nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

mercoledì 12 aprile 2017

Danzare


Il vero amore non è nè fisico nè romantico. 
Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente quelle che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

Khalil Gibran (1883-1931)


Canzone del giorno: Sensation  (1985) - Bryan Ferry
Clicca e ascolta: Sensation....

domenica 9 aprile 2017

A casa tutto bene

Prima di tutto i testi. Incisivi e profondi. Semplici e genuini. Schietti ed efficaci.
Un Dario Brunori in stato di grazia sprigiona la sua creatività e il risultato finale è l'album "A casa tutto bene" firmato Brunori Sas.
Ispirato come sempre dalla quotidianità, il cantautore cosentino stavolta offre di se un lato meno sarcastico e nostalgico ma sicuramente più maturo e riflessivo. Un prezioso lavoro che trasmette tante istantanee di vita fra gioie, dolori e disincanti. 
Le melodie delle 12 canzoni sono tutte immediate e convincenti.
Chi ha seguito, all'inizio dell'anno, lo speciale che Sky Arte ha dedicato, con la regia di Giacomo Triglia, al nuovo lavoro di Brunori Sas, ha avuto modo di percepire che, nella vecchia masseria calabrese di S.Marco Argentano adibita a studio di registrazione, la band storica del cantautore è riuscita a trovare la giusta dimensione creativa per meglio sostenere i vari testi dell'album.
Fra percussioni, sintetizzatori, tastiere, violoncelli e mandolini il viaggio compositivo di Brunori si trasferisce in tanti teatri italiani per un tour che sta consacrando il successo dell'autore.
Lo abbiamo seguito in una suo live e possiamo affermare che sul palco l'efficace miscela fra musica e testi si espande in maniera magica. Le sue canzoni ammaliano il pubblico. L'apertura del sui concerti è tutta dedicata al nuovo album e al centro di tutto stanno i testi. Si parte con "La verità" ("Te ne sei accorto, sì, Che passi tutto il giorno a disegnare quella barchetta ferma in mezzo al mare e non ti butti mai?"  ), si prosegue con "L'uomo nero", si alza il tono con "Canzoni contro la paura" (Canzoni che parlano d'amore, perché alla fine dai di che altro vuoi parlare? Ché se ti guardi intorno non c'è niente da cantare, solamente un grande vuoto che solo a guardarlo ti fa male"), si propongono gli altri pezzi ("Lamezia-Milano", "La vita liquida") che costituiscono l'ossatura stabile della prima parte dell'album. 
Lo spettacolo prosegue alternando i nuovi brani a quelli dei precedenti album. Un mix corposo, coinvolgente e con lo spazio finale completato da due delle canzoni più interessanti dell'album, "Don Abbondio", metafora di tante cose e di tanti timori che contraddistinguono la paura di agire dell'uomo contemporaneo ("Don Abbondio nelle scuse, nelle giustificazioni, nelle statue, nelle piazze, nelle commemorazioni, nella voce di un padrone che non devi nominare, nella bocca che si apre solamente per mangiare") e "Secondo me", canzone che tende a sottolineare la condizione di ripetuta discussione interiore a cui non ci si deve sottrarre ("Secondo me hanno ragione anche i vegani / ci incazziamo per i cani abbandonati poi ci ingozziamo di insaccati / e in fondo dai, parliamo sempre di Salvini, di immigrati e clandestini / ma in un campo rifugiati /a noi non ci hanno visto mai").
Dario Brunori ci delizia con la forza dei suoi testi e con la convincente energia che cattura chi segue un suo spettacolo dal vivo. 

Canzone del giorno: La verità  (2017) - Brunori Sas
Clicca e ascolta: La verità....

venerdì 7 aprile 2017

Ammazzati

Mauro Biani, maurobiani.it



















Canzone del giorno: Hell Is For Children  (1980) - Pat Benatar
Clicca e ascolta: Hell....

giovedì 6 aprile 2017

Gas nervino

Una notizia al tempo stesso orribile, inattesa e assurda. Ecco che cosa rappresenta il bombardamento che un aereo non identificato ha compiuto ieri nella zona di Idlib, nel Nord-Est della Siria, provocando con armi chimiche decine di morti fra i ribelli al regime di Assad che controllano la zona opponendosi con successo alle forze governative e a quelle russe. 
Sembra che sia stato usato il Sarin, un gas nervino che risale alla Seconda guerra mondiale e che inibisce i collegamenti nervosi all’interno delle cellule. A rendere ancora più tragico il bilancio, l’ospedale in cui era stata ricoverata la maggior parte dei feriti è stato bombardato con munizioni convenzionali e parzialmente distrutto. 
La notizia è orribile poiché fa rinascere nell’area lo spettro di quella guerra condotta con armi di distruzione di massa che l’accordo concluso qualche anno fa su iniziativa della Russia e sotto l’egida congiunta di Washington e di Mosca sembrava aver scongiurato. 
La Siria di Assad aveva acconsentito in tale occasione a consegnare per la distruzione tutte le armi chimiche in suo possesso – e in effetti ne sono state consegnate mille e cinquecento tonnellate – nonché a ratificare la Convenzione internazionale riguardante quel tipo di armamenti, cosa che poi ha fatto. Almeno in teoria quindi le forze governative siriane non dovrebbero più disporre di armamenti del tipo di quelli utilizzati ieri.
È un caso doppiamente orribile anche perché l’episodio ha coinvolto militari e civili; e non poteva essere altrimenti. Come l’esperienza ci ha tristemente dimostrato gli scontri di questo conflitto avvengono quasi sempre all’interno di centri urbani che agli occhi dei combattenti hanno il pregio di risultare più efficacemente difendibili, ma che nel contempo coinvolgono quella parte della popolazione locale talmente misera da non disporre nemmeno dei mezzi che le consentirebbero di fuggire. 
E si sa che in simili condizioni più grande è la miseria più elevato è il numero dei bambini.
L’episodio è poi tanto inatteso quanto assurdo. Inatteso poiché, come già detto, dopo l’entrata in vigore dell’accordo, che non era stato mai violato sino a oggi, non ci sarebbero più dovuti essere aggressivi nervini in questa parte del Medio Oriente. Assurdo in quanto non si comprende perché il regime di Assad, che ha immediatamente negato ogni responsabilità nell’accaduto, dovrebbe aver deciso di compiere un gesto tanto crudele, clamoroso e illecito proprio quando le sorti della guerra, rimaste in dubbio per anni, sembrano volgere inesorabilmente, anche se lentamente, a suo favore. 

Giuseppe Cucchi, la Stampa 5/4/2017

Canzone del giorno: ManUNkind  (2016) - Metallica
Clicca e ascolta: ManUNkind....

martedì 4 aprile 2017

Homo videns

..... è la televisione che modifica per prima, e fondamentalmente, la natura stessa della comunicazione spostandola dal contesto della parola (stampata o radiotrasmessa che sia) al contesto dell'immagine. La differenza è radicale. La parola è un «simbolo» tutto risolto in quel che significa, in quel che fa capire. E la parola fa capire soltanto se capita, e cioè se conosciamo la lingua alla quale ap- partiene; altrimenti è lettera morta, un segno o un suono qualsiasi. Per contro l'immagine è pura e semplice rappresentazione visiva. L'immagine si vede e basta; e per vederla basta la vista, basta non essere ciechi. L'immagine non si vede in cinese, arabo o inglese. Ripeto: si vede e basta.

.... le potenzialità di Internet sono pressoché infinite, e tanto nel male come nel bene. Sono e saranno positive quando l'utente userà lo strumento per acquisire informazioni e conoscenze, e cioè quando sarà ispirato da genuini interessi intellettuali, dalla voglia di sapere e capire. Ma il grosso degli utenti di Internet non è, e prevedo che nemmeno sarà, di questo tipo. La paidèia del video promette di passare a Internet analfabeti culturali rapidamente dimentichi di quel poco che hanno dovuto imparare a scuola, e quindi analfabeti culturali che ammazzeranno in Internet il loro tempo vuoto in compagnia di «anime gemelle» sportive, erotiche, o di minuti hobbies. Per questo tipo di utente Internet è soprattutto un ter-rific way to waste time, uno splendido modo di sprecare il tempo investendolo in futilità.

Giovanni Sartori, Homo videns. Televisione e post-pensiero (ed. Laterza - 1997)

Canzone del giorno: Television Eye  (1971) - John Mayall
Clicca e ascolta: Television....

domenica 2 aprile 2017

Albanesi


Non erano albanesi. Nessun movente etnico dietro la morte del ragazzo di Alatri, smentendo quanto era stato prontamente ventilato da qualche fonte facilona, oppure scientemente razzista. Cose di giovani maschi un poco ubriachi, e molto alterati dal bisogno di dire "qui il capo sono io". Nemmeno l’omertà di chi c’era, e non ha detto niente, è imputabile agli albanesi. È omertà a maggioranza italiana: “prima gli italiani”, lo dice anche lo slogan. La maggior parte delle nostre disgrazie, a partire dalle mafie, a partire dall’opportunismo servile, è imputabile a noi stessi.
Vuol dire che tutti gli albanesi sono brava gente? No.
Vuol dire che tutti gli italiani sono disposti a fracassare la testa di un ragazzo? No. Vuol dire un’altra cosa: che le responsabilità, sempre e comunque, sono delle persone. Che i diritti e i doveri, sempre, sono delle persone. Che niente, in sede di logica come in sede di politica come in sede di diritto, è imputabile alle “razze” (che non esistono) o alle etnie, che invece esistono. Tutto è imputabile sempre e solo alle persone: il bene e il male, la dignità e l’ignobiltà, la virtù e la violenza. È un concetto che vale la pena ripetere fino allo sfinimento, fino alla noia. Perché da quel concetto dipende la democrazia, e più in esteso la nostra civiltà.


Michele Serra, L'Amaca (Repubblica - 29/3/2017)



Canzone del giorno:  Amm"a Amm"a  (2016) - Enzo Avitabile feat. Caparezza
Clicca e ascolta: Amm"a....

sabato 1 aprile 2017

Playlist Marzo 2017



1.      Blues Pills, No Hope Left For Me – (Blues Pills – 2014) –  Sinistra
2.      Elbow, Grounds for Divorce – (The Seldom Seen Kid – 2008) –  Separazione
3.      Malika Ayane, Grovigli – (Ricreazione – 2012) –  Grovigli
4.      Paramore, Ignorance – (Brand New Eyes – 2009) –  Beata ignoranza
5.      Robert Palmer, Addicted To Love – (Riptide – 1986) –  Digitale
6.      John Mayer, Clarity – (Heavier Things – 2003) –  Chiarezza
7.      The Temptations, Psychedelic Shack – (Psychedelic Shack – 1970) –  Sconnessione
8.      Red Hot Chili Peppers, Go Robot – (The Geteway – 2016) –  Robolawyer
9.      Christina Aguilera, Hurt – (Back to Basics – 2006) –  Paternità
10.  Ryan Adams, Do You Still A Love Me? – (Prisoner – 2017) –  Prisoner
11.  Alice In Chains, Sea Of Sorrow – (Facelift – 1990) –  Lupi Sfigati
12.  Premiata Forneria Marconi, E’ festa – (Storia di un minuto – 1972) –  Festa
13.  Nazareth, Cinema – (Cinema – 1986) –  Cinema
14.  AC/DC, Breaking The Rules – (For Those About To Rock – 1981) –  Regole