Volatilità, incertezza. Due parole che probabilmente ci accompagneranno nei prossimi mesi. Come ha avuto modo di scrivere Martin Wolf sul Financial Times, il costo economico dell'attacco al sistema di regole globali di Donald Trump non è stato sufficientemente tenuto in conto. La rinuncia dell'America, al ruolo di nazioneguida delle democrazie e del capitalismo costruito sulle regole, come appare al momento, può costare molto alla crescita globale. E per quanto alcune decisioni ci possano apparire giuste o sbagliate, con molto realismo dobbiamo trarne le conseguenze. La nuova stagione dei dazi inaugurata dall'amministrazione Trump si traduce in una sola parola che a volte si fa fatica persino a pronunciare: tasse. Possiamo anche continuare a chiamarli dazi, ma si tratta di tasse in più che qualcuno dovrà pagare. E chiunque sia questo qualcuno significherà drenare risorse che potevano utilmente finire in consumi o in investimenti. I concetti usati per difendere questa nuova stagione hanno poco a che vedere con l'economia. «L'Europa ci vuole fregare»; «non fermate i migranti» e via dicendo. Ma le motivazioni lasciano il tempo che trovano. A essere intaccato è il sistema di regole globali che aveva garantito negli ultimi anni la crescita. Purtroppo i tempi della politica e della geopolitica non sono quelli dell'economia. Reagire a dazi con contro-dazi sarebbe come alimentare un circuito vizioso del «tassa chiama tassa». L'unica reazione possibile dovrà essere la spinta a una sempre maggiore competitività. Delle imprese e dei sistemi nazionali. Molto potranno fare le aziende, e lo faranno certamente. Sarà necessario però che una nuova consapevolezza si diffonda tra i decisori politici ed economici italiani. Stiamo per entrare in una nuova emergenza. Le scelte che saranno fatte nei prossimi mesi andranno misurate con il metro della competitività. Non un euro dovrà essere sprecato. E tutte le decisioni che ostacoleranno l'intraprendere, il fare impresa, il mercato saranno solo un'ulteriore zeppa nel convoglio della crescita già sufficientemente rallentato dalla volatilità e dall'incertezza.
Daniele Manca, Corriere della Sera (10/3/2025)
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