nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 13 luglio 2024

Fatica

ll miglior riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie a essa.

John Ruskin (1819 – 1900)

Canzone del giorno: Carry On (1981) - JJ Cale
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mercoledì 10 luglio 2024

Elezioni francesi

Chi ha vinto? Chi ha perso? Dopo una campagna elettorale ricca di colpi di scena, compreso evidentemente il finale imprevisto (solo intravisto, in realtà, dai sondaggi), non è impossibile capire chi ha oggi migliori prospettive per il futuro politico. La situazione è in rapido sviluppo, ma qualche punto fermo non manca.

Emmanuel Macron

Non ha perso, ma non ha vinto. Il presidente è stato fortemente criticato per la sua decisione di sciogliere l’Assemblée, senza consultare praticamente nessuno. Oggi qualcuno rivaluta la sua scelta: l’alternativa sarebbe stata vedere il governo, di minoranza, continuamente eroso dalla propaganda dei lepenisti “vittoriosi” alle Europee. Non tutto è però andato come lui desiderava, probabilmente. Non ha previsto il cartello elettorale della sinistra, che probabilmente si scioglierà presto (ma non subito). Uno scenario che vedeva Bardella incaricato primo ministro, costretto a rinunciare subito o dopo un infruttuoso tentativo sarebbe stato, per il presidente, molto più proficuo politicamente. Ora sarà costretto, verosimilmente, a una difficile demi-cohabitation con i Républicains e una parte della sinistra. 

Gabriel Attal

Ha mantenuto la rotta, e ha avuto ragione. Il giovane primo ministro non sarà riconfermato nella carica ma ha da subito aperto la porta a una coalizione del “campo repubblicano”, dai gollisti fino alla sinistra non radicale, per il dopo elezioni. La sua vicinanza, in passato, al Parti socialiste lo ha aiutato ha tenere le porte aperte. Molti dei suoi ministri, e degli alleati di Macron non hanno capito e hanno adottato un approccio più rigido, soprattutto nel momento in cui si è trattato di decidere le desistenze, le rinunce alla candidatura per favorire lo sbarramento al Rassemblement nationale. È stato un errore: oggi la sinistra può rivendicare di aver contribuito all’affermazione del campo presidenziale e, nello stesso tempo, rimproverare ai macroniani di non aver fatto lo stesso fino in fondo. La distanza con Bardella, in termini di competenze e capacità di governare, emersa nel dibattito televisivo, ha sicuramente contribuito al risultato finale.

Marine Le Pen

Ha perso, inequivocabilmente. La vittoria alle Europee è stata la fonte della sconfitta alle Legislative e ora deve sciogliere questo paradosso per poter andare avanti. Ha sbagliato molti passaggi: ha tentato, negli ultimi giorni, di recuperare la visibilità perduta nei confronti del “delfino” Jordan Bardella, più bravo nell’intercettare il voto dei giovani (che restano però più affezionati alla sinistra) e nella de-diabolisation del partito. Ha fatto intravvedere un governo in continuo conflitto con il presidente, pronto a contestare le prassi costituzionali; ha evocato un colpo di stato amministrativo, che non c’è stato, così come nelle scorse settimane aveva parlato di un colpo di Stato di fronte alle sentenze del Conseil Constitutionnel che hanno abrogato alcune norme della legge sull’immigrazione. Sostenuta apertamente da Mosca, ha preso sull’Ucraina posizioni che, di fatto, aiutavano Putin, come il no all’uso delle armi francesi sul territorio russo. Troppi candidati, infine, «non dovevano essere candidati», come ha ammesso il vicepresidente del partito Louis Alliot: hanno ricordato che il vecchio Front national non è morto. Rispetto a Bardella è stata però più “istituzionale” nel riconoscere la sconfitta. Come se non ne fosse del tutto scontenta: «La vittoria è stata rinviata». Pensa alle presidenziali, ma il suo tempo potrebbe essere finito.

Jean-Luc Mélenchon

Vuol far credere di aver vinto, ma è destinato quasi sicuramente a perdere. Non è alla guida della coalizione della sinistra, che mal lo sopporta e, a differenza di quanto avvenne nel 2022, non lo ha indicato come candidato primo ministro e anche oggi, dopo il voto, prosegue su questa strada. Ha perso peso nella coalizione, le sue rigidità hanno allontanato diversi dissidenti – alcuni dei quali sono stati rieletti – e altri si sono sganciati dalla France Insoumise subito dopo il voto. È stato abile nel rivendicare per primo la vittoria e l’incarico di governo per il cartello elettorale del Nouveau front national, ma non può ottenere entrambi i suoi obiettivi: non restare isolato e non cedere sul proprio programma di democrazia radicale. Almeno uno dei due va abbandonato, più probabilmente il primo, anche per la situazione politica complessiva.

Marine Tondelier

È, al momento, l’astro nascente della sinistra francese. Segretaria degli Ecologistes, si è fatta notare per aver recuperato quell’approccio pragmatico che ha sempre caratterizzato i Verts, e che si era un po’ perso dopo la vittoria alle Europee del 2019 e, soprattutto, dopo le Amministrative del 2021. Nel voto per Strasburgo di giugno ha bloccato le ambizioni di Mélenchon, impedendo che si creasse un nuovo cartello delle sinistre guidato dal leader di La France Insoumise: è stata la scelta che ha poi permesso la nascita del Nouveau Front National su basi profondamente diverse dal cartello Nupes del 2022. Anche dopo il voto ha subito precisato che l’incarico di formare il governo non potesse andare all’alleato-rivale. Già in campagna elettorale ha invitato tutti a «essere adulti», senza troppo sbilanciarsi sulle possibili alleanze, ma facendo intravvedere un approccio molto aperto.

Riccardo Sorrentino, il Sole 24 Ore (8/7/2024)

Canzone del giorno: France (2004) - Keb' Mo'
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lunedì 8 luglio 2024

Ragnatele

Le leggi sono come ragnatele, che rimangono salde quando vi urta qualcosa di molle e leggero, mentre una cosa grossa le sfonda e fugge. Lo storico e filosofo greco Plutarco (I-II sec. d.C.) nelle sue Vite parallele attribuisce questa frase a Solone che di leggi s'intendeva, essendo considerato il supremo legislatore dell'Atene del VII-VI sec. a.C. Secoli dopo, in uno dei suoi tanti romanzi - per la precisione nella Casa Nucingen - lo scrittore francese ottocentesco Honoré de Balzac riprendeva l'idea così: «Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole vi restano impigliate». È, questo, un tema di perenne attualità. Esso può suscitare uno sdegno temporaneo; ma la realtà, ben più resistente, permane. Capita talora che tra coloro che più berciano denunciando la violazione del diritto vi sia chi si prodiga ad abbatterlo a colpi d'ascia col proprio potere, la propria influenza segreta o pubblica, l'intangibilità della propria situazione. Già i profeti biblici protestavano contro «i decreti iniqui" che negano la giustizia ai miseri e frodano del diritto i poveri» (Isaia 10, 1-2). Io, però, vorrei mettere l'accento sull'immagine della ragnatela. Nel nostro Paese in particolare, le leggi sono talmente tante da far sì che non sia più necessario sfondarle per violarle: è sufficiente che ci si aggiri con passo felpato in quel labirinto che sono i codici, per uscirne in modo indenne. Il grande Tacito nei suoi Annali già ci ammoniva: «Nella somma corruzione dello Stato, infinito è il numero delle leggi» (III, 27).

Gianfranco Ravasi, Avvenire (25/10/2002)

Canzone del giorno: Il ragno (1976) - Banco del Mutuo Soccorso
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sabato 6 luglio 2024

Forcone

Esistono persone che ci piacciono a pelle, altre che pensiamo che col tempo potremmo anche riuscire a farci piacere, e altre ancora che vorremmo semplicemente tenere lontane con un forcone.

Douglas Adams (1952 - 2001), La lunga oscura pausa caffè dell'anima (1988)

Canzone del giorno: I'm Nervous (1960) - Jimmy Reed
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giovedì 4 luglio 2024

Wimbledon

Se il principale sogno di ogni tennista è vincere Wimbledon un motivo c’è. Con i suoi 147 anni di vita è il torneo più antico e prestigioso di sempre. E’ il simbolo della tradizione per antonomasia: l’ultimo Slam che ancora si disputa sull’erba, superficie ormai sempre più rara, l’unico a potersi permettere di non avere sponsor sui teloni a bordocampo e a mantenere la ferrea tradizione di costringere i giocatori a scendere in campo "prevalentemente vestiti di bianco". Come scrisse una volta Gianni Clerici: "Wimbledon è qualcosa di più di un torneo, è una religione. È il Vaticano del tennis. È come per un cattolico andare in pellegrinaggio a San Pietro". […] Per chi ha la fortuna o la tenacia di accaparrarsi un biglietto per entrare a Wimbledon è d’obbligo anche accaparrarsi una tipica coppa di fragole con panna. E’ questo, fin dal 19° secolo, il cibo tradizionale che viene servito all'All England Tennis Club. In media vengono servite oltre 110mila porzioni, per un totale di 30 tonnellate di fragole e 8mila litri di panna. Senza dimenticare le 300mila le tazze di thé bevute durante il torneo, le 90mila pinte di birra e le 12mila bottiglie di champagne, quest’ultimo servito rigorosamente con una fettine di salmone. […] La coppa destinata al vincitore del torneo maschile è alta 45,7 cm e ha un diametro di 19 cm. E’ di argento dorato e pesa 3,5 kg. Ben visibile la scritta 'The All England Lawn Tennis Club Single Handed Championship of the World', con incise anno e nome dei precedenti vincitori. Con l'edizione del 2008 vinta da Nadal, però, terminò lo spazio a disposizione per le successive incisioni, così si decise di aggiungere un basamento con una banda ornamentale argentata per continuare la tradizione anche negli anni seguenti. La caratteristica principale (e la più curiosa) è l'ananas che si trova in cima alla coppa. Non esiste una spiegazione ufficiale, ma due versioni più accreditate: c'è chi lo fa risalire al fatto che i capitani delle navi britanniche mettessero un ananas davanti alle proprie abitazioni una volta rientrati da un lungo viaggio, a testimonianza del fatto di essersi spinti lontano in nome della regina e di aver fatto ritorno in patria, e c’è invece chi ritiene che sia stato apposto affinché il trofeo avesse qualcosa di unico ed esclusivo, proprio come lo era un ananas in Inghilterra a fine '800.

Jacopo Manfredi, Repubblica (27/6/2024)

Canzone del giorno: Fresh Strawberries (2013) - Franz Ferdinand
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martedì 2 luglio 2024

Autonomia differenziata

Riccardo Marassi, da google.it

















Canzone del giorno: The Difference (2007) - Anouk
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lunedì 1 luglio 2024

Playlist Giugno 2024

     1.      Nelly Furtado, Enemy – (The Spirit Indestructible – 2012) – Urne europee

2.      Phil Collins, Hang In Long Enough – (…But Seriously – 1989) – Nulla dies sine linea

3.      Elton John, Shine On Through – (A Single Man – 1978) – Europeismo dei fatti

4.      Rodney Crowell, Forty Miles From Nowhere – (Close Ties – 2017) – Assioma di Cole

5.      Tony Bennett, Laughing at Life – (Tony Bennett on Holiday – 1997) – Ridere è un mistero

6.      Spoon, Trouble Comes Running – (Trasference – 2010) – Superbonus

7.      Motta, Dov’è l’Italia – (2019) – Tricolore

8.      Robert Palmer, Mess Around – (Don’t Explain – 1990) – Borgo Egnazia

9.      Lazza, Cento messaggi – (2024) – Accettazione

10.   Christone “Kingfish” Ingram, Another Life Goes By – (662 – 2021) – Un abisso di disumanità

11.   Edoardo Bennato, Un giorno credi – (Non farti cadere le braccia – 1973) – In cima

12.   Bryan Ferry, Taxi – (Taxi – 1993) – Taxi

13.   Electric Light Orchestra, Sorrow About To Fall – (Balance Of Power – 1986) – Il dolore dimenticato