Scriveva Simone Weil ne La prima radice che coloro che, avendo «il privilegio di usare la parola o la penna», avevano creato, attraverso articoli, libri e interventi vari, il clima che aveva reso possibile l’ascesa di Hitler al potere, non erano meno responsabili di Hitler stesso per ciò che poi successe in Germania e in Europa. Le parole della filosofa francese tornano spesso alla mente in un periodo – che davvero ha dell’incredibile: nel senso letterale del termine, che si stenta a credere vero –, nel quale è quasi in corso una gara da parte di molti operatori dell’informazione e di molti intellettuali di varia provenienza, oltre che da parte di politici, tecnici ed esperti, a ripetere che «la guerra è alle porte», che anzi «siamo già in guerra», e che non possiamo fare altro che adeguarci, prepararci nei modi più opportuni, a cominciare dalla necessità di armarci e di prendere sul serio la politica della deterrenza, l’unica che a dire di tutti può garantire la pace in futuro; l’unica scelta sensata, se vogliamo difendere la nostra “civiltà”, che poi sarebbe la civiltà del diritto contro la civiltà della violenza e della forza. Ciò che aggiunge stupore allo stupore, in questa narrazione, è il costante e sistematico oscuramento di ogni argomento contrario, che ancor prima di rimanerne delegittimato viene semplicemente ignorato, e non a caso. Perché qualunque arricchimento nel riportare posizioni e opinioni rischierebbe quanto meno di suscitare domande, di far sorgere dubbi; forse, di creare qualche ostacolo se non addirittura di far nascere qualche seria opposizione ad un discorso bellico che si alimenta soltanto di se stesso e finisce, quindi, per mettere in atto ciò che, con pretesa “realista” e scientifica, pretende di descrivere. […] Sono consapevoli gli operatori dell’informazione della loro grande – grandissima – responsabilità nel determinare il clima in cui si stanno facendo scelte così importanti e così preoccupanti? Hanno coscienza del fatto che la loro scelta di oscurare i discorsi e le proposte che muovono dalla pace anziché dalla guerra, finirà per rendere sempre più probabile e sempre più ineluttabile il cammino che porta alla guerra? «Il male è una filiera», come ha ricordato il Cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, in occasione della festa di San Gennaro a settembre: esso «ha uffici, contabili, bonus, piani industriali. La guerra non “scoppia”: si produce, si finanzia, si premia», diceva il Cardinale, e possiamo aggiungere che la guerra ha i suoi cantori mascherati da tecnici, e anche da informatori. Sarebbe il caso, quindi, che ciascuno avesse piena coscienza del posto che occupa nella filiera che porta alla guerra, e del posto che invece potrebbe occupare nella filiera contraria, che alla bruttezza della guerra oppone — e dovrebbe opporre convintamente — la bellezza della pace.
Tommaso Greco, Avvenire (27/12/2025)
Canzone del giorno: Darkness (1981) - The Police
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