di Hamas studiata dal fratello Yahia, testimoniata dalla sopravvivenza del movimento e destinata ad avvicinare la cancellazione di Israele dalla carta geografica. La differenza di approccio alla tregua fra Israele e Hamas è dunque di dimensioni tali da suggerire che è un momento di passaggio: il conflitto più lungo che il Medio Oriente ha visto dal 1948 entra in una nuova fase nella quale l'unica certezza è che tutti i protagonisti, per un motivo o per l'altro, rispettano Trump come non temevano Biden.

Maurizio Molinari, Repubblica (16/1/2025)

Canzone del giorno: A Fragile Thing (2024) - The Cure
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martedì 14 gennaio 2025

Intellettuario

Qualche anno fa nessuno avrebbe usato verbi come spoilerare, googlare, linkare o taggare. Oggi fanno parte del linguaggio comune, perché rappresentano azioni che compiamo ogni giorno. Abbiamo pensato ad un neologismo che possa rappresentarci nel 2025: intellettuario. Siamo partiti da intellettuale «persona fornita di una buona cultura o cultore di studi» e lo abbiamo unito a precario «colui che non ha una continuità nel rapporto di lavoro» e quindi manca «di un reddito e di condizioni di lavoro adeguate su cui poter contare per la pianificazione della propria vita presente e futura». Centro di connessione tra intellettuale e precario è il lavoro. Anzi per la precisione il lavoro che non c'è o è talmente transitorio e insicuro, da rendere difficile l'esercizio della professione o del mestiere per cui si è tanto studiato. Contraddizione che esplode quando si considera la durata e l'intensità del periodo di studio, messe a confronto con la povertà e la provvisorietà delle occasioni lavorative. Viviamo in un Paese dove chi studia di più non è considerato di più. Anzi, spesso è vittima di un disprezzo neanche tanto nascosto. Nel saggio «Non sparate sulla scuola» (Solferino), Gianna Fregonara e Orsola Riva disegnano uno scenario allarmante. «Nei prossimi dieci anni la scuola avrà un milione e mezzo di studenti in meno. Tra meno di vent'anni anche all'università ci saranno 78.000 matricole e 390.000 iscritti in meno. Uno tsunami: perché la carenza di laureati rischia di compromettere le potenzialità di sviluppo dell'intero sistema Paese». Per concludere. Qualche anno fa Antonia Falcone pubblicò la propria esperienza per il sito professioearcheologo.it, scrivendo una semplice premessa: «Il lavoro va pagato. Sempre. Anche quando è mascherato da "gavetta" necessaria o quando da più parti ci si sente dire che il nostro è più che altro un "hobby"». Non c'è molto da aggiungere. Vale per tutti gli intellettuari.

Paolo Fallai, Corriere della Sera (13/01/2025)

Canzone del giorno: Comes Then Goes (2020) - Pearl Jam
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domenica 12 gennaio 2025

Mode passeggere

Non m’impressionano le mode passeggere diffuse tra i moralisti né quelle altrettanto passeggere che circolano tra gli snob. Questi ultimi sostengono di possedere il giusto tipo di cappello; i moralisti invece il giusto tipo di testa. Ma in entrambi i casi vorrei che mi fosse fornita qualche altra prova oltre alla loro abitudine di guardarsi allo specchio. 

Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936),  La serietà non è una virtù (1921)

Canzone del giorno: Mirrors (2013) - Justin Timberlake
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venerdì 10 gennaio 2025

Carpet Crawlers

Carpet Crawlers

Hoping they’ll find peace
Each thought and gesture are caught in celluloid
There’s no hiding in my memory
There’s no room to avoid […]

We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out

…………………

Sperando di trovare pace
Ogni pensiero e gesto è catturato su celluloide
Non c’è nessun nascondiglio nei miei ricordi
Non c’è alcuna stanza da evitare […]

“Dobbiamo entrare per uscire”
“Dobbiamo entrare per uscire”
“Dobbiamo entrare per uscire”

Genesis, Carpet crawlers (The Lamb Lies Down on Broadway - 1974)

Canzone del giorno: Carpet Crawlers (1974) - Genesis
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martedì 7 gennaio 2025

Post Scriptum Film

Giurato numero 2

REGIA: Clint Eastwood
INTERPRETI: Nicholas Hoult, Toni Collette, J.K.Simmons, Kiefer Sutherland, Leslie Bibb, Chris Messina
SCENEGGIATURA: Jonathan Abrams
FOTOGRAFIA: Yves Bèlanger
MUSICHE: Mark Mancina
DURATA: 144'
USCITA: 14/11

Tra le tante perle cinematografiche che, nel corso della sua attività di regista, è riuscito a regalare al grande pubblico, “Giurato numero 2” rappresenta una di quelle che rendono ancor di più prestigiosa la carriera di Clint Eastwood. Ancora una volta sfrutta la sua grande capacità di mettere sullo schermo, con mano esperta e sicura, una storia che si snoda fra dilemmi morali e piaghe del sistema giudiziario americano.
Un giovane ex alcolista, interpretato dal bravo Nicholas Hoult, è in procinto di diventare padre. La sua vita sembra avere preso una direzione giusta. È uscito fuori dal tunnel della dipendenza dall'alcol, ama una donna che si è rilevata indispensabile per dare una svolta alla sua esistenza, svolge la sua attività di giornalista con l’adeguata diligenza.
Il destino, però, riavvolge il nastro della sua vita. Proprio quando la moglie si trova negli ultimi mesi di gravidanza, viene convocato come giurato in un processo per omicidio. Un uomo dal passato criminale è accusato di avere ucciso, un anno prima, la sua ragazza dopo una violenta discussione avvenuta in un bar e alla quale hanno assistito i tanti clienti presenti.
Il colpevole ideale per i dodici giurati scelti e per il procuratore della contea, efficacemente interpretato da Toni Collette, che vuole sfruttare il caso per la sua imminente campagna elettorale.
Il magistrale tocco del regista cattura immediatamente l’attenzione del pubblico. In pochi minuti ci si ritrova fiondati all’interno dell’aula processuale nella quali si confrontano accusa e difesa. Bastano poche sequenze per renderci partecipi, anche attraverso propizi flash back, di una vicenda dai molteplici risvolti.
La verità di quanto accaduto non è quella raccontata in aula dall’accusa e alla quale vorrebbero uniformarsi quasi tutti i giurati esprimendo un verdetto di condanna contro l’imputato. 
Se non fosse stato sorteggiato come giurato, neanche il protagonista avrebbe acquisito consapevolezza di ciò che è veramente accaduto quella sera fuori dal bar e la sua vita avrebbe preso un altro (più tranquillo) percorso. 
La realtà, invece, è spesso implacabile e Clint Eastewood, alla giovanissima età di 94 anni e sostenuto dall’accattivante sceneggiatura di Jonathan Abrahms, ci costringe ad uno sforzo psicologico per parlarci di sensi di colpa opprimenti, enigmi morali, paure interiori.
Un dramma giudiziario all’interno di tante altre dolorose avversità individuali e collettive.
Giurato numero 2 è un film che si presta alle molteplici letture grazie all’accortezza e alla maestria di uno dei più grandi rappresentanti della cinematografia internazionale.

Canzone del giorno: Dilemma (2024) - Green Day
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lunedì 6 gennaio 2025

Linfa

La speranza è la linfa del cuore. Senza quella non c'è nulla, solo oscurità.


Michael Connelly, La bionda di cemento (The Concrete Blonde), 1994


Canzone del giorno: Cuore (2023) - Baustelle
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sabato 4 gennaio 2025

La determinazione

La determinazione e l’essere determinati non hanno nulla a che vedere con la cocciutaggine, che è solo il frutto amaro di egoistica caparbietà, di ingiustificato orgoglio e di irrealistiche pretese. Facendo leva sulla classica virtù cardinale della fortezza, la determinazione si nutre di grandi ideali e di progettualità concrete. Come ci hanno testimoniato, tra i tanti, Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa e Liliana Segre. La determinazione, che difficilmente ha successo quando è praticata “contro” qualcuno, è una qualità che va esercitata “per” realizzare progetti. L’essere determinati è lo stato interiore e mentale di chi è risoluto nel definire l’ambito del proprio impegno per una vita riuscita. Per questo motivo è necessario che il pensare e l’agire con determinazione siano il frutto combinato di una convinta fiducia nelle proprie abilità e di una chiara e realistica consapevolezza del valore degli obiettivi. Oltre a contribuire a dare carattere di determinazione alle proprie azioni e parole, ciò costituisce premessa indispensabile per rafforzare le ragioni delle scelte personali. La determinazione smette, a questo punto, di essere il semplice, seppur legittimo, desiderio di raggiungere un obiettivo e impone di fare i conti in forma viva e costante con il contesto nel quale sono nati e del quale continuano a nutrirsi i propri “perché”. Anche per fare questo ci vuole determinazione. Solo così, infatti, la persona procederà su binari che permettono di tenere la rotta della propria vita, soprattutto nei momenti in cui il percorso si fa irto di difficoltà. Ci si accorgerà, allora, che pensare in grande agendo con fermezza – questo è, in fondo, essere determinati – può significare, in talune circostanze, essere pronti anche a fare qualche passo indietro e a darsi una data di scadenza per le proprie attese.

Nunzio Galantino, Il Sole 24 Ore (21/3/2021)

Canzone del giorno: Born To Move (1970) - Creedence Clearwater Revival
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giovedì 2 gennaio 2025

Ma và!

Vauro, da google.it

















Canzone del giorno: Fuck You (2013) - Bad Religion
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mercoledì 1 gennaio 2025

Infinite immensità

Più felice sono quando più lontana


Più felice sono quando più lontana

sospingo la mia anima dalla sua dimora d'argilla,

nel vento della notte quando la luna brilla

e lo sguardo vaga in mondi di luce.


Quando mi annullo e niente mi è accanto

né terra, né mare, né cieli tersi

ma soltanto lo spirito, che vaga liberamente

attraverso infinite immensità.

 

Emily Jane Brontë (1818 - 1848)


Canzone del giorno: Angels (1997) - Robbie Williams
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