nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 14 ottobre 2023

Something To See

No war no greed

That would be something to see

I hope I live that long

 No blood in the streets

Just a distant memory


Nessuna guerra, nessuna avidità

Sarebbe qualcosa da vedere

Spero di vivere così a lungo

Niente sangue nelle strade

Solo un ricordo lontano


Tracy Chapman, Something To See (2008) – dall’album Our Bright Future 


Canzone del giorno: Something To See (2008) - Tracy Chapman
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mercoledì 11 ottobre 2023

I punti interrogativi d'Israele

Che cosa fare? È una domanda atroce quella che attraversa Israele. Perché, se la risposta più ovvia è farla pagare a Hamas e cancellarla, tutti gli svantaggi delle guerre asimmetriche emergono come un tormento. Bombardare? Israele lo sta facendo e molto spesso avverte che quel palazzo sta per essere colpito (è una democrazia, quella che affronta un nemico terrorista) per evitare vittime civili. Ma così si salvano anche i miliziani. E la misura non basta a evitare vittime civili. Puoi radere al suolo una terra densamente popolata nella quale migliaia di miliziani si nascondono in mezzo a quasi due milioni di civili? In un certo senso Hamas tiene in ostaggio, oltre a un centinaio di israeliani, anche il suo stesso popolo, usandolo come uno scudo umano. Credete che non avessero previsto la risposta israeliana? È che gli va bene, approfondisce il solco di odio, tanto peggio tanto meglio. Puoi entrare via terra ma le perdite da entrambe le parti non possono che essere molto alte, e devi sperare che l’Egitto apra la frontiera a migliaia di civili in fuga, ciò che ti consentirebbe di muoverti più liberamente nello scovare covi e provare a liberare ostaggi. Nelle guerre ho imparato che devi provare a ragionare con la testa del nemico, per vincerlo. Cosa si aspetta Hamas? Quello che sta succedendo: istigazioni al confine nord con il Libano, abbastanza da tenere impegnate una parte delle forze nemiche. Bombardamenti subìti a Gaza, con le immagini di bambini morti e feriti, per scaldare le piazze arabe. E soprattutto il peggiorare della situazione nella West Bank, la Cisgiordania. Scontri sono segnalati a Hebron e Qalqylia: la tremebonda Autorità Palestinese è sopraffatta dall’iniziativa di Hamas. Se scoppia la Cisgiordania, Hamas ha vinto anche il secondo atto di questa guerra, che vuole rendere permanente. Se Israele vuole vincere, deve usare durezza tattica senza smettere di interrogarsi sul dopo: impossibile non negoziare con qualcuno, che sia Abu Mazen o il Qatar, con l’obbiettivo di arrivare prima o poi all’unica convivenza possibile, due popoli e due Stati.

Toni Capuozzo, ultimabozza.it (10/10/2023)

Canzone del giorno: Not Too Late (1996) - Satchel
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lunedì 9 ottobre 2023

Oltre

Oltre ogni possibile immaginazione, Israele è ferita come non mai mentre Hamas festeggia la morte di centinaia di ebrei e migliaia di feriti. È stato un disastro, le difese del mitico esercito di Israele sono crollate. I missili hanno colpito e i terroristi hanno insanguinato quasi tutto il territorio nazionale. Tel Aviv e Gerusalemme sono finite nei rifugi. Il sud si è coperto di morti e feriti. È stato il giorno della sorpresa, dello stupore anche se adesso nell'inizio della nuova impresa «Spade d'acciaio» combatte duramente per non subire mai più un simile sfregio. Ci sono stati eroi, la gente ha combattuto contro un furioso assalto, programmato per mesi, chissà con quanto aiuto, soldi, uomini dell'Iran e dei suoi amici. Ma anche se in queste ore Israele, come ha detto Netanyahu, è in una autentica guerra di difesa che «ferma l'attacco, punisce i responsabili, dissuade chi ambisce a unirsi a Hamas». Sono corsa una decina di volte nel rifugio al suono della sirena con parte della mia famiglia. Siedi nella semioscurità e senti le esplosioni, poi si spengono e puoi uscire. Pensavo nella stanzetta polverosa a una neonata a Kfar Aza, nel nord. Ha pianto otto ore da sola, finché qualcuno l'ha trovata nella polvere di una casa vandalizzata. I suoi forse sono ostaggi o ammazzati o impazziti di paura quando dalla Striscia sono arrivati su un camion nel loro villaggio un centinaio di terroristi urlanti, con i kalashnikov, una torma selvaggia, con l'ordine di Ismail Hanye dal Qatar e di Yehie Sinwar e di Muhammad Deif da Gaza di «uccidere quanti più ebrei possibile» e di rapire, terrorizzare, picchiare. Quella bambina ignara e disperata è per me il simbolo di una giornata simile forse soltanto a quell'Yom Kippur di un giorno e 50 anni fa, nel 1973, quando mentre la gente d'Israele andava al tempio, fu aggredita da tutte le parti, per poi vincere miracolosamente Egitto e Siria, ma prima perse migliaia di ragazzi. Le sirene furono l'inizio di un incubo. Hamas e la Jihad Islamica si sono ripassati parecchie volte quella vicenda. […] Un gruppo di varie centinaia di giovani riuniti nel deserto per una festa, è fuggito mentre gli sparavano addosso: andava, tornava nel deserto come anatre-bersaglio in uno stagno, alcune decine sono spariti, forse rapiti o uccisi. I terroristi hanno rubato carri armati e veicoli militari e ucciso tutti i soldati di guardia in una postazione vicina a Gaza; a Ofakim, a Sderot si sono scatenati, avidi di uccidere e di portarsi via quanti più prigionieri. Nella sala da pranzo del kibbutz Beeri si sono ancora 50 prigionieri di Hamas. Il sangue è scorso a fiumi. Gli ostaggi sono centinaia: vecchiette caricate su motociclette, giovani e ragazze legati, sanguinanti, col mitra puntato alla tempia, trascinati, picchiati. È un trauma ancora indefinito, un'ansia sconosciuta, per cui anche il capo dell'opposizione ha dichiarato che è pronto a formare un governo di coalizione: Israele si sente messa a rischio, beffata. E il lutto è grande: tutto l'epos è in crisi, anche se già si conoscono molte storie di resistenza eroica. Ma come è potuto accadere tutto questo, l'uno chiede all'altro? L'Iran ha aiutato a programmare la maggiore operazione che Hamas, con la Jihad abbia mai intrapreso? La risposta logica è certa e la sua dichiarazione di sostegno si unisce alla ferocia e al razzismo che ieri ha avuto una sua rappresentazione plastica. Adesso resta la guerra. Occupare Gaza? Lasciare di nuovo in piedi Hamas che solo ieri ha cosparso Israele di sangue e lutto? Si discute, mentre intanto si cerca di distruggere le strutture principali. Ma non basta. La deterrenza non è mai sufficiente. Ci vuole la prevenzione.

Fiamma Nirenstein, Il Giornale (8/10/2023)

Canzone del giorno: Cry (2004) - James Blunt
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sabato 7 ottobre 2023

Chi sa fare...

Giacomo: Giovanni guarda, non so proprio come dirtelo, ma i mobili di tua madre fan veramente cagare.

Giovanni: Ma cosa ne vuoi capire tu Giacomo, non sai neanche cos'è una pialla!

Giacomo: Ma cosa c'entra? Non è che uno deve costruire i mobili per saperli apprezzare!

Giovanni: No caro: chi sa fare, sa capire!

Giacomo: Ma che cazzo di proverbio è?

Giovanni: Non è un proverbio: è la vita, Giacomo!

Chiedimi se sono felice (2000), Regia di Aldo, Giovanni e Giacomo e Massimo Venier


Canzone del giorno: Una sera con gli amici (2013) - Elio e le Storie Tese
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mercoledì 4 ottobre 2023

Nagorno Karabakh

Siamo disponibili a difendere qualsiasi animale in via di estinzione, ma evidentemente non siamo disposti a fare niente per gli armeni del Nagorno Karabakh: chi ha scritto che più di 100.000 armeni in pochi giorni stanno abbandonando come profughi la loro terra sbaglia. Non hanno scelto di abbandonare una terra alla quale sono legati da secoli, non hanno scelto di abbandonare le loro antichissime chiese e i loro monasteri, che saranno distrutti con i bulldozer: sono stati costretti a farlo per salvarsi la vita. L'Unione europea non ha mosso un dito per protestare contro gli azeri, per fermare la cacciata di un popolo antico dalla terra che occupava da millenni. Anzi, insistono con il chiamare gli armeni del Nagorno Karabakh separatisti, sposando il punto di vista azero. Come può essere considerato separatista un popolo che vive in quel territorio, senza mai averlo lasciato, da 2500 anni? Il motivo di questo vergognoso silenzio sta nella necessità di comprare il gas dell'Azerbaigian, e nella dipendenza da Erdogan, che può liberare valanghe di immigrati verso i nostri confini. Ma forse sta anche in qualcosa di più profondo, cioè dalla difficoltà per noi europei secolarizzati di sentire quegli antichi cristiani, ancora appassionatamente legati alla loro tradizione religiosa, vicini a noi, simili a noi, quindi avamposto orientale di una cultura europea da difendere. Ci stiamo dimostrando indifferenti alla loro sorte, forse perché da lontano ci appare strano che siano così legati alle loro croci con i fiori, ai loro strani e antichissimi riti, e soprattutto che siano disposti a morire per non rinnegare la loro fede. Livediamo come portatori di qualcosa di antico e lontano, che forse ci pare classificabile come folclore più che come una religione moderna e rispettabile. Il Papa stesso li ha sempre difesi debolmente. Del resto i ricchi regali con cui il governo azero si conquista le simpatie dei politici europei - condito da chili di fantastico caviale, Le monde parla di "diplomazia del caviale" - forse sono arrivati anche in Vaticano. O almeno sono stati ben visti i soldi per i restauri delle catacombe di Commodilla e di alcuni dei preziosi beni artistici conservati in San Pietro, tanto che la moglie del presidente azero Aliyev è stata insignita della più alta onorificenza vaticana riservata ai laici. Sì, sembra proprio che il dolore degli armeni infastidisca tutti, e tutti pensino che comunque non sono affari che ci riguardano come europei. Invece ci riguardano e ci riguarderanno: i turchi infatti non nascondono il progetto di passare alla conquista dell'intera Armenia, considerata una inutile enclave incuneata nel mondo islamico. Il progetto di genocidio che sembrava sventato dopo la prima guerra mondiale troverà così completa realizzazione, e proprio sotto i nostri occhi indifferenti. Per la seconda volta l'Europa volta la testa davanti a un crimine contro l'umanità, a un attentato alla sopravvivenza di un popolo intero. L'Occidente è pronto a rinnegare perfino le proprie origini pur di non pagare il prezzo che il coraggio comporta.

Lucetta Scaraffia, La Stampa (3/9/2023)

Canzone del giorno: Shout (1985) - Tears for Fears
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lunedì 2 ottobre 2023

Essere bambino

Mauro Biani, da google.it














Canzone del giorno: Ninna Nanna (2007) - Teresa De Sio
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domenica 1 ottobre 2023

Playlist Settembre 2023

1.      Noel Gallagher’s High Flying Birds, Open The Door, See What You Find(Council Skies – 2023) – Cucina povera

2.      The Modern Lovers, Modern World – (The Modern Lovers – 1976) – Di parte

3.      Rainbow, Eyes Of  The World – (Down To Earth – 1979) – Intrattenuti

4.      Julia Stone, Winter On The Weekend – (The Memory Machine – 2010) – Il dovere di agire

5.      Francesco Bianconi, L’abisso – (Forever – 2020) – Tronco divelto

6.      Roy Rogers & Norton Buffalo, The Massage – (Travellin’ Tracks – 1992) – L’era della povertà educativa

7.      Darren Hayes, Sense of Humor – (The Tension And The Spark – 2004) – Umorismo

8.      Ben Howard, Follies Fixture – (The Collection From The Whiteout – 2021) – Asset della follia

9.      Samuele Bersani, Mezza bugia – (Cinema Samuele – 2000) – Incomunicabilità

10.   Ornella Vanoni ft. Vinicius de Moraes - Toquinho, Io so che ti amerò(La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria – 1976) – Esempi di amore

11.   John Waite, No Brakes – (Mask of Smiles – 1985) – Debito senza freni

12.   Scott Hoying, Four – (Parallel – 2023) – Quattro

13.   Foy Vance, Burden – (The Wild Swan – 2016) – Fardello