nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

sabato 14 maggio 2022

Sistemazione


La calma o l'agitazione del nostro umore non dipende tanto dalle cose più importanti che ci accadono nella vita, quanto da una sistemazione comoda o sgradevole delle piccole cose che capitano tutti i giorni.

François de La Rochefoucauld (1613 - 1680), Massime (1678)

Canzone del giorno: The Little Things (2015) - Toto
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mercoledì 11 maggio 2022

Armata rossa

È stata una parata senza colpi di scena. Anche il discorso di Vladimir Putin si è limitato all’opera, ormai usuale, di riscrittura della storia, a uso e consumo della propaganda interna. Non ci sono state dichiarazioni di guerra totale e nemmeno un’impossibile mobilitazione generale. Nessun riferimento allo spauracchio della guerra nucleare, né tantomeno proclamazioni di vittoria. Dopo oltre due mesi di guerra, l’esercito russo preferisce volare basso. Assomiglia a una tigre di carta. Dove sono le capacità fantasmagoriche vantate dal Cremlino da almeno un decennio? Che farsene di armi ipertecnologiche, come gli avveniristici carri Armata, impettiti anche ieri sulla Piazza Rossa, ma non ancora pronti? Ai reparti al fronte servirebbero innanzitutto radio criptate e pneumatici moderni, l’abc di un esercito. L’“Armata rossa” di oggi è sempre più fragile. Pare una somma di debolezze. È senza fanterie, un dato che rispecchia la povertà demografica del Paese. Il comando in battaglia è ingessato. I generali sono costretti a esporsi in prima linea per impartire direttive lineari; spesso ci lasciano le penne. Di fronte a un nemico abilissimo nella guerriglia, tutto mobilità e azioni di disturbo, servirebbe libertà di iniziativa ai più bassi livelli. Ma non ve n’è traccia. Neanche nella battaglia del Donbass. L’obiettivo, ridimensionato rispetto alle aspettative iniziali, avrebbe dovuto suggellare la riscossa immediata dell’esercito russo. E invece qualcosa non va. Per circondare i 40mila ucraini che presidiano il teatro, i russi avrebbero bisogno di 150mila uomini. Arrivano a mala pena a 100mila. […]Forse i russi alla fine vinceranno la battaglia del Donbass. Per ora gli ucraini li contengono quasi ovunque. Hanno il vantaggio difensivo di posizioni organizzate. Hanno poche riserve, ma è difficile sfondare e conseguire risultati strategici dirompenti, tanto più che Kiev ha alle spalle gli arsenali illimitati dell’Occidente. Mosca avrà pure le migliori armi nucleari del mondo, ma le sue truppe sono incapaci di ordire una guerra moderna. Dov’è la sinergia tra forze di terra e aerei, perno di qualsiasi successo nella guerra del XXI secolo? L’aviazione russa fatica a coordinarsi con l’esercito. Solo adesso le sue sortite raggiungono la media di 200-300 al giorno. Ma la Nato, in Kosovo, mandava in battaglia quasi 500 aerei al giorno, in un teatro più piccolo. Ai russi mancano forse i mezzi? O latita una vera dottrina di guerra aerea? I problemi sono enormi, perfino basilari: le truppe del Cremlino sono poco motivate e disciplinate, non sono ben supportate né dal genio né dai treni logistici, vero sistema nervoso di ogni esercito. I materiali sono per lo più vecchi e mal tenuti, conseguenza della corruzione endemica dell’apparato militar-industriale del paese. Verrebbe da chiedersi che senso abbia il riarmo poderoso deciso da tutti i paesi occidentali all’indomani della guerra ucraina. Di fronte a un’“Armata rossa” lontana parente delle temibili divisioni sovietiche, basterebbe molto meno di quello che allineano già oggi gli eserciti della Nato. La guerra acceca la ragione. E le conseguenze le pagheremo presto tutti.

Francesco Palmas,  Avvenire (10/5/2022)

Canzone del giorno: Spiral Staircase (2003) - Kings of Leon
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lunedì 9 maggio 2022

In riva al mare


"Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso."

Rainer Maria Rilke (1875 – 1926)


Canzone del giorno: E se domani ti portassi al mare (2020) - Negramaro
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sabato 7 maggio 2022

End-game

Da qualche tempo corre — in Italia ma non solo — l’idea che nella vicenda ucraina non sia chiaro quale sia l’end-game, l’obiettivo finale, di Zelensky. E, subito dopo, degli americani. Lo sostengono esperti di politica internazionale, ambasciatori, politici. Dicono che l’obiettivo di Putin è chiaro ma quello di Kiev e della Nato per nulla: si chiedono a cosa puntino e fanno capire che non c’è una strategia. Questa domanda solleva il sospetto che la famosa «nebbia della guerra» abbia offuscato la visione di molti di questi commentatori che denotano, in buona fede o meno, un’incomprensione del conflitto in corso. L’end-game di Volodymyr Zelensky, infatti, è chiaro e dipende dalla caratteristica di quel che sta succedendo. Il conflitto in Ucraina non è una guerra tra Stati, tra Kiev e Mosca, tra due imperatori uno in un bunker dorato al Cremlino, l’altro in un bunker povero e sotto tiro. Si tratta della guerra di aggressione di una parte e della resistenza a questa brutalità dell’altra. Gli ucraini non vogliono finire sotto il tallone russo, che hanno provato per troppo tempo, e si difendono. Questo è l’end-game di Zelensky: non certo invadere la Russia, non certo arrivare a Mosca e a San Pietroburgo ma ripristinare la propria indipendenza violata. Violata tra l’altro attraverso massacri che rendono praticamente impossibile qualsiasi mediazione e ogni prospettiva di compromesso a breve. Per gli ucraini l’obiettivo è che Putin non riesca a realizzare i propri piani. Punto. Così fa chi si difende da un’invasione. Saranno poi gli scontri sul terreno a decidere se la resistenza ucraina ce la farà e fino a che punto, a quali costi. […]Ma l’obiettivo degli ucraini è chiaro: respingere gli invasori. Fondamentalmente, questo è lo stesso obiettivo degli Stati Uniti, dell’Europa, della Nato: non fare vincere Putin. Il che significherebbe costringerlo alla sconfitta: non si lancia un’aggressione del genere, brutale e senza alcuna motivazione, per poi tornare a casa con un pugno di mosche, fosse pure la conservazione della Crimea. […]…la debolezza dello Stato russo è già di fronte a tutti, nell’incapacità di piegare un Paese e una popolazione con molte meno risorse. Un’Armata che si riduce a sparare ai bambini, a mirare ai civili, a bombardare le case perché non riesce a raggiungere i suoi obiettivi militari è diventata il simbolo dell’inconsistenza e della vecchiezza del regime putiniano: inefficienza sostituita dalla brutalità. Un Paese e un esercito moderni non violentano le donne. La chiamata di Austin a indebolire Mosca e il Cremlino è un invito a rendere palese una tendenza in atto e a fare in modo che la Russia non sia una minaccia futura per l’Europa e per il mondo. Non è detto che gli ucraini ce la facciano. Ma armi per Kiev e sanzioni per Mosca è quello che ci chiedono. Per gli ucraini, l’end-game è chiaro e vogliono raggiungerlo. Il vero interrogativo riguarda l’end-game di Putin.

Daniele Taino, Corriere della Sera (6/5/2022)

Canzone del giorno: Rainier Fog (2018) - Alice in Chains
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mercoledì 4 maggio 2022

Carnefice

Cavaradossi:

Vittoria! Vittoria!

L'alba vindice appar
che fa gli empi tremar!
Libertà sorge, crollan tirannidi!

Del sofferto martîr
me vedrai qui gioir...
Il tuo cor trema, o Scarpia, carnefice!

Giacomo Puccini, Tosca - Atto II, Scena 4


Canzone del giorno: The Shadow Of The Abattoir (2021) - Trivium
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lunedì 2 maggio 2022

Trend

Beppe Mora, da google.it










Canzone del giorno: Weapons (2015) - Hudson Taylor
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domenica 1 maggio 2022

Playlist Aprile 2022

  1. Debbie Gibson, Negative Energys  – (Anything Is Possibles – 1990) – Rinnovabile
  2. U2, Raised by Wolves  (Songs of Innocence – 2014) – Bucha
  3. 30 Seconds to Mars, This Is War  (This Is War – 2009) – I morti al balzo
  4. Giorgio Gaber, E pensare che c’era il pensiero  (E pensare che c’era il pensiero – 1994) – Critica
  5. Koko Taylor, I Got What It Takes  (I Got What It Takes – 1975) –Il Paese del però
  6. Jarekus Singleton, I Refuse To Lose  (Refuse To Lose – 2014) – Modric
  7. Nina Simone, I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free  (Silk & Soul – 1966) – La schiavitù e la prostituzione
  8. Sergio Cammariere, Dalla pace del mare lontano – (Dalla pace del mare lontano – 2001) – La pace
  9. Michael Bublé, Mother  (Higher – 2022) – Madre
  10. Fenton Robinson, Somobody Loan Me a Dime  (Somobody Loan Me a Dime – 1974) – Aumenti
  11. Modena City Ramblers, Oltre il ponte  (Appunti partigiani – 2005) – Imperfetta
  12. Tom Waits, That Feel   (Bone Machine – 1992) – La rielezione di Macron
  13. Pharrell Williams, Gust of Wind   (G I R L – 2014) – Raffica di vento