nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

venerdì 9 gennaio 2015

Charlie Hebdo

Strage a Parigi nella sede del giornale satirico «Charlie Hebdo».
I terroristi islamici uccidono 12 persone. Tra questi il direttore Stephane Charbonnier, due poliziotti e i giornalisti e disegnatori che, in quel momento, si trovavano in redazione.
Una barbara mattanza che terrorizza l’Europa. Un attacco contro i valori fondamentali della nostra società.
Un attacco alla libertà.
Scrive Miche Serra su Repubblica: Non è vero che a Charlie Hebdo niente è sacro. Sacra, in quel vecchio giornale parigino, è la libertà. Danzava, la libertà, allegra e nuda come le donnine di Wolinsky, attorno alla fragile trincea di scrivanie coperte di carta, matite, giornali, pennarelli (l’arsenale delle vittime) sulle quali sono caduti gli impenitenti artisti della satira francese, molti dei quali anziani, freddati dai loro giovani assassini.
Ragazzi bigotti che uccidono vecchi libertini. Autori di lungo corso come Georges Wolinsky, Charb, Cabu, usciti indenni da cento processi per oscenità, scampati a licenziamenti, fallimenti e censure, sopravvissuti perfino alle tante rissose diaspore interne al mondo (litigiosissimo) del giornalismo satirico, per poi morire così, macellati da due imbecilli sanguinari che della libertà niente possono e vogliono sapere: la libertà sta ai fanatici come la bicicletta ai pesci. (…) Le vittime di questa carneficina avevano tutte, metaforicamente o nella realtà, la matita in mano. E’ la matita, in questo vero e proprio Ground Zero della libertà di stampa, il minimo eppure potentissimo grattacielo abbattuto. Mettetevi una matita nel taschino, nei prossimi giorni, per sentirvi più vicini a Charlie, anche se non l’avete mai letto, anche se la satira vi piace così così, e la trovate eccessiva o sguaiata o provocatoria.
Salutiamo con un sorriso aperto — loro non vorrebbero di meglio — quella gente appassionata, intelligente e inerme, il direttore Charb (Stéphane Charbonnier), Cabu (Jean Cabus), Tignous (Berdard Verlhac), Georges Wolinsky, ingoiati dal buco nero dell’odio politico-religioso insieme al giornalista Bernard Maris, ad altri cinque compagni di lavoro e a due agenti di polizia. Provate a immaginare, per prendere le misure della strage di rue Nicolas- Appert, se i vignettisti che ogni giorno vi fanno ragionare o ridere sui giornali italiani venissero falciati tutti o quasi da un pogrom di fanatici, lasciando vuoto, sulla pagina, quel quadrato così superfluo e così indispensabile. Non dimentichiamoci mai, neanche per un secondo, come profuma di buono la libertà, e quanto siamo debitori, come europei, alla Francia e a Parigi”.

Canzone del giorno:  Hurt (2003) - Johnny Cash
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martedì 6 gennaio 2015

Scorciavacche

Il ponte Scorciavacche ha ceduto a pochi giorni dalla sua inaugurazione che avrebbe dovuto facilitare l’attraversamento di un tratto stradale sulla statale Palermo-Agrigento. Come aveva comunicato l’Anas, quel tratto aperto al traffico “è compreso all’interno del macrolotto di circa 34 km che va dall’attuale svincolo di Bolognetta allo svincolo di “Bivio Manganaro” e vale complessivamente circa 297 milioni di euro, di cui oltre 13 milioni per la nuova variante di “Scorciavacche”.
In questo caso si può parlare di omen nomen? Probabilmente sì, se ci si affida (a senso) al dialetto siciliano e si traduce quel “Scorciavacche” (nome di un antico feudo) in “Che toglie la pelle alle mucche”.
Sul quel territorio fra Villafrati e Mezzojuso questa volta a essere scuoiato è stato l’asfalto per colpa di una carreggiata che sprofonda inspiegabilmente.
Difetto di esecuzione? Imperizie? Errori di progettazione? Smottamento? Collaudo irregolare?
La Procura apre un’inchiesta e si attendono perizie e verifiche per tentare di capire cosa non è andato per il verso giusto e di chi sono le responsabilità.
Nel frattempo la foto del ponte che sbriciola (e dei 13 milioni di euro necessari per la sua realizzazione) riempie le prime pagine di tutti i quotidiani. Il premier Renzi anticipa tutti via Twitter chiedendo all’Anas di ricercare immediatamente i responsabili.
Dalla parte dell’opposizione anche l’altro Matteo (Salvini) s’indigna (sempre via twitter) e chiede misure drastiche per i responsabili.
Il tutto naturalmente conferisce all’accaduto un maggiore risalto mediatico e i commenti si sprecano dinanzi a un episodio da guinness dei primati in negativo.
Il quotidiano Il Tempo affida il suo editoriale a Remo Calzona, ingegnere e professore presso l’Università di Roma La Sapienza, che ci ricorda che “Nessuna opera può essere aperta all’uso se preventivamente non c’è il parere positivo di collaudo dato dalla commissione di collaudo nominata dall’Anas stessa. Se si riflette su questo, è impossibile che un viadotto crolli dopo così poco tempo d’uso. Doveva restare lì per sempre. È durato otto giorni. Poi è crollato, come un’illusione, come un castello di carte spazzato via dal vento. Ma il vento non c’entra. Un episodio emblematico, indicativo del modo di fare opere pubbliche   nel Belpaese. Il viadotto Scorciavacche, sulla Palermo-Agrigento è stato inaugurato alla vigilia di Natale. È venuto giù a Capodanno”.
Come un castello di carte spazzato via dal vento”… a quanto pare nella Sicilia orientale, dalle parti di Modica, imperversa un vento di grecale, freddo e pungente, che viene chiamato proprio “vento Scorciavacchie”.
Proprio così, tra vacchie scuoiate, soldi pubblici sprecati, ponti che si sfarinano, inchieste e perizie varie, il vento Scorciavacche soffia forte e impetuoso sul nuovo anno appena iniziato.

Canzone del giorno:  Cold Wind (1998) - Mike Morgan
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lunedì 5 gennaio 2015

Terra mia

Terra mia

Comm'è triste e comm'è amaro 

st'assettato e guarda tutt'è cose, tutt'e parole 
ca niente pònno fà 
si m'accir agg'jettato chellu poco 'e libertà 
ca sta' terra e sta' gente 'nu juorno m'adda rà 


Terra mia, terra mia, comm'è bello a la penzà 
Terra mia, terra mia, comm'è bello a la guardà 

Nun è overo nun è sempre 'o stesso 
tutt'e journe po' cagnà 
ogge è diritto, dimane è stuorto 
e chesta vita se ne va 

'e vecchie vanno dinto a chiesia cu' a curona pe' prià 
e 'a paura 'e sta morte ca nun ce vo' lassà 

Terra mia, terra mia, tu sì chiena 'e libertà 
Terra mia, terra mia, ì mò a siento 'a libertà



Canzone del giorno:  Terra mia (1977) - Pino Daniele
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sabato 3 gennaio 2015

Entusiasmo

Ellekappa, da Google.it














Canzone del giorno:  This Old Town (2006) - Tom Petty
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giovedì 1 gennaio 2015

Una strada


Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.

Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.

                                             Proverbio africano




Canzone del giorno:  Sulla mia strada (1999) - Ligabue
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mercoledì 31 dicembre 2014

Playlist Dicembre 2014

1.      Pistol Annies, Hell On Heels – (Hell On Heels  – 2011) – Tacchi
2.      Francesco De Gregori ft. Ligabue, Alice – (Vivavoce  – 2014) – Alice
3.      Pernice Brothers, Goodbye, Killer – (Goodbye, Killer  – 2010) – Killer mancato
4.      Metallica, The Thing That Should Not Be – (Master of Puppets – 1986) – Piovra romana
5.      Joe Louis  Walker, The Gift – (The Gift – 1988) – Regalo natalizio
6.      Blur, No Distance Left to Run – (13  – 1999) – Mafia Capitale
7.      Peter Cincotti, I Changed The Rules – (Peter Cincotti – 2003) – Un minuto
8.      Pearl Jam, Black – (Ten  – 1991) – Negazione
9.      Premiata Forneria Marconi, Suonare Suonare – (Suonare Suonare  – 1980) – Banda
10.  R.E.M., Everybody Hurt – (Automatic For The People  – 1992) – I ragazzi di Peshawar
11.  Sophie Zelmani, Excuse Me – (Precious Burden – 1998) – Scusami se esisto
12.  Michael Buble, I’ts Beginning To Look A Lot Like Christmas – (Christmas  – 2011) – Natale
13.  John Smith, Great Lakes – (Great Lakes  – 2013) – Lago Tai
14.  Amy MacDonald, This Is The Life – (This Is The Life  – 2007) – Più che puoi

martedì 30 dicembre 2014

Più che puoi

Più che puoi

Se non puoi farla come vuoi, la vita,
sforzati almeno più che puoi
di non prostituirla
nei contatti eccessivi con la gente,
con i gesti eccessivi e le parole.

Non la prostituire col portarla
troppo sovente in giro, con l’esporla
ai commerci e alle pratiche
della dissennatezza quotidiana
finché diventi estranea ed importuna.


Konstantinos Kavafis (1863-1933)
Traduzione di Nicola Crocetti 


Canzone del giorno:  This Is The Life (2007) - Amy McDonald
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