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"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

domenica 28 dicembre 2025

La pace oscurata

Scriveva Simone Weil ne La prima radice che coloro che, avendo «il privilegio di usare la parola o la penna», avevano creato, attraverso articoli, libri e interventi vari, il clima che aveva reso possibile l’ascesa di Hitler al potere, non erano meno responsabili di Hitler stesso per ciò che poi successe in Germania e in Europa. Le parole della filosofa francese tornano spesso alla mente in un periodo – che davvero ha dell’incredibile: nel senso letterale del termine, che si stenta a credere vero –, nel quale è quasi in corso una gara da parte di molti operatori dell’informazione e di molti intellettuali di varia provenienza, oltre che da parte di politici, tecnici ed esperti, a ripetere che «la guerra è alle porte», che anzi «siamo già in guerra», e che non possiamo fare altro che adeguarci, prepararci nei modi più opportuni, a cominciare dalla necessità di armarci e di prendere sul serio la politica della deterrenza, l’unica che a dire di tutti può garantire la pace in futuro; l’unica scelta sensata, se vogliamo difendere la nostra “civiltà”, che poi sarebbe la civiltà del diritto contro la civiltà della violenza e della forza. Ciò che aggiunge stupore allo stupore, in questa narrazione, è il costante e sistematico oscuramento di ogni argomento contrario, che ancor prima di rimanerne delegittimato viene semplicemente ignorato, e non a caso. Perché qualunque arricchimento nel riportare posizioni e opinioni rischierebbe quanto meno di suscitare domande, di far sorgere dubbi; forse, di creare qualche ostacolo se non addirittura di far nascere qualche seria opposizione ad un discorso bellico che si alimenta soltanto di se stesso e finisce, quindi, per mettere in atto ciò che, con pretesa “realista” e scientifica, pretende di descrivere. […] Sono consapevoli gli operatori dell’informazione della loro grande – grandissima – responsabilità nel determinare il clima in cui si stanno facendo scelte così importanti e così preoccupanti? Hanno coscienza del fatto che la loro scelta di oscurare i discorsi e le proposte che muovono dalla pace anziché dalla guerra, finirà per rendere sempre più probabile e sempre più ineluttabile il cammino che porta alla guerra? «Il male è una filiera», come ha ricordato il Cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, in occasione della festa di San Gennaro a settembre: esso «ha uffici, contabili, bonus, piani industriali. La guerra non “scoppia”: si produce, si finanzia, si premia», diceva il Cardinale, e possiamo aggiungere che la guerra ha i suoi cantori mascherati da tecnici, e anche da informatori. Sarebbe il caso, quindi, che ciascuno avesse piena coscienza del posto che occupa nella filiera che porta alla guerra, e del posto che invece potrebbe occupare nella filiera contraria, che alla bruttezza della guerra oppone — e dovrebbe opporre convintamente — la bellezza della pace.

Tommaso Greco, Avvenire (27/12/2025)

Canzone del giorno: Darkness (1981) - The Police
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