Perché Trump ha ordinato di ripristinare il blocco navale e chiede un pagamento del 20% alle navi che passano?
«Siamo entrati nel ciclo dell'escalation, ma la soglia del dolore degli iraniani è più alta della nostra. Il presidente è frustrato e arrabbiato perché aveva iniziato la guerra per impedire all'Iran di acquisire l'arma nucleare, ma così ne ha prodotta una nuova, cioè l'uso della geografia come arma da parte di Teheran. Non è una posizione negoziale o una tattica della Repubblica islamica, sono i pasdaran che decidono cosa pensano sia nell'interesse del paese, con l'acquiescenza della guida suprema».
Come può rispondere Trump?
«Continuare il blocco navale, usare la potenza militare per sopprimere le difese aeree iraniane ed erodere le loro capacità di lanciare missili e droni, oppure ordinare al Pentagono di riaprire lo Stretto con la forza scortando le petroliere. Questa però sarebbe un'operazione lunga e costosa, col rischio di parecchie vittime americane, senza risolvere il problema strategico di base, perché l'Iran con i droni e i missili a corto raggio potrebbe sempre intimidire gli assicuratori e le compagnie di navigazione, che in realtà sarebbero disposte a pagare Teheran pur di passare in sicurezza. Il presidente si è chiuso in una scatola e non sa come uscirne».
Se lavorasse per lui, cosa gli consiglierebbe?
«Lascia perdere la forzatura militare e il blocco, punta su un vero accordo complessivo sull'Iran».
Perché il memorandum of understanding è finito?
«E' un documento terribile, frutto della disperazione, che dà tutte le carte agli iraniani. Questo succede quando affidi i negoziati al tuo miglior amico e a tuo genero. Non sono questioni che si risolvono al cellulare o sul tovagliolo di un cocktail, e gli effetti si sono visti anche in Ucraina e Gaza».
Cosa bisognerebbe negoziare?
«Un patto strategico complessivo con l'Iran, che dovrebbe accettare vincoli e restrizioni serie sull'infrastruttura nucleare, oltre a diluire l'uranio altamente arricchito, in cambio di migliaia di dollari, alleggerimento delle sanzioni, scongelamento dei beni sequestrati all'estero, libertà di vendere petrolio».
E riapertura di Hormuz.
«Sì, ma anche se Teheran prometterà la libera navigazione nello Stretto, vivremo sotto la spada di Damocle perché sappiamo che può chiuderlo a piacimento. La comunità internazionale non accetterà mai di codificare il dominio iraniano su Hormuz, ma non esistono molte alternative».
David Aaron Miller (ex inviato per il Medio Oriente del dipartimento di Stato americano), da un'intervista a Paolo Mastrolilli (Repubblica, 14/7/2026)
