nuovigiorni

"L’orrore di quel momento”, continuò il Re, “non lo dimenticherò mai, mai!”. “Si, invece”, disse la Regina, “se non ne avrete una traccia scritta".

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio (1871)

martedì 31 dicembre 2024

Playlist Dicembre 2024

    
      1.      Jack White, Tears – (No Name – 2024) – Tradizione

2.      Rolling Stones, Shattered – (Some Girls – 1978) – Frantumi

3.      Supergrass, I’d Like to Know – (I Should Coco – 1995) – Le lauree facili

4.      Mannarino, Paura – (V – 2021) – Le paure

5.      Tedeschi Trucks Band, Come See About Me – (Revelator – 2011) – La settantaduesima seta

6.      Articolo 31, L’italiano medio – (Italiano medio – 2004) – Finché

7.      The Staple Singers, Respect Yourself – (Be Altitude: Respect Yourself – 1972) – Rispettosamente

8.      Tina Turner, Show Some Respect – (Private Dancer – 1985) – La parola “Rispetto”

9.      Luca Carocci, Serenata per chi è nervoso – (Serenata per chi è nervoso – 2021) – Serenata

10.   Ivano Fossati, La musica che gira intorno – (Le città di frontiera – 1983) – La musica che gira

11.   Bon Jovi, It’s My Life – (Crush – 2000) – Magia della vita

12.   Bruce Springsteen, Thunder Road – (Born To Run – 1975) – Il Rock

13.   Zach Bryan ft. John Mayer, Better Days – (The Great American Bar Scene – 2024) – Saggi e forti

lunedì 30 dicembre 2024

Saggi e forti

In ultimo, Porfirio mio, le molestie e i mali della vita, benché molti e continui, pur quando, come in te oggi si verifica, non hanno luogo infortuni e calamità straordinarie, o dolori acerbi del corpo, non sono malagevoli da tollerare; massime ad uomo saggio e forte, come tu sei. 

Giacomo Leopardi (1798 – 1837), Dialogo di Plotino e di Porfirio (1827)

Canzone del giorno: Better Days (2024) - Zach Bryan feat. John Mayer
Clicca e ascoltaBetter....

venerdì 27 dicembre 2024

Il Rock

"…il rock è un eterno mistero. Così lontano dalle certezze, così vicino alle apparenze. Semplice nella forma (una struttura ritmica basica e immediatamente riconoscibile sulla quale si possono innescare, ovviamente, infinite varianti) ma difficile da definire nel contenuto. Nel corso dei decenni si sono rincorse mille frasi su cosa significhi veramente il rock, su quale sia la sua valenza semantica, senza che nessuna abbia mai guadagnato il traguardo della definizione assoluta, definitiva. Mille slogan, frasi a effetto, condensati di un gusto, riassunti di un’epica. Ma niente che spazzi via come tormenta le altre definizioni. Il rock non lo puoi definire. Forse anche per questo o proprio per questo, è vera arte. Il rock non è ingabbiabile, contiene all’interno una serie di tranelli e misteri che sono altrettante vie di fuga. Come diceva una vecchia battuta, quando pensi di sapere le risposte, ecco che cambiano le domande.

Massimo Cotto, Decamerock (2020 – Marsilio Editori)

Canzone del giorno: Thunder Road (1975) - Bruce Springsteen
Clicca e ascoltaThunder Road....

mercoledì 25 dicembre 2024

Magia della vita


Magia della vita

In un campo ho veduto una ghianda:

sembrava così morta, inutile.

E in primavera ho visto quella ghianda

mettere radici e innalzarsi,

giovane quercia verso il sole.

Un miracolo, potresti dire:

eppure questo miracolo si produce

mille migliaia di volte

nel sonno di ogni autunno

e nella passione di ogni primavera.

Perchè non dovrebbe prodursi

nel cuore dell'uomo?

Kahlil Gibran (1883 - 1931)


Canzone del giorno: It's My Life (2000) - Bon Jovi
Clicca e ascoltaIt's My life....

lunedì 23 dicembre 2024

La musica che gira

La top ten degli “artisti” più ascoltati dagli italiani nel 2024 su Spotify recita così: Geolier, Sfera Ebbasta, Lazza, Tedua, Anna, Guè, Kid Yugi, Capo Plaza, Shiva e Tony Effe. E la canzone più ascoltata è I p’ me, tu p’ te di Geolier. Devastante. Tutto ciò non denota solo il crollo del gusto medio musicale, ma anche lo svilimento della cultura e – conseguentemente – l’abbrutimento della società. Tutti aspetti che, poi, deflagrano (anche) quando ci sono le elezioni. Su questo argomento ho fatto anche un video su Youtube, che sta generando un bel dibattito (persino Vasco si è esposto mettendo un like). Qualche spunto. È vero che ogni epoca ha avuto classifiche di vendita pieni di obbrobri, come è vero che Spotify è usato soprattutto da adolescenti e che queste classifiche sono figlie di algoritmi paraculi e forse pure “gonfiate”. Il punto però è che, se ieri accanto alle Aserejè e ai Sandy Marton c’erano pure La cura di Battiato o Anime salve di De André, oggi il decadimento è trasversale e generalizzato. La musica di qualità ci sarebbe anche, ma non riesce a emergere, per colpa principalmente di radio (e tivù) che trasmettono quasi sempre rumenta e di un mercato discografico (o quel che ne resta) che insegue solo il venduto facile. […] Perché la musica è ridotta così male? Perché la discografia “storica” è agonizzante (infatti la bellezza di un disco splendidamente “artigianale” come Alaska Baby di Cremonini ci pare un prodigio venuto dal passato). Perché anche i live sono pieni di basi pre-registrate e di musicisti veri se ne vedono sempre meno (gli assoli di chitarra sono ormai più rari di una frase intelligente di Salvini). Perché certe generazioni sono irripetibili. Perché la fruizione della musica (ormai divenuta liquida e gratuita) è cambiata. Perché ieri i cantautori erano “fratelli maggiori” le cui parole erano importantissime, mentre oggi contano meno di un influencer scrauso. E perché la musica non è più centrale, bensì relegata a mero contorno: la si ascolta distrattamente, mentre si mangia o meglio ancora si è al cesso. Concludendo. La musica (o presunta tale) italiana vive uno dei momenti più bassi nella sua storia. E – come sempre è stato – si rivela una volta di più spietata cartina al tornasole di un Paese culturalmente esangue, catatonico, pigro, involuto e spento. Allegria!

Andrea Scanzi, Il Fatto quotidiano (10/12/2024)

Canzone del giorno: La  musica che gira intorno (1983) - Ivano Fossati
Clicca e ascoltaLa musica....

sabato 21 dicembre 2024

Serenata

Luca Carocci, Serenata per chi è nervoso

Serenata per chi è nervoso

Per chi ha sbagliato, per chi è deluso

Per chi si specchia nel perdono

Per chi si è perso in un colpo solo

Serenata per chi ha gli occhi stanchi

Per chi colleziona partenze e rimpianti

Per chi ogni tanto si ferma a pensare

Per chi ancora crede nel telegiornale

Serenata per chi è innamorato

Per chi ha sofferto, per chi è rinato

Per chi ha scoperto di averе un sogno

Per i tuoi occhi, per il mio coraggio

Serеnata per chi è fuggito

Per chi ha rubato e per chi ha tradito

Per chi si è stupito di essere solo

Per chi è confuso e va contromano

Serenata per tutti gli artisti

Per le anime inquiete, per i piccoli gesti

Serenata per le mani sudate serenata per te

Che mi ricordi l'estate


Canzone del giorno: Serenata per chi è nervoso (2021) - Luca Carocci
Clicca e ascoltaSerenata....

mercoledì 18 dicembre 2024

La parola "Rispetto"

Una parola che esprime attenzione, gusto dell’incontro, stima. Che anche quando introduce un attacco verbale, non alza i toni del discorso, anzi sembra voler prendere le distanze da quanto sarà detto subito dopo. L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto “rispetto” come parola del 2024. Una decisione che sembra un auspicio, che porta con sé il desiderio di costruire, di usare il dizionario non per demolire chi abbiamo di fronte ma per provare a capirne le ricchezze, le potenzialità. Perché se è vero che le parole possono essere pietre, è altrettanto giusto sottolineare come siano in grado di diventare il cemento necessario a edificare case solide e confortevoli, la colla capace di tenere insieme una relazione a rischio di rottura. «Il termine rispetto, continuazione del latino respectus – spiegano Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, condirettori del Vocabolario Treccani – va oggi rivalutato e usato in tutte le sue sfumature, proprio perché la mancanza di rispetto è alla base della violenza esercitata quotidianamente nei confronti delle donne, delle minoranze, delle istituzioni, della natura e del mondo animale». E la conferma arriva proprio dai termini che rimandano al significato opposto, tutti concetti orientati a distruggere le relazioni, a demolire gli altri: indifferenza (che spesso fa più male dell’odio), noncuranza, sufficienza fino ad arrivare all’insolenza, al disprezzo, allo spregio. E pare di sentirli certi dibattiti dove per festeggiare una vittoria si dice “li abbiamo asfaltati” o quelle interviste sportive con l’allenatore che rivendica “la cattiveria” come ingrediente indispensabile per scalare la classifica. Rispettare è tutt’altro, affonda le sue radici in respicere che, letteralmente significa guardare di nuovo, guardare indietro, cioè richiama il dovere di non cedere alla smania del giudizio immediato figlio dell’emotività, che non tiene conto delle storie delle persone, delle loro battaglie interiori. Occorre, invece, allenarsi alla bellezza del prendersi cura, del fare attenzione, del preoccuparsi per la vita altrui, così che la comunità possa crescere in armonia facendo assaporare in chi ne fa parte il gusto dell’appartenenza alla medesima famiglia umana. Il rispetto, dunque, come rivendicazione dell’importanza delle relazioni autentiche, oltre la superficialità, soprattutto libera dalla schiavitù della banalità, dell’approccio interpersonale mediato unicamente dai social, che possono essere un bene a patto che non si deleghi loro la semina dei rapporti umani.

Riccardo Maccioni, Avvenire (17/12/2024)

Canzone del giorno: Show Some Respect (1985) - Tina Turner
Clicca e ascoltaShow Some Respect....

martedì 17 dicembre 2024

Rispettosamente

Come decisione, non possiamo che rispettarla. L'Enciclopedia Treccani ha scelto «rispetto» come parola del 2024 «per la sua estrema attualità e rilevanza sociale». La valutazione, sia chiaro, è stata fatta da un gruppo di studiosi di tutto rispetto. Rispetto all'anno scorso, quando la parola dell'anno fu «femminicidio», non è cambiato molto. Ma rispetto a una parola potenzialmente irrispettosa, meglio così. Quindi, l'auspicio è: essere rispettosi. Sì, ma verso chi? Rispetto al nostro modo di vedere le cose, è un po' vago. «Come ogni decisione che si rispetti». «Va trattata con rispetto». I nostri rispetti. Òmini di rispettu (e anche fimmine). Avere rispetto per qualcosa. Mancare di rispetto a qualcuno. «Con tutto il rispetto». Pretendere rispetto. «E comunque, rispetto a Milano non c'è paragone». Come indica la Treccani, «la mancanza di rispetto è alla base della violenza esercitata nei confronti delle donne, delle minoranze, della natura e degli animali». Rispettiamo l'ordine gerarchico. Solo aggiungeremmo altre categorie e situazioni degne di rispetto. Esempi. Rispettare la Polizia. Rispettare i posti di blocco. Rispettare la proprietà (altrui), soprattutto gli alloggi. Rispettare la vita. Le tradizioni. L'idea di famiglia. I presepi!!! Ecco: bisogna rispettare i presepi! Poi rispettare le regole. Rispettare gli avversari politici. Rispettare le opinioni altrui, soprattutto se non ci piacciono. E rispettare anche chi non ci rispetta. Ovviamente, sempre con rispetto parlando.

Luigi Mascheroni, Giù la maschera – Il Giornale (17/12/2024) 

Canzone del giorno: Respect Yourself (1972) - The Staple Singers
Clicca e ascoltaRespect....

domenica 15 dicembre 2024

Finché

Avevi ragione tu Franca, ho capito che esistono i compromessi, che niente è negativo e basta. Cioè. Ad esempio, ho capito che si può essere vegani e mangiare il porco fritto... che si può fare beneficenza e nello stesso tempo scialacquarsi i soldi a donnacce... che si può condurre una vita sana e drogarsi molto... che si può essere impegnati socialmente e politicamente e nello stesso tempo fregarsene di tutto... finché siamo in Italia.

Maccio Capatonda, dal film “Italiano medio” (2015)

Canzone del giorno: L'italiano medio (2004) - Articolo 31
Clicca e ascoltaL'italiano....

giovedì 12 dicembre 2024

La settantaduesima setta

Bin Laden è morto ma tutto continua. La guerra continua, anzi è appena cominciata. Buttare un corpo in mare come immondizia, per evitare pellegrinaggi, non è servito a nulla. Far sparire un corpo non significa far sparire quello che quel corpo rappresenta. Se sia meglio o peggio, dipende. Ed eccolo qua l’ultimo nipotino dello sceicco Osama, la reincarnazione forse più brillante e fortunata, Abu Mohammed al-Joulani, emiro di Siria anzi per esser precisi del “Levante’’: concetto geografico-teologico che si presta a evidenti e prossime dilatazioni. Ha sveltamente purificato Aleppo e Hama, la culla della rivoluzione fallita del 2011, dagli eretici sciiti di Bashar al-Assad, marcia ormai verso Homs e Damasco. La sua onerosa biografia precedente comincia già a sfumare sotto la luce abbagliante del successo, è diventato da terrorista con annessa taglia milionaria un protagonista del Grande Gioco forse non solo del Vicino Oriente, di questa epoca di rivolte, guerre, insolenze. Occorre parlarne dei suoi ventiquattro anni furibondi e spietati, gli anni iracheni, le epopee sanguinarie di Al-Qaeda, di Al-Nusra, di Al-Sham? Direi di sì per evitare pericolose illusioni e non dimenticare che per strapparsi di dosso la jihad totalitario bisognerebbe strapparsi di dosso la pelle. Non bastano alcune astute interviste. Allora ecco a voi l’identikit di un perfetto jihadista, di un professionista della rivoluzione islamista: siriano di ottima famiglia del Golan, il padre ingegnere petrolifero, (una caratteristiche di molti fanatici di dio) ma è nato a Riad per evitare le attenzioni feroci di Assad primo, il debutto nell’Iraq americano a fianco del micidiale Al-Zarqawi che ha fatto piangere i marine, di Al-Zahawiri, dell’ambizioso Al-Baghdadi che studia già da califfo. Anni di ferro degli untorelli del terrore planetario e dell’agguato fai da te. Si dividono la guerra di dio, questi due antemarcia dell’islamismo trionfante, a te l’Iraq a me la Siria, le terre dell’acqua e del petrolio, e non litighiamo, c’è spazio per tutti. Insieme passano nel 2006 per la dura scuola di Camp Bucca, cinque anni di istruttivo inferno americano. I fatti sono assoluti in sé stessi e in tutte le loro peripezie. Plasmano. Modellano. Deformano. Ma il Califfo di Mosul che puntava addirittura alla palingenesi dell’Umma finisce sconfitto. Al-Joulani, invece, prepara ad Idlib, con pazienza la sua autoctona vittoria siriana, amministrando quattro milioni di sudditi tra sharia implacabile e aperture a misura delle nostre intorpidite sensibilità umanitarie. Noi occidentali crediamo che se qualcosa non viene mostrato su uno schermo non è davvero accaduto. L’islam radicale che rifiuta di rappresentare volti e corpi invece pensa che il reale non ha bisogno di esser mostrato in tv o sui media per esistere. Al-Joulani, quando era solo un terrorista di successo, si faceva intervistare da al Jazeera con il volto coperto. Come il califfo dell’Isis: incombente ma misterioso, reale ma nascosto, gli arcani del potere. Adesso che sta per agguantare la Siria e rilascia per sedurre interviste al latte e miele, va in giro nelle città liberate a fare la star dei selfie. Non ha dimenticato neppure il vecchio trucco della morte e della miracolosa resurrezione, un classico di Al-Baghdadi: è stato ucciso da un bombardamento russo… requiem e coccodrilli. E lui ricompare il giorno dopo. Non perdete tempo a studiare i cammini di teologici distinguo abiure moderate modernismi tranquillizzanti che sono, nel fanatismo, impossibili. È e resta semplicemente un jihadista che ha capito tutto, uno che applica la strategia che per vincere bisogna anche ingannare, illudere, indossare il vello di pecora sopra quello del lupo. Ci vuole immaginazione per passare da luogotenente di Al-Zahawiri a star della Cnn! C’è una specie di godimento intellettuale nella passione occidentale di andare alla ricerca del jihadista moderato, del killer di dio con cui si può ragionare: certo che è un criminale fanatico ma è un realista per cui il potere val bene una predica… Da quando Abu Mohammad è balzato sulle prime pagine spunta la solita visione fast food del cambiamento, la presunta modalità Ikea per l’islam democratico e illuminato, il fagiolo della fiaba che sboccia in una notte. Siamo sempre in attesa di qualcuno, di qualcosa, di un miracolo che ci assomigli e ci tolga dal dovere di affrontare i guai. Siamo incollati all’istante puro, capaci solo di consumarci lentamente mentre quelli come Al-Joulani sono certi di essere a tu per tu con l’eternità, gente per cui in Siria e altrove tutto sta cominciando mentre per noi tutto sta finendo. Al-Joulani è un professionista della guerra santa che sa usare gli inganni della comunicazione. Il suo socio Al- Baghdadi aveva un settore propaganda che si rivolgeva, con copioni feroci, solo ai musulmani, esemplificando a furia di sgozzamenti di infedeli e apostati il giudizio universale. AlJoulani ha capito che i più disposti a farsi ingannare siamo noi, e propone una sit-com con baldi guerrieri sorridenti che distribuiscono dolcetti alle popolazioni liberate dalla “rivoluzione’’. Purtroppo questa non è la seconda puntata della primavera siriana, i ragazzi e i protagonisti di quella rivoluzione povera e laica sono morti o sono diventati jihadisti per necessità. Hanno capito tutto le decine di migliaia di profughi che scappano dalle zone liberate, sopravvissuti al massacro che non credono alle ciucche parolaie del nuovo emiro e ne prevedono le fameliche patologie. Avevamo appena iniziato, in Europa e nei paesi arabi, a trovare Bashar al-Assad accettabile e già lo abbandoniamo. Perché ha perso: dai, un tiranno che non ha capito niente, ha mandato a casa i soldati sicuro di aver vinto come Mussolini che in piena guerra pensando che la Germania avesse vinto spedì mezzo esercito a completare la vendemmia. Adesso dobbiamo fare i conti con un jihadista che sarebbe stato convertito da Erdogan, che avrebbe barattato il fascismo verde con la rivoluzione libertaria. Maometto profetizzava che i musulmani si sarebbero divisi in settantadue sette, di cui settantuno avrebbero seguito una dottrina sbagliata e sarebbero finite all’inferno. Una sola avrebbe imboccato la retta via. Al-Joulani: l’ultimo arrivato nella lunga lista di coloro che sono certi di guidare la settantaduesima setta.

Domenico Quirico, La Stampa (7/12/2024)

Canzone del giorno: Come See About Me (2011) - Tedeschi Trucks Band
Clicca e ascoltaCome See....

martedì 10 dicembre 2024

Le paure

Le paure esistono per essere sopportate. Nessun uomo è coraggioso, se non sa avere paura.

Anthony Clifford  Grayling, Il significato delle cose (2001)



Canzone del giorno: Paura (2021) - Mannarino
Clicca e ascoltaPaura....

sabato 7 dicembre 2024

Le lauree facili

Le università online nascono nel 2003, quando il governo Berlusconi II con un decreto consente di svolgere in presenza solo gli esami di profitto e la discussione della tesi. In meno di tre anni fioriscono ben 11 atenei, e vengono tutti abilitati a rilasciare titoli equivalenti a quelli delle università tradizionali. Nel 2006 il governo Prodi II mette un freno, e con un altro decreto legge (art.2 c.148 DL n. 262) blocca la nascita di nuovi istituti online. Dal 2019, su parere favorevole del Consiglio di Stato, queste università possono acquisire la forma di società di capitale, diventando così delle vere e proprie imprese. Il modello è importato dagli Stati Uniti dove, secondo il National Centre for Education Statistics, 3.894 college offrono programmi completamente a distanza. La differenza rispetto all’Italia sta nel fatto che la laurea non ha nessun valore legale: a contare non è il titolo in sé, ma «quale» università ti ha conferito quel titolo. Nella Ue l’Italia è il Paese che ha il numero più alto di atenei online e tutti privati. Si avvicina solo la Spagna con 6 università e oltre 300 mila studenti, perché serve una enorme utenza sudamericana. In Germania la didattica online è invece dominata dalla Fernuniversität di Hagen, istituto pubblico con oltre 70 mila studenti. Secondo il portale Statista il giro d’affari nella Ue quest’anno raggiungerà 3,8 miliardi di euro, di cui 850 milioni solo nel nostro Paese. Vediamo allora come funzionano questi 11 atenei, come preparano, chi li valuta (visto che il titolo vale tanto quanto quello di una università in presenza) e chi sono i proprietari. Escluse le facoltà che prevedono attività obbligatoria in presenza come medicina, veterinaria e scienze della formazione primaria, con le telematiche ci si può laureare in tutte le discipline. Pensate per aiutare chi lavora a conseguire un titolo, in realtà oggi quasi uno studente su quattro è under 23. Ma perché attraggono tanti giovani? I motivi principali sono due: 1) Le rette vanno dai 1.200 ai 5.900 euro all’anno: non ci sono test di ingresso e gli appelli sono numerosi e flessibili. Quindi più accessibile e più economica per chi vive lontano dalle città con sedi universitarie. 2) Alle telematiche è più facile laurearsi velocemente. Il 44,8% ottiene la laurea breve in tre anni, contro il 37,8% dei laureati negli atenei tradizionali. Nel 2022 le università telematiche hanno organizzato 149 corsi di laurea: la maggior parte in discipline economico-giuridiche e sociali, e artistico-letterarie. Riscuote particolare successo «scienze motorie», con oltre 28 mila studenti, cioè il 44% degli iscritti a questa facoltà in Italia. Al San Raffaele di Roma va forte la laurea magistrale in «nutrizione umana»: attira il 42% delle iscrizioni. […] Multiversity Spa, di proprietà del fondo britannico CVC Capital Partners con sede legale in Lussemburgo, ingloba Pegaso, la San Raffaele (fondata dal re delle cliniche Antonio Angelucci e poi venduta) e Mercatorum. Il presidente è l’ex presidente della Camera Luciano Violante. Nel comitato consultivo troviamo l’ex viceministra degli Esteri Marta Dassù, l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni de Gennaro, l’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, e l’ex procuratore generale della Corte di Cassazione Giovanni Salvi. Pegaso è tra gli atenei che per tutto l’anno accademico 2023-24 hanno effettuato esami online, non previsti dalla legge e in violazione delle linee guida del Mur. La e-Campus ha la sede centrale a Novedrate (CO) ed è stata lanciata dall’imprenditore Francesco Polidori, già fondatore del gruppo Cepu. Polidori ha recentemente patteggiato 3 anni per bancarotta fraudolenta. Nel 2023 l’imprenditore ha finanziato la Lega di Salvini: 10 mila euro a titolo personale, 30 mila euro attraverso l’Università e-Campus dove fino al 2022 il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara era inquadrato come «presidente dell’Osservatorio inter-ateneo per la ricerca». La Niccolò Cusano ha sede a Roma ed è stata fondata da Stefano Bandecchi, oggi sindaco di Terni. Bandecchi tramite l’università telematica e un’altra sua srl, «Società delle scienze umane», in passato ha finanziato con 385 mila euro Forza Italia, Impegno Civico e Alternativa popolare (partito di cui è Coordinatore nazionale e con cui si è candidato alle ultime elezioni europee). La Unicusano è finita sotto inchiesta per evasione fiscale e ha subito due sequestri preventivi tra il 2023 e il 2024 per un ammontare di 22,8 milioni di euro. Il fondatore e i suoi soci sono accusati di aver usato i proventi delle rette universitarie per svolgere attività commerciali e per coprire spese personali, tra cui l’acquisto di una Ferrari e una Rolls Royce Phantom. L’Unicusano conta tra i suoi laureati illustri il ministro Francesco Lollobrigida e l’ex europarlamentare della Lega Angelo Ciocca (famoso per aver sventolato il cappio davanti alla presidente della Bce Lagarde). […] Riassumendo: 1) risparmiando su stipendi e numero di docenti gli atenei online fanno concorrenza sleale agli atenei tradizionali, contribuendo all’abbassamento generale della qualità dell’insegnamento; 2) il rapporto opaco con la politica mina credibilità e trasparenza.

Milena Gabanelli e Francesco Tortora, corriere.it (24/10/2024)

Canzone del giorno: I'd Like to Know (1995) - Supergrass
Clicca e ascoltaI'd Like....

mercoledì 4 dicembre 2024

Frantumi

«La rete sembra mandare in frantumi la mia capacità di concentrazione e contemplazione. Che sia online o no, ora la mia mente si aspetta di ottenere le informazioni nel modo caratteristico della Rete: come flusso di particelle in rapido movimento. Un tempo ero un subacqueo nel mare delle parole. Ora sfreccio sulla superficie come un ragazzino in una moto d’acqua».

Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello (2010)


Canzone del giorno: Shattered (1978) - Rolling Stones
Clicca e ascoltaShattered....

lunedì 2 dicembre 2024

Tradizione




















Canzone del giorno: Bless Yourself (2024) - Jack White
Clicca e ascoltaBless Yourself....

domenica 1 dicembre 2024

Playlist Novembre 2024

      1.      Rush, Tears – (2112 – 1976) – Valencia

2.      Ten Years After, The Sun Still Burns Away – (Cricklewood Green – 1970) – Gota Frìa

3.      Thousand Foot Krutch, Born This Way – (Oxygen: Inhale – 2014) – Mosaico americano

4.      Daniel Johnston, Dream Scream – (Rejected Unknown – 2001) – Senza freni

5.      Tommaso Paradiso, Viaggio intorno al sole – (Sensazione stupenda – 2023) – Altri programmi

6.      The Weeknd, Secrets – (Starboy – 2016) – Lotta per il segreto

7.      Iron Maiden, The Prinoner – (The Number of The Beast – 1982) – Intrappolato

8.      Riccardo Cocciante, Era già tutto previsto – (L’alba – 1975) – Parthenope

9.      Linkin Park, Overflow – (From Zero – 2024) – Supportare, sopportare

10.   Alison Moyet, Filigree – (The Minutes – 2013) – Quale arte?

11.   Carmen Consoli, La signora del quinto piano – (L’abitudine di tornare – 2015) – Rosso sbiadito

12.   ZZ Top, Ten Dollar Man – (Tejas – 1977) – Dominio

13.   Fabrizio De André - PFM, Il pescatore – (Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM -1979) – PFM canta De André