Claudio Gentile, cosa significa la maglia azzurra tanto sbiadita?
«Mi fa male: è come se le continue sconfitte della Nazionale
avessero cancellato anche un po’ di quello che conquistammo noi. Una macchia
per tutti».
Perché è successo?
«Siamo genitori e nonni di ragazzi troppo fragili, noi non
avevamo niente, loro hanno tutto, vogliono diventare Sinner, ma senza faticare
troppo. Io all’oratorio menavo e non ci stavo a perdere, mai».
Come se ne esce?
«Cambiando un sistema dalla A alla Z, non solo qualche nome.
La Federcalcio è totalmente da ricostruire, bisogna ridare libertà agli
allenatori».
In che senso?
«Le squadre le fanno i procuratori, anche la Nazionale,
soprattutto la Nazionale. Quando allenavo la Under 21, vennero da me con una
borsa piena di denaro: è tuo, mi dissero, se convochi chi diciamo noi. Risposi
di andarsene subito, altrimenti avrei chiamato i carabinieri».
E come finì?
«Finì che mi fecero fuori. Se non sei un burattino non fai
parte del gioco, però questa storia deve cambiare». […] «Io vado spesso allo stadio a vedere il Como,
mi diverto, però in quella squadra non c’è l’ombra di un italiano. E allora mi
dico che così non va. Devono scrivere una norma che renda obbligatoria la
presenza di almeno quattro giocatori italiani nella formazione iniziale di ogni
club di serie A, ma io farei anche cinque. Mezza squadra, insomma. I talenti
potenziali ci sono, le rappresentative giovanili azzurre stanno facendo meglio
della Nazionale maggiore».
Intervista di Maurizio Crosetti a Claudio Gentile, Repubblica (4/4/2026)
