L’annuale vertice Nato ad Ankara, il 7 e 8 luglio, si confronta con una contraddizione: mai gli Stati membri hanno speso tanto per la difesa, eppure mai l’Alleanza atlantica è stata così debole. Un anno fa il presidente americano Donald Trump ha spinto i Paesi Nato a impegnarsi a raggiungere la soglia del 3,5 per cento del Pil in spese militari calcolate secondo i criteri Nato, con l’obiettivo di arrivare al 5 per cento entro il 2035. Un salto notevole rispetto al precedente obiettivo del 2 per cento. Nel solo 2025, la spesa per la difesa dei paesi europei è salita del 20 per cento, dunque Trump potrebbe essere soddisfatto: finalmente non sono più soltanto gli Stati Uniti a garantire la sicurezza dell’emisfero occidentale, soprattutto nei confronti della Russia. Eppure, questo aumento di spesa europea potrebbe indicare un passaggio di consegne, non una maggiore condivisione: gli Stati Uniti hanno ritirato 5 mila uomini dalla Germania, hanno passato i comandi operativi di Norfolk, in Virginia, e Napoli a generali rispettivamente della Gran Bretagna e dell’Italia. […] Il problema è che il fondamento dell’alleanza non è più credibile: l’articolo 5 che prevede la difesa collettiva in caso di attacco a uno dei membri è un residuo del passato. È ormai evidente che Trump non andrebbe mai in guerra contro la Russia di Vladimir Putin in caso di attacco in Estonia in Polonia. Il presidente Russo lo sa e ne approfitta: i droni russi, quelli ucraini deviati dalla Russia, hanno provocato una crisi di governo in Lettonia e diversi feriti in Romania, le petroliere illegali trasportano il petrolio nel Mar Baltico e nel Mediterraneo, una fregata russa ha sparato colpi di avvertimento a uno yacht inglese nel canale della Manica. Ma nessuno sogna di invocare l’art.5, perché l’unico risultato sarebbe certificare che gli Stati Uniti non garantiscono più la sicurezza europea, come è diventato evidente nei mesi scorsi anche dalle minacce americane di arrivare a un conflitto armato per annettersi la Groenlandia, cioè un pezzo di territorio di un membro della Nato, la Danimarca. La sicurezza degli Stati europei sarà garantita in futuro soltanto da un altro articolo che prevede la difesa collettiva: il 42.7 del trattato alla base dell’Unione Europea. Ma per dargli sostanze ci vuole ancora tempo.
Stefano Feltri, Vanity Fair -Il globalista (luglio 2026)
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