nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 13 gennaio 2015

Post Scriptum Film

Big Eyes

REGIA: Tim Burton
INTERPRETI: Amy Adams, Chrisoph Watz, Dunny Huston, Krysten Ritten
SCENEGGIATURA: Scott Alexander, Larry Karaszewski
DURATA: 105'
USCITA:

Niente cupe immagini in bianco e nero.
Assenti le tipiche figure grottesche da horror gotico.
Per nulla presente la caratteristica atmosfera dark che ha arricchito parte della sua migliore filmografia.
 

Da un regista visionario come Tim Burton, é chiaro che ci si aspetti quel tratto peculiare in più che, nel suo ultimo film Big Eyes, sembra proprio non esserci. 
Nonostante la bravura di Amy Adams e di Christoph Waltz, coppia protagonista in grande forma, l'opera appare fin troppo tradizionale sia nello stile sia nella narrazione.
Eppure la storia è interessante e riguarda una delle più grandi frodi che la storia dell'arte ricordi, avvenuta negli Stati Uniti negli anni '50. Walter Kane per tanti anni riuscì a spacciarsi per l'autore dei quadri che, invece, erano dipinti da sua moglie Margaret. Lei sapeva dipingere degli originali bambini dal volto triste e gli occhi enormi. Lui sapeva fare il venditore e portò all'estrema popolarità i quadri con furbissime operazioni di marketing.
La splendida fotografia di Bruno Delbonnel, i colori incisivi, l'accurata ricostruzione d'epoca e, come già detto, l'ottima prova degli attori, non riescono da soli a dare un ritmo adeguato al film. 
Tim Burton ha preferito una costruzione classica e, probabilmente, siamo in tanti coloro che avrebbero preferito un’attenzione in più al dramma psicologico della protagonista con scene più entusiasmanti e originali. Proprio per questo Amy Adams che vaga smarrita con il carrello in un supermercato, assalita dalla visione di tanti clienti dalle iridi assurde e gigantesche, diviene una finzione godibilissima che ha a che fare con la mercificazione dell'arte ma, soprattutto, con l’ossessività peculiare
 del regista.
Proprio queste scene, autenticamente burtoniane, sono quelle che avremmo desiderato più presenti in Big Eyes.

Canzone del giorno:  Living Eyes (1981) - Bee Gees
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domenica 11 gennaio 2015

Je suis...

Plantu (Le Monde - 11/1/2015)


















Canzone del giorno:  Nuvole bianche (2004) - Ludovico Einaudi
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venerdì 9 gennaio 2015

Charlie Hebdo

Strage a Parigi nella sede del giornale satirico «Charlie Hebdo».
I terroristi islamici uccidono 12 persone. Tra questi il direttore Stephane Charbonnier, due poliziotti e i giornalisti e disegnatori che, in quel momento, si trovavano in redazione.
Una barbara mattanza che terrorizza l’Europa. Un attacco contro i valori fondamentali della nostra società.
Un attacco alla libertà.
Scrive Miche Serra su Repubblica: Non è vero che a Charlie Hebdo niente è sacro. Sacra, in quel vecchio giornale parigino, è la libertà. Danzava, la libertà, allegra e nuda come le donnine di Wolinsky, attorno alla fragile trincea di scrivanie coperte di carta, matite, giornali, pennarelli (l’arsenale delle vittime) sulle quali sono caduti gli impenitenti artisti della satira francese, molti dei quali anziani, freddati dai loro giovani assassini.
Ragazzi bigotti che uccidono vecchi libertini. Autori di lungo corso come Georges Wolinsky, Charb, Cabu, usciti indenni da cento processi per oscenità, scampati a licenziamenti, fallimenti e censure, sopravvissuti perfino alle tante rissose diaspore interne al mondo (litigiosissimo) del giornalismo satirico, per poi morire così, macellati da due imbecilli sanguinari che della libertà niente possono e vogliono sapere: la libertà sta ai fanatici come la bicicletta ai pesci. (…) Le vittime di questa carneficina avevano tutte, metaforicamente o nella realtà, la matita in mano. E’ la matita, in questo vero e proprio Ground Zero della libertà di stampa, il minimo eppure potentissimo grattacielo abbattuto. Mettetevi una matita nel taschino, nei prossimi giorni, per sentirvi più vicini a Charlie, anche se non l’avete mai letto, anche se la satira vi piace così così, e la trovate eccessiva o sguaiata o provocatoria.
Salutiamo con un sorriso aperto — loro non vorrebbero di meglio — quella gente appassionata, intelligente e inerme, il direttore Charb (Stéphane Charbonnier), Cabu (Jean Cabus), Tignous (Berdard Verlhac), Georges Wolinsky, ingoiati dal buco nero dell’odio politico-religioso insieme al giornalista Bernard Maris, ad altri cinque compagni di lavoro e a due agenti di polizia. Provate a immaginare, per prendere le misure della strage di rue Nicolas- Appert, se i vignettisti che ogni giorno vi fanno ragionare o ridere sui giornali italiani venissero falciati tutti o quasi da un pogrom di fanatici, lasciando vuoto, sulla pagina, quel quadrato così superfluo e così indispensabile. Non dimentichiamoci mai, neanche per un secondo, come profuma di buono la libertà, e quanto siamo debitori, come europei, alla Francia e a Parigi”.

Canzone del giorno:  Hurt (2003) - Johnny Cash
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martedì 6 gennaio 2015

Scorciavacche

Il ponte Scorciavacche ha ceduto a pochi giorni dalla sua inaugurazione che avrebbe dovuto facilitare l’attraversamento di un tratto stradale sulla statale Palermo-Agrigento. Come aveva comunicato l’Anas, quel tratto aperto al traffico “è compreso all’interno del macrolotto di circa 34 km che va dall’attuale svincolo di Bolognetta allo svincolo di “Bivio Manganaro” e vale complessivamente circa 297 milioni di euro, di cui oltre 13 milioni per la nuova variante di “Scorciavacche”.
In questo caso si può parlare di omen nomen? Probabilmente sì, se ci si affida (a senso) al dialetto siciliano e si traduce quel “Scorciavacche” (nome di un antico feudo) in “Che toglie la pelle alle mucche”.
Sul quel territorio fra Villafrati e Mezzojuso questa volta a essere scuoiato è stato l’asfalto per colpa di una carreggiata che sprofonda inspiegabilmente.
Difetto di esecuzione? Imperizie? Errori di progettazione? Smottamento? Collaudo irregolare?
La Procura apre un’inchiesta e si attendono perizie e verifiche per tentare di capire cosa non è andato per il verso giusto e di chi sono le responsabilità.
Nel frattempo la foto del ponte che sbriciola (e dei 13 milioni di euro necessari per la sua realizzazione) riempie le prime pagine di tutti i quotidiani. Il premier Renzi anticipa tutti via Twitter chiedendo all’Anas di ricercare immediatamente i responsabili.
Dalla parte dell’opposizione anche l’altro Matteo (Salvini) s’indigna (sempre via twitter) e chiede misure drastiche per i responsabili.
Il tutto naturalmente conferisce all’accaduto un maggiore risalto mediatico e i commenti si sprecano dinanzi a un episodio da guinness dei primati in negativo.
Il quotidiano Il Tempo affida il suo editoriale a Remo Calzona, ingegnere e professore presso l’Università di Roma La Sapienza, che ci ricorda che “Nessuna opera può essere aperta all’uso se preventivamente non c’è il parere positivo di collaudo dato dalla commissione di collaudo nominata dall’Anas stessa. Se si riflette su questo, è impossibile che un viadotto crolli dopo così poco tempo d’uso. Doveva restare lì per sempre. È durato otto giorni. Poi è crollato, come un’illusione, come un castello di carte spazzato via dal vento. Ma il vento non c’entra. Un episodio emblematico, indicativo del modo di fare opere pubbliche   nel Belpaese. Il viadotto Scorciavacche, sulla Palermo-Agrigento è stato inaugurato alla vigilia di Natale. È venuto giù a Capodanno”.
Come un castello di carte spazzato via dal vento”… a quanto pare nella Sicilia orientale, dalle parti di Modica, imperversa un vento di grecale, freddo e pungente, che viene chiamato proprio “vento Scorciavacchie”.
Proprio così, tra vacchie scuoiate, soldi pubblici sprecati, ponti che si sfarinano, inchieste e perizie varie, il vento Scorciavacche soffia forte e impetuoso sul nuovo anno appena iniziato.

Canzone del giorno:  Cold Wind (1998) - Mike Morgan
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lunedì 5 gennaio 2015

Terra mia

Terra mia

Comm'è triste e comm'è amaro 

st'assettato e guarda tutt'è cose, tutt'e parole 
ca niente pònno fà 
si m'accir agg'jettato chellu poco 'e libertà 
ca sta' terra e sta' gente 'nu juorno m'adda rà 


Terra mia, terra mia, comm'è bello a la penzà 
Terra mia, terra mia, comm'è bello a la guardà 

Nun è overo nun è sempre 'o stesso 
tutt'e journe po' cagnà 
ogge è diritto, dimane è stuorto 
e chesta vita se ne va 

'e vecchie vanno dinto a chiesia cu' a curona pe' prià 
e 'a paura 'e sta morte ca nun ce vo' lassà 

Terra mia, terra mia, tu sì chiena 'e libertà 
Terra mia, terra mia, ì mò a siento 'a libertà



Canzone del giorno:  Terra mia (1977) - Pino Daniele
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sabato 3 gennaio 2015

Entusiasmo

Ellekappa, da Google.it














Canzone del giorno:  This Old Town (2006) - Tom Petty
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giovedì 1 gennaio 2015

Una strada


Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.

Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.

                                             Proverbio africano




Canzone del giorno:  Sulla mia strada (1999) - Ligabue
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