Raccontare tre anni di guerra: perché? Non sarebbe giusto attendere che sia finita, adesso che tutti sono certi che finirà, e lo sperano anche coloro che la definiscono una conclusione inaccettabile, una sconfitta della giustizia e del diritto? Trump… è tutta colpa di Trump… è tutto merito di Trump… ci voleva Trump…. Trump ha tradito…Trump e le terre rare…Trump il mercante… Sento la puzza che emana da chi già si prepara a tornare, come se niente fosse al mondo di ieri, a rabberciare oleodotti, a imbastire dopo quello degli arsenali, ormai garantito dai piani del “riarmo comunque’’, il grande affare della ricostruzione, della fine delle sanzioni, dei pingui mercati del lusso. E i morti? Riepilogare una guerra, onorare l’anniversario, mentre si combatte ancora in una disperata, estrema frenesia, vuol dire prendere un impegno, concludere un patto speciale con i fatti, implica una promessa, la volontà di rilevare tutto, registrare tutto, di non nascondere o omettere nulla. Perfino di classificare già i vincitori e i vinti con rigore quasi aristotelico. Ne son capace? Ne siamo capaci? Quando la storia più che un tentativo di registrare e di capire diventa la consuetudine a riordinare fatti scomodi è già un processo di oblio. Come tutti, salvo i bugiardi, i mestatori, i profittatori, i fanatici, in questi tre anni ho cercato il filo di Arianna di questo massacro, a volte trovando a volte non trovando niente, solo tragedia e inutilità. E questo smarrimento era l’unico atteggiamento onesto rispetto a chi in un campo e nell’altro predicava come sarebbe andata a finire. Come tanti altri ho lasciato che il mio pensiero si smarrisse per riportarmi un briciolo puro di dolore o di speranza. Bisognerebbe fermare il tempo. Già. Qualche volta bisogna tentare anche se è per niente. Appunto: a volte si deve tentare proprio perché è per niente. Poiché un evento è privo di senso, una guerra inutile in cui tutti escono sconfitti, bisogna dargliene uno. Poiché l’avvenire ci sfugge bisogna crearlo. Allora: gli ucraini, i profughi e quello che sono rimasti nelle città bombardate e fatte a pezzi, e soprattutto i soldati delle trincee. Da loro si deve partire, a loro appartiene totalmente questo ennesimo anniversario. A loro si devono spiegazioni, noi occidentali dobbiamo spiegazioni. Per esempio: perché l’Occidente che fino a un mese fa garantiva con una voce sola che li avrebbe accompagnati fino alla “pace giusta” ora si è diviso; e l’unica parte che conta, gli stati uniti versione Trump, scambia sorrisi promesse e detta condizioni seduto ad un tavolo con l’invasore?. […] Come si fa a spiegare, ai signori di Bruxelles, a loro che sanno e lo dicono in ogni discorso e tweet, per cosa si stava combattendo, spiegare che quando si scopre di essere abbandonati dagli alleati, da mesi si battono perché non hanno altra scelta. Si arriva al punto in una guerra così di andare in trincea non per l’impossibile riconquista delle terre rubate, per la democrazia, per l’Europa! O perché si odiano i russi. Si combatte per se stessi, per quello che resta delle loro famiglie e perché non c’è un altro posto dove andare, combattono per paura e perché così sono stati costretti a fare. Sanno quanto si può restare soli se si decide di non capitolare. Il vinto è un appestato. Anche domani saranno compìti con i signori di Bruxelles. Gentili li ascolteranno, quando diranno che sono pronti a continuare, che la guerra non è persa e faranno finta di accettare le loro promesse, per non dispiacergli. Tutto qui. Li compiangono. Poveretti, loro non sanno. Conserveranno l’eroismo di essere docili per quando arriveranno gli ordini da Riad dove si decide il loro destino. Solo perché hanno compreso che purtroppo alla fine gli ordini li danno quelli che hanno la Forza, quelli che possono pretendere tutto, fare e disfare tutto, e non i parolai del Bene. La guerra è maligna, prolungandosi cancella purtroppo le tracce. Bucha, il massacro chi lo ricorda? Il “ricercato” prepara il viaggio a Washington o le accoglienze al Cremlino per l’altro leader della pace. La Corte dell’Aja chiuderà il fascicolo Ucraina per manifesta impotenza, una motivazione che non è nei teorici patti di Roma ma nella realtà del mondo. A chieder spiegazioni a Putin, di una “vittoria” così inutile e sanguinosa saranno i morti russi e le loro famiglie, anche loro invano. Noi europei, sollevati, ci dedicheremo, in estasi, a guardare il crescere di nuovo degli indici di Borsa.
Domenico Quirico, La Stampa (24/2/2025)